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Ricino

Ricino

Il Ricino, Ricinus communis, unica specie del genere Ricinus, appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae e può presentarsi in forma erbacea, arbustiva, arborescente, annua o perenne, secondo le condizioni climatiche e pedologiche in cui vive. Nelle zone tropicali è pianta perenne ed arborea, mentre nelle zone temperate diventa erbacea ed annuale, pur vegetando e fruttificando molto bene, e portando a compimento il suo ciclo colturale. In Italia è perenne nelle regioni più meridionali e nelle isole, dove il clima è più caldo, e dove cresce anche allo stato spontaneo.
Il nome di genere, Ricinus, deriva dal nome latino di una specie di zecche, Ixodes ricinus, e fu attribuito a questa pianta da Linneo, per la somiglianza dei semi con questo parassita.
L'origine del Ricino è stata collocata nell'area Africana che si estende fra i due Tropici. La sua conoscenza è antichissima: questa pianta è citata da molti studiosi greci e latini dell'antichità, fra cui Plinio il Vecchio, che nella sua opera Naturalis Historia riferisce come il Ricino fosse oggetto di larga coltivazione presso gli Egizi, tanto è vero che furono rinvenuti semi di Ricino nei sarcofagi risalenti al 4000 a.C.
Tutte le parti della pianta del Ricino sono tossiche, in particolare i semi, per la presenza di una tossina molto pericolosa, la ricina, che non è però presente nell'olio, poiché nell'operazione di spremitura dei semi essa resta nel panello residuo, mentre nell'olio non ne rimane alcuna traccia.

Proprietà e Indicazioni
Anticamente era ben conosciuta la proprietà purgante dell'olio ricavato dai semi del Ricino, ma lo storico greco Erodoto ci riferisce che l'olio era utilizzato anche come combustibile per le lampade, oltre che come cosmetico per ungere il corpo. Nel Medio Evo l'olio di Ricino era conosciuto come "Oleum Christi", ed era impiegato prevalentemente per alcune affezioni cutanee.
Dopo un periodo di oblio, dal 1700 e fino all'attuale periodo, il Ricino è ancora largamente coltivato sia a scopo ornamentale, essendo una bellissima pianta, ma soprattutto per ricavarne l'olio dall'azione purgante e cosmetica, e per altri usi industriali, come lubrificante per motori ad alto numero di giri, come negli aerei o nelle macchine di Formula 1 o per i Rally.
Poiché l'azione purgante è molto violenta e provoca alterazioni delle pareti intestinali, fino all'erosione della mucosa, l'uso lassativo dell'olio di Ricino deve essere solo occasionale, e finalizzato a liberare l'intestino in occasione di interventi chirurgici, procedure radiologiche o, nella donna, in occasione del parto.
L'azione cosmetica dell'olio di Ricino è rivolta soprattutto alla bellezza dei capelli e delle ciglia, poiché esso ha una particolare affinità per la cheratina, la sostanza di natura proteica di cui sono costituiti i capelli, i peli, le ciglia, oltre allo strato corneo più superficiale della pelle.
L'olio di Ricino esercita sui capelli un'azione idratante, nutriente, emolliente, ristrutturante e rinforzante: per ottenere questi benefici sulla capigliatura sono consigliati impacchi tiepidi per 3-4 volte al mese in caso di capelli secchi, fragili, deboli, sfibrati; sui capelli normali, ma danneggiati, sfibrati e con doppie punte, è sufficiente effettuare 1-2 impacchi al mese. Anche i capelli grassi, se deboli e sfibrati da trattamenti aggressivi, trovano beneficio da un impacco periodico di olio di Ricino, che, nutrendo le ghiandole sebacee, contribuisce a normalizzarne la secrezione.
Per le ciglia, un antico ma sempre attuale ed efficace rimedio per rinforzarle, infoltirle e scurirle, è quello di stendervi un velo di olio di Ricino con uno spazzolino, prima di coricarsi, per diverse settimane.
Per tutti questi usi, l'olio deve essere di ottima qualità, di prima spremitura a freddo, di colore paglierino chiaro, con un'acidità che non superi l'1%, in modo da contenere tutte le sostanze benefiche, come acido palmitico, stearico, linoleico, linolenico, ricinoleico, indispensabili alla sua integralità.


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