Il Gelso Bianco, Morus alba, o Gelso comune o Moro Bianco, è un grande albero appartenente alla famiglia delle Moraceae, originario dell'Asia orientale, in particolare della Cina settentrionale dove sembra che fosse coltivato già 4000 anni a.C., secondo il naturalista e studioso di botanica americano Rutherford Platt.
Il nome di genere Morus deriva dal greco "moréa", che indica la pianta del Gelso (forse per il colore dei frutti della specie affine Morus nigra presente nel bacino del Mediterraneo).
Il nome di specie alba, deriva da "albus" (bianco) per il colore dei frutti.
Morus alba è una pianta commestibile, officinale, forestale, ed ha anche un uso artigianale.
Il Gelso bianco è un grande albero deciduo a crescita rapida, molto longevo, con radici vigorose, profonde ed espanse, di colore giallo-aranciato carico, abbastanza resistenti alla siccità moderata, ma non adatte a terreni molto secchi e aridi; è resistente al freddo intenso, fino anche a -15 gradi.
Per il suo apparato radicale forte e ramificato, che penetra in profondità ancorando il terreno, il Gelso bianco è utilizzato per frenare il dissesto idrogeologico, per stabilizzare i versanti e prevenire smottamenti e frane, e come pianta per la riforestazione di zone marginali.
Ha una chioma ampia e globosa, dai rami che possono divenire penduli; il tronco ha una corteccia grigia e liscia negli esemplari più giovani, che con l'avanzare dell'età della pianta diventa scura e rugosa.
E' capace di grande adattamento a svariate condizioni ambientali e a diversi tipi di terreni, anche calcarei, ma predilige terreni ben drenati e fertili, con esposizione preferibilmente in pieno sole o in mezz'ombra.
Allo stato naturale può diventare secolare, arrivando fino a 300 anni, e giungere a 20 metri di altezza con chioma che, se lasciata crescere liberamente specie come esemplare isolato, diviene molto ampia e arrotondata e richiede ampi spazi.
Nei viali dei parchi e nei giardini, dove è utilizzato come pianta ornamentale e da ombra, la sua altezza è mantenuta inferiore mediante una potatura moderata che ne mantenga una forma armoniosa.
Il legno del Gelso bianco, duro e resistente, trova applicazione in falegnameria, apprezzato perché molto versatile, per produrre attrezzi da lavoro, infissi, botti per il vino, e per lavori di intarsio, e buona legna da ardere.
I giovani rami forniscono pertiche flessibili e vimini per la lavorazione di cesti, e dalla corteccia dei rami si ricavano fibre somiglianti a quelle del
Lino.
Le foglie, caduche, sono di colore verde chiaro brillante e possono assumere diverse forme anche nello stesso esemplare, ma tipicamente hanno forma ovale o cuoriforme, con apice appuntito, bordo irregolarmente dentellato, a volte lobate, dal cromatismo autunnale giallo dorato molto ornamentale, prima che in inverno la pianta si spogli delle sue foglie essendo una pianta latifoglia decidua.
Il Gelso bianco produce frutti commestibili chiamati impropriamente More di Gelso (distinte dalle
More di Rovo), di colore bianco o appena rosato, succose, di sapore dolce delicato e poco acido (mentre nel Morus nigra, o Gelso nero, giunte a maturazione esse sono scure, quasi nere, dal dolce intenso, aromatico, e piuttosto acidule), che possono essere consumate fresche o essiccate, consumate come snack, aggiunte a
yogurt, o utilizzate per confezionare confetture, sciroppi, e dolci.
Le More di Gelso sono infruttescenze composte che costituiscono botanicamente un falso frutto (sorosio), somigliante a un piccolo
Lampone o a una Mora allungata di colore bianco, formata da diverse piccole drupe (drupeole), ciascuna delle quali racchiude al centro il vero frutto (nùcula), indeiscente, secco e legnoso contenente il seme, attorno al quale si sviluppa il perianzio polposo, cioè la parte esterna commestibile, succosa e dolce, formata dall'unione di numerose piccole sferule carnose, che attraggono gli uccelli che se ne cibano, disseminando poi i semi e moltiplicando perciò le possibilità riproduttive della pianta.
Il Morus alba fu introdotto in Europa con molta probabilità nel VI secolo a.C., sotto l'imperatore Giustiniano, quando sembra che alcuni monaci, secondo aneddoti che si tramandano, mediante una sorta di "spionaggio industriale" introdussero a Costantinopoli, nascondendole nelle cavità di bastoni cavi di
Bambù, il cosiddetto "seme del baco da seta" cioè le uova del Bombyx mori, insieme alla pianta, Il Gelso, che costituisce il loro esclusivo nutrimento, oltre alle conoscenze per attuare la sericoltura, aggirando in tal modo il monopolio della produzione Cinese e degli intermediari Persiani che ne controllavano l'esportazione imponendo tasse elevatissime ai Bizantini, rendendo la seta un prodotto di grandissimo lusso per Costantinopoli.
Col tempo si sviluppò in Europa l'industria della seta, e la coltura del Morus alba quasi soppiantò quella del Morus nigra, da lungo tempo già presente nelle aree mediterranee, perché meno adatto per l'allevamento del Bombyx mori e la sericoltura, per la qualità delle sue foglie, più ruvide e coriacee, e anche perché il Morus alba ha una crescita più rapida e produce una maggiore biomassa fogliare, che favorisce la bachicoltura intensiva.
Fu per sostenere l'industria della seta che si diffuse in seguito anche in Italia, nella coltura del Gelso, la pratica della capitozzatura, una prassi dannosa che consiste in una drastica potatura invernale delle branche principali della chioma, utile per stimolare la produzione di numerosi polloni e giovani rami e aumentare la produzione di molte foglie, che erano alla base della bachicoltura, ma che compromette la longevità delle piante.
L'allevamento del baco da seta e la produzione della seta, negli anni '50 in Italia ha subito un crollo per vari fattori, economici, sociali, strutturali, e per la scoperta delle fibre sintetiche e la concorrenza asiatica (Cina e India), rappresentando la fine di un'epoca che vedeva l'Italia come uno dei maggiori produttori mondiali di seta: nel dopoguerra la produzione superava le ventimila tonnellate di bozzoli all'anno.
Attualmente in Italia la gelsi-bachicoltura, specialmente nel Nord Italia (Veneto e Lombardia), mediante tecniche moderne di coltivazione del Morus alba che non prevedono la drastica capitozzatura, per non danneggiare la pianta e garantire foglie di qualità, sta vivendo una fase di ripresa innovativa della sericoltura, in forma rinnovata, etica e tecnologicamente avanzata, come nicchia sostenibile di eccellenza del Made in Italy ad alto valore aggiunto, che offre seta 100% italiana di pregio, tracciabile, molto richiesta nel settore tessile di alta qualità, e inoltre anche in quello biomedico e cosmetico, come vedremo.
La droga, cioè la parte di pianta contenente i principi attivi medicinali, è costituita da gemme, foglie, frutti, corteccia e radice, in sintesi la pianta in toto, con una sinergia che sfrutta i composti bioattivi contenuti in ogni parte.
Il Gelso bianco contiene
antocianosidi (nei frutti),
flavonoidi glucosidi (nelle foglie),
polifenoli come il resveratrolo, acidi organici,
vitamine (C, K, E, A),
aminoacidi,
sali minerali come
ferro,
potassio,
magnesio, tannini, sostanze antimicrobiche (nella radice), fibre, che nel complesso svolgono azioni
ipoglicemizzanti,
antiossidanti,
astringenti,
diaforetiche,
diuretiche,
ipotensive, antinfettive.
Il Morus alba è indicato per regolare il metabolismo degli zuccheri, supportare la salute cardiovascolare, proteggere la salute del fegato per le sue proprietà
epatoprotettive e stimolanti sulla produzione di
bile, che contribuiscono a migliorare la digestione dei grassi, normalizzare il
transito intestinale, anche per la ricchezza in fibre, e rinforzare il
sistema immunitario per la presenza della
vitamina C.
In particolare le foglie hanno proprietà anti-iperglicemiche per il contenuto dell'alcaloide 1-deossinojirimicina (1-DNJ), un inibitore dell'enzima alfa-glucosidasi, o maltasi, che scinde i carboidrati complessi in glucosio, favorendone l'assorbimento nel duodeno: l'1-DNJ, inibendo l'azione della maltasi, riduce i livelli di glucosio, contribuendo alla regolazione glicemica nel sangue, moderando l'
iperglicemia postprandiale, specie in presenza di
diabete di tipo 2.
Le foglie hanno inoltre proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, utili per proteggere l'organismo dallo
stress ossidativo e dalle infiammazioni, aiutano a migliorare il profilo lipidico e a proteggere il fegato, e a ridurre la
pressione arteriosa costituendo una protezione cardio-cerebro-vascolare.
Da alcuni recenti studi sembra che i polifenoli antiossidanti come le antocianine e i flavonoidi contenuti nel Gelso bianco, contrastando l'invecchiamento cellulare, possano ridurre la neuro-degenerazione, per l'azione antiossidante, antinfiammatoria e l'impatto sul metabolismo.
Le foglie possono essere utilizzate per preparare tisane utili per migliorare la digestione e regolare i livelli glicemici del sangue; assunte mediante preparati in capsule come integratori esercitano proprietà ipoglicemizzanti, diuretiche, antiossidanti e ipotensive.
Dalle foglie si può ricavare inoltre una tintura gialla per tingere le fibre tessili.
I frutti freschi di Gelso bianco contengono carboidrati,
proteine, fibre,
vitamina C,
calcio,
ferro, fornendo 43 kcal per 100 gr, perciò, dato il loro basso apporto calorico e un alto contenuto di fibre, sono indicati per favorire la funzionalità intestinale e per supportare una dieta ipocalorica volta a favorire la perdita di peso e il dimagrimento; per tale finalità si possono assumere i frutti al naturale, o essiccati, oppure gli integratori a base di estratti di Gelso bianco, prima dei pasti principali.
La corteccia delle radici di Morus alba è adoperata tradizionalmente nella Medicina Tradizionale Cinese per le proprietà
espettoranti e calmanti della tosse, per l'asma, per la febbre, la
cefalea e per l'azione antibatterica attribuita al composto "Kuwanon G", che mostra una spiccata attività antibatterica, antinfiammatoria, antiasmatica e ipotensiva.
Inoltre i "Mulberrosidi", composti polifenolici presenti nella corteccia della radice e nelle foglie del Morus alba, inibendo l'attività dell'enzima tirosinasi e la sintesi della melanina, possono essere utili nei disturbi cutanei che causano iper-pigmentazione, e con tale finalità sono utilizzati nei cosmetici come agenti anti-age e dermo-schiarenti; inoltre per la loro azione antiossidante agiscono anche come protezione contro lo stress ossidativo indotto dai raggi UV, aiutando a evitare il
foto-invecchiamento cutaneo.
Nella corteccia delle radici è presente il composto "Albanol A", che da studi in vitro sembrerebbe esercitare un'azione citotossica, inducente la morte di cellule tumorali, ma tali proprietà vanno ulteriormente verificate sull'uomo da ulteriori studi e sperimentazioni scientifiche.
Il Gelso bianco e il baco da seta rappresentano anche una importante risorsa in campo biomedico, per la produzione di due particolari proteine, la fibroina e la sericina, utilizzate, grazie alla loro elevata biocompatibilità, come impalcature cellulari per supportare la rigenerazione di cartilagini, ossa, vasi sanguigni e nervi.
Inoltre la seta rigenerata può inglobare farmaci per un rilascio controllato e mirato nel corpo, in particolare per trattamenti oncologici.
La fibroina della seta è utilizzata anche come materiale per suture; garze e medicazioni a base di seta, accelerano la guarigione delle ferite riducendo infezioni e
cicatrici.
Gelso bianco e baco da seta possono dunque costituire una base importante per le medicina degenerativa, la diagnostica e la
nutraceutica.
Integratori a base di Morus nigra non devono essere associati a terapie antidiabetiche e ipoglicemizzanti di sintesi, e ad anticoagulanti e antiaggreganti, per evitare interazioni. Inoltre, per mancanza di studi dedicati, sono sconsigliati in gravidanza e allattamento.