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Dalla Newsletter del Gennaio 2020
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CEFALEA: ALLEVIARE IL MAL DI TESTA CON RIMEDI ERBORISTICI NATURALI


Le cefalee
Il termine cefalea si riferisce ai dolori più o meno intensi che possono colpire la parte superiore del capo, localizzati precisamente al di sopra della linea immaginaria che va dall'occhio all'orecchio, con modalità e localizzazione che possono differire secondo le numerose tipologie di cefalea. Il cosiddetto "mal di testa" è da considerarsi una definizione più ampia, e si riferisce al dolore che può irradiare anche al di sotto di tale linea immaginaria, ad esempio alla mandibola, e talvolta coinvolgere anche il collo (zona cervicale) e le spalle. Tenendo conto di questa precisazione, seppure mal di testa e cefalea non siano esattamente sinonimi, generalmente le due definizioni nel linguaggio familiare sono usate indifferentemente.

La cefalea è un disturbo molto diffuso, a volte assai invalidante, che può impedire di svolgere le normali attività lavorative: si ritiene che oltre il 90% della popolazione ne faccia esperienza almeno una volta nel corso della vita.
Può presentarsi con una manifestazione sporadica che dura solo qualche ora, riferita dalla persona che ne è colpita come un cerchio doloroso intorno alla testa o un senso di oppressione al capo, come sintomo riferibile a una causa occasionale e ben definita, quale l'affaticamento agli occhi, un'esposizione prolungata a rumori intensi, o al sole, ovvero dopo un lavoro stressante, o lo studio che richieda particolare e continua concentrazione mentale, o dopo un pasto copioso che produca difficoltà digestive, o ancora durante un forte raffreddore o nel corso dell'influenza, o dopo l'abuso di alcolici.
In altre circostanze la cefalea si manifesta come un malanno recidivante e ricorrente, come nel caso in cui si soffra di sinusite, di ipertensione non controllata da adeguata terapia farmacologica, oppure la cefalea può essere associata alle variazioni ormonali femminili nel corso del ciclo mestruale, o manifestarsi dopo un incidente stradale con relativo "colpo di frusta cervicale", ovvero causato da anemia che può comportare una minore ossigenazione cerebrale, da emozioni intense, intolleranze alimentari, consumo di determinati alimenti, come cioccolato, frutta a guscio, alcuni formaggi, il glutammato contenuto in salse di Soia o dadi da brodo, anche se la reazione a certi cibi è sempre molto soggettiva, e può esacerbare un problema già preesistente, pur non essendone la reale causa.

In base a quanto esposto si possono distinguere due tipi principali di cefalee:

- le cefalee primarie, che non riconoscono alla base alcuna patologia e sono considerate una vera malattia indipendente, che si diagnostica quando dalle indagini strumentali non emerge una causa organica. Solitamente sono in relazione a fattori ambientali, ormonali, scorrette abitudini di vita, eccesso di stress, errate posture, modificazioni del ritmo circadiano sonno-veglia, o al digiuno prolungato, a forti sbalzi climatici, l'essere fumatori, ecc.

- le cefalee secondarie, che rappresentano un sintomo aspecifico di altre patologie e perciò riferibili a cause disparate come malformazioni vascolari, nevriti e nevralgie, infiammazioni dell'encefalo e/o della colonna cervicale, infezioni faringee, otiti, alterazioni dell'occlusione dentale, l'ipertensione arteriosa, il glaucoma, l'alterazione dei valori glicemici, l'abuso di alcolici, la caffeina consumata in eccesso, oppure la sua astinenza in soggetti che la consumano abitualmente, e ancora alcuni farmaci, specie alcuni analgesici e vasodilatatori. Talora, e per fortuna più raramente, le cause della cefalea secondaria possono essere anche molto gravi, come la presenza di tumori, o essere i prodromi di ictus ischemico o emorragico, e ovviamente richiedono rapide e approfondite indagini diagnostiche, che ne identifichino la causa e mettano in atto celermente le cure del caso.

In questa sede ci occuperemo in particolare delle cefalee primarie, che costituiscono la forma più frequente del cosiddetto mal di testa e che a loro volta si possono differenziare in tre tipi principali: emicrania, cefalea tensiva (o muscolo-tensiva), cefalea a grappolo.

Emicrania
La più importante e comune cefalea primaria è l'emicrania, definita anche "anteriore" per la sede del dolore: è una cefalea vasomotoria in cui sono coinvolti i grandi vasi sanguigni che irrorano le strutture cerebrali, i quali si dilatano premendo sulle strutture adiacenti, o si restringono riducendo il flusso sanguigno e l'ossigenazione delle aree circostanti: sia la vasodilatazione che la vasocostrizione sono alla base dell'emicrania, ma non è ancora appurato con certezza se esse siano una causa o un effetto.
L'emicrania, come dice il termine, colpisce solo metà della testa (dal greco emi = mezzo, e cranìon = cranio) e colpisce circa il 10% della popolazione con una prevalenza nel sesso femminile (70%) con un esordio frequente in età puberale, e questo fatto ci può indirizzare su una delle cause che scatenano l'emicrania, cioè l'attività ormonale: l'organismo femminile è infatti soggetto a fluttuazioni ormonali correlate al ciclo mestruale, all'uso di anticoncezionali (farmaci estroprogestinici), e alla menopausa.
Un fattore che può intervenire scatenando o aggravando l'emicrania è lo stress, se eccessivo e reiterato; l'attacco emicranico può essere correlato inoltre all'insonnia prolungata, a un lungo digiuno che alteri i livelli ematici del glucosio, all'assunzione di farmaci vasodilatatori, all'abuso di Caffè e bevande ricche di caffeina o la loro improvvisa astinenza (piccole dosi al contrario ne riducono l'intensità).
Il dolore tipico dell'emicrania si manifesta con crisi violente, è in prevalenza pulsante, con intensità variabile da media fino a grave, a localizzazione fronto-orbitaria o temporale; può iniziare lentamente su un lato del capo, fronte e tempie, aumentare di intensità fino a diventare molto forte tanto da impedire le normali attività quotidiane e la vita di relazione; può manifestarsi con frequenza variabile da alcune volte all'anno, fino a diversi attacchi settimanali, e può durare alcune ore o, nei casi più gravi, fino a due o tre giorni.
L'emicrania si può manifestare subito in fase acuta, con dolore intenso e senza prodromi; oppure si annuncia con segnali anticipatori specifici, reversibili, che precedono l'attacco acuto da 10-15 minuti fino a 30-60 minuti, e talvolta lo accompagnano: disturbi visivi come macchie o scintillii, lieve abbagliamento, annebbiamento della vista, riduzioni limitate del campo visivo, oppure parestesie come formicolii a livello di metà volto, intorpidimento di una sola estremità, ad esempio una mano, o di più arti, con un loro indebolimento passeggero, o ancora con difficoltà di espressione del linguaggio, o con rigidità di collo e spalle. Nel primo caso, quando l'emicrania non dà segnali premonitori, è definita emicrania senza aura, nel secondo caso emicrania con aura.
Oltre al dolore, durante la fase acuta sono spesso presenti fenomeni neurovegetativi, vascolari, digestivi, come ipersensibilità e insofferenza alla luce (fotofobia), ai suoni, agli odori, a volte con un aumento della sudorazione e pallore del volto, talora brividi, nausea e anche vomito. Il movimento e le abituali attività accentuano il problema, con tendenza al peggioramento dei sintomi; il soggetto emicranico si sente fiacco e in una fase di acuta prostrazione, e per questi motivi tende ad isolarsi in un luogo buio e silenzioso, in una posizione di perfetta immobilità e riposo.
L'emicrania interessa tutte le età, può esordire in età scolare, riconosce una maggiore predisposizione femminile e talvolta ha carattere familiare. Quando gli attacchi emicranici si manifestano con regolare frequenza per circa metà mese e per almeno tre mesi, l'emicrania si può definire cronica.

Cefalea muscolotensiva
La cefalea muscolo-tensiva è la più comune e probabilmente la meno invalidante delle cefalee, è caratterizzata da dolore bilaterale non troppo intenso di tipo oppressivo, frontale o più spesso occipitale (è detta anche cefalea nucale o posteriore), o di tutto il capo, a carattere gravativo descritto come un senso di peso doloroso, come avere un "cerchio alla testa" o un casco che la comprime.
Può migliorare con l'attività fisica e l'assunzione di posture corrette, poiché sembra annoverare fra le cause scatenanti, ancora non del tutto conosciute, la vita frenetica, i ritmi di lavoro logoranti che sfociano in un accumulo di stress e la tensione muscolare conseguente a situazioni ansiogene, che causano una perdurante e involontaria contrazione della muscolatura delle spalle, del collo, e persino del viso, o in relazione a mutamenti atmosferici, clima freddo-umido, traumi cervicali ("colpo di frusta").
La cefalea muscolo-tensiva anche in questo caso si manifesta con maggiore frequenza nella donna e in generale è associata alla postura scorretta, ingobbita, che si assume ad esempio durante lo studio, il lavoro alla scrivania e al computer; essa causa un maggiore irrigidimento della muscolatura del collo e delle spalle, spesso anche l'abitudine di "serrare la mandibola", che a lungo andare provoca tensioni muscolari anomale che sfociano nella manifestazione dolorosa.
Alcuni autori considerano la cefalea tensiva come un disturbo psicosomatico associato alla depressione, o a periodi di debilitazione psicofisica, la quale, per una alterazione nei livelli delle sostanze chimiche cerebrali, come una diminuzione delle endorfine, i neurotrasmettitori prodotti dal cervello dotati di una potente attività analgesica naturale e perciò definite "morfine endogene", induce nel soggetto colpito una "soglia del dolore" (minima intensità alla quale uno stimolo è percepito come doloroso, estremamente soggettiva e variabile anche nello stesso individuo) più bassa rispetto a quella media della popolazione.
La cefalea tensiva può essere episodica, o manifestarsi con frequenza per molti giorni al mese, e in tal caso è definita cefalea cronica.

Cefalea a grappolo
Anche la cefalea a grappolo è una cefalea primaria, cioè non causata da altra patologia; è la forma più grave di mal di testa, ma fortunatamente non è molto frequente, mostra una presenza maggiore nella popolazione maschile con una incidenza inferiore allo 0,5%, mentre è inferiore allo 0,1% in quella femminile; tuttavia la frequenza dell'incidenza nelle donne sembra stia aumentando in relazione alle mutate condizioni di vita e di lavoro, sempre più equiparabili a quelle maschili.
Essere fumatori sembrerebbe costituire un rischio maggiore di incorrere in questa patologia, le cui cause non sono ancora state chiaramente individuate, ma sembrerebbero correlate all'attività di una zona del cervello, chiamata ipotalamo, in cui risiede l'orologio biologico dell'organismo, deputato al controllo dei ritmi circadiani, come il ritmo sonno-veglia, e inoltre si ritiene che la predisposizione genetica svolga un ruolo rilevante nella sua comparsa, dal momento che può colpire più membri di una stessa famiglia.
La caratteristica sostanziale di questa patologia è la comparsa di dolori lancinanti, brucianti, di forte intensità su un solo lato del capo, in particolare la zona intorno all'occhio e alla tempia, ma talora si estendono fino al viso, spesso accompagnati da altri sintomi spiacevoli, con attacchi ripetuti, riuniti appunto "a grappolo", della durata da 15 minuti a 3 ore, che si possono riproporre fino a 8 volte al giorno e ripetersi per diverse settimane, detti "periodi attivi", alternati a " periodi di remissione" della durata di mesi, a volte anche anni.
Pur potendosi manifestare ad ogni età, solitamente il suo esordio avviene dopo i 20 anni, con crisi piuttosto invalidanti ad andamento ciclico che possono riproporsi ogni anno e per molti anni, a volte per tutta la vita, anche se talvolta tendono a ridursi nel tempo.
La gravità di questo tipo di cefalea richiede un approccio sistematico col proprio medico curante, che individuerà la terapia più adatta ad ogni specifico caso.

Partenio
Partenio
Per il trattamento dell'emicrania e della cefalea tensiva, oltre ovviamente alle raccomandazioni e alle eventuali prescrizioni del proprio medico curante, si può intervenire con integratori fitoterapici da utilizzare sia per prevenire o limitare gli attacchi di cefalea, sia come coadiuvanti di altre eventuali terapie.
Fra le piante utilizzate in fitoterapia si sono dimostrate particolarmente efficaci e specifiche il Partenio e lo Zenzero, i cui estratti, anche in associazione alla Melissa e all'Agnocasto, svolgono un'azione rilassante sulle tensioni localizzate, diminuendo il dolore, intervenendo sull'eccessivo rilascio di serotonina che provoca un abbassamento della soglia del dolore e uno stato di tensione fisica e nervosa che è alla base dell'insorgere di questo disturbo.
L'Agnocasto influisce positivamente anche sulle cefalee originate da alterazioni ormonali, tipiche ad esempio del periodo mestruale, riducendo il senso di malessere e la sofferenza.
Il Partenio è utilizzato da secoli per le sue spiccate proprietà antinfiammatorie e analgesiche, utili per gli stati tensivi occasionali, come quelli localizzati a livello di testa (cefalea muscolo-tensiva, emicrania) e collo (cervicalgia), e inoltre, insieme alla Calendula, per favorire lo stato di benessere nei giorni che precedono o accompagnano il ciclo mestruale (cefalea mestruale, sindrome premestruale con cefalea), o in caso di assunzione di contraccettivi orali (pillola anticoncezionale).

Possiedono un'azione antinfiammatoria anche l'Artiglio del diavolo (Arpagofito) e la Boswellia, mediante l'inibizione della produzione di sostanze endogene che favoriscono i processi infiammatori (leucotrieni), mentre l'olio di Pepe nero svolge un effetto antinfiammatorio e antidolorifico per il contenuto del terpene non cannabinoide beta-cariofillene, il quale, come altri terpeni puri di grado alimentare contenuti in numerose altre piante officinali di uso comune come Luppolo, Rosmarino, Basilico, Garofano chiodi, Achillea, ecc. riduce la produzione di citochine proinfiammatorie e attiva selettivamente e direttamente i naturali recettori cannabinoidi, senza tuttavia avere effetti psicoattivi, aiutando a prevenire e contrastare l'emicrania e la cefalea.

Curcuma
Curcuma
Anche la Curcuma, con i suoi principi attivi denominati curcuminoidi, dei quali il principale è la curcumina, è in grado di inibire l'attività del principale "interruttore" che scatena il processo infiammatorio, oltre a svolgere un'attività antiossidante contro i radicali liberi.
Lo Zenzero, che contiene i principi attivi denominati gingeroli e shogaoli, responsabili del sapore pungente e piccante, è particolarmente indicato nelle cefalee tensive, anche croniche perché causate da stress, tensione psicofisica, superlavoro, dolore reumatico, oppure dipendenti da difficoltà digestive anche precedute o accompagnate da nausea, reflusso gastroesofageo, meteorismo, stipsi.
In caso di difficoltà digestive è opportuno e appropriato assumere, in abbinamento allo Zenzero, piante tipicamente eupeptiche e stomachiche come Genziana, Carciofo, Tarassaco, Cardo mariano, Rabarbaro, Cicoria, Maggiorana, anche associati a piante carminative come Finocchio, Anice verde, Cardamomo, Cumino, che influiscono beneficamente sulla cefalea digestiva migliorando la digestione e favorendo inoltre le funzioni intestinali.

Zenzero
Zenzero
La Melissa agisce riducendo ansia e stress, così come l'Escolzia, che dimostra in particolare un'azione anticefalalgica indicata per l'emicrania e la cefalea vasomotoria.
Il Ginkgo biloba esercita un'attività vasodilatatrice utile in caso di cefalea vasomotoria in cui avviene una anomala vasocostrizione delle strutture vascolari endocraniche che riducono l'ossigenazione cerebrale.
Al contrario la Caffeina, un alcaloide naturale contenuto nelle piante di , Caffè, Cacao, Tè Matcha, Cola, Guaranà, Matè, è spesso utilizzata come principio attivo complementare per la sua azione vasocostrittrice che interviene nella cefalea vasomotoria innescata da una vasodilatazione anormale, che si verifica nel circolo cerebrale e che causa una compressione sulle strutture adiacenti i vasi dilatati: entrambe queste azioni anomale possono determinare l'insorgere della cefalea.

Ginkgo biloba
Ginkgo biloba
Fra le piante che hanno rivelato un'azione anticefalalgica si può annoverare inoltre la Mirra, una gommoresina il cui effetto analgesico risiede nei furanodieni, i quali sembrano inibire il rilascio delle prostaglandine (mediatori flogistici), intervenendo con una interazione sui recettori oppioidi naturali del sistema nervoso centrale, svolgendo in modo naturale un effetto analgesico simile alla morfina, utile per le manifestazioni dolorose delle cefalee (ma anche nel dolore muscolare e articolare, nella lombosciatalgia, nella dolorabilità diffusa in presenza di febbre), e nella dismenorrea.
Anche la Damiana rafforza il sistema ormonale femminile, intervenendo positivamente in caso di dismenorrea e cefalea mestruale.
Zenzero e Mirra, per le loro proprietà antiemetiche e antinausea, possono giovare in particolare nelle forme di cefalea ed emicrania accompagnate da episodi di nausea e vomito.

Basilico santo
Basilico santo
Anche gli estratti di Basilico santo (Tulsi) e Salvia officinale svolgono un'azione antinfiammatoria per l'alto contenuto in acido rosmarinico, che modula e inibisce l'attività dei mediatori dei processi infiammatori e dei mediatori chimici del dolore, conseguendo un forte effetto analgesico, agendo inoltre come anti-stress negli stati di irritabilità e intolleranza ai fattori ambientali come luce, rumore, odori, ecc. che spesso si associano agli attacchi di cefalea.
La Griffonia è indicata per contrastare la cefalea mediante le elevate quantità di L-5-idrossitriptofano, precursore della serotonina, che riesce a superare la barriera emato-encefalica, contrariamente al triptofano esogeno di sintesi.

Anche trattamenti locali mediante massaggi delle zone soggette a contrattura, come il collo e le spalle, o sulle tempie nell'emicrania evitando di approssimarsi troppo agli occhi, con l'utilizzo di oli essenziali di Menta, Mirra, Cajeput, Pino silvestre, Incenso, Lavanda, Limone, Arancio, grazie alle loro proprietà miorilassanti e normalizzanti, possono essere utili come coadiuvanti nelle tensioni muscolo-scheletriche di capo, collo e spalle, che possono causare una cefalea muscolo-tensiva, favorendo il rilassamento muscolare e rilassando i muscoli contratti e affaticati.

Dott.ssa Marina Multineddu


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