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Dalla Newsletter
dell'Aprile 2007
FITOTERAPIA: PRECAUZIONI D'USO DELLE PIANTE OFFICINALI
Interferenze tra le piante officinali, interazioni tra piante e farmaci,
controindicazioni in presenza di alcune patologie
Sesta parte: Ginseng, Salvia, Partenio, Uncaria
Continuiamo l'excursus fra le piante officinali alla ricerca delle
precauzioni d'uso, delle eventuali controindicazioni e delle possibili
interazioni fra le piante stesse, o con i farmaci di sintesi. Questo
mese esamineremo il Ginseng,
la Salvia,
il Partenio
e l'Uncaria.
Ginseng
(Panax ginseng)
Il Ginseng è una pianta erbacea perenne con una radice a fittone di
colore che va dal giallo chiaro al bianco, la cui forma ricorda il
corpo umano: infatti il nome Ginseng deriva dal cinese "Jen-sen" =
"pianta-uomo". Il nome Panax deriva dal greco e significa rimedio
per tutte le malattie (Panacea era la dea greca capace di guarire
tutti i mali), e questo ci fa capire quale importanza avesse questa
pianta nell'antica medicina orientale, per la quale il Ginseng era
considerato un elisir di lunga vita.
La droga, ossia la parte di pianta che contiene i principi attivi
(ribadisco che l'accezione negativa del nome droga è nata solo in
tempi recenti) è costituita proprio dalla radice. Il Ginseng cresce
soprattutto in Corea e in Cina, ma il Ginseng coreano è considerato
il migliore del mondo per la sua ricchezza in principi attivi, costituiti
da diverse e numerose sostanze; fra queste le più caratterizzati sono
i ginsenosidi.
I moderni studi hanno confermato le proprietà attribuite al Ginseng
come energetico, rivitalizzante e tonico generale dell'organismo,
sia in senso fisico che psichico. Il Ginseng è considerato la pianta
adattogena per eccellenza: il termine adattogeno,
coniato da due medici russi, indica la capacità di una sostanza di
interagire con i processi fisiologici dell'organismo, in modo da mantenere
un equilibrio soddisfacente; questo comporta un aumento della resistenza
fisica contro gli stress ambientali e un incremento delle difese immunitarie,
che può aiutare anche a prevenire l'insorgenza di malattie. Ciò significa
che il Ginseng, per la sua attività immunomodulante
ed equilibrante, non è un rimedio contro particolari malattie, ma
agisce aumentando le capacità di difesa dell'organismo e riesce in
tal modo a ridurre la predisposizione alle malattie in genere. Sembra
che il meccanismo di questa azione equilibrante sia dovuta alla composizione
ormonosimile dei ginsenosidi, che andrebbero a costituire un serbatoio
di sostanze di base, cui il nostro organismo attinge per sintetizzare
quegli ormoni di cui abbia una momentanea carenza.
Ai ginsenosidi sono attribuite proprietà estrogeniche e afrodisiache,
utili anche come coadiuvanti in caso di impotenza di origine endocrina
e psichica, oltre ad agire sulla concentrazione di alcuni neurotrasmettitori,
che influenzano le facoltà mentali e comportamentali in senso positivo.
Il Ginseng quindi ha un effetto tonificante non solo fisico, in quanto
aumenta l'attività, la resistenza e le performance fisiche, come negli
atleti dei quali migliora le capacità di coordinazione neuro-motoria,
ma ha anche un'azione tonica sulla memoria, poiché aumenta le capacità
cognitive, il livello di vigilanza, la capacità di ritenzione mnemonica,
la fluidità nell'eloquio.
Il Ginseng è utile anche per riequilibrare una pressione arteriosa
troppo bassa, ad esempio in estate in cui il caldo può provocare una
vasodilatazione periferica, con conseguente calo pressorio. Ha inoltre
un'azione ipolipemizzante e ipoglicemizzante
(riduce i grassi e gli zuccheri nel sangue), antiossidante
contro i radicali
liberi, stimolante ed equilibrante della funzione cardiaca e circolatoria.
Non è un caso quindi che in oriente il Ginseng sia utilizzato, fin
da tempi remoti, per migliorare lo stato di salute e di benessere
soprattutto negli anziani, nei quali contribuisce a rallentare il
processo di invecchiamento, specie se precoce. Anche durante la menopausa
il Ginseng può migliorare il tono dell'umore e dare una sensazione
di benessere e di maggior energia, che si traduce in una vita più
attiva e piena.
Il Ginseng è utilizzato anche per uso esterno in preparati cosmetici
quali creme rivitalizzanti e antietà, per le sue proprietà tonificanti
e rassodanti della pelle, della quale migliora il microcircolo sottoepidermico.
Il dosaggio del Ginseng deve essere adattato alla singola persona,
poiché esiste una tollerabilità individuale correlata anche allo stato
fisico generale di ciascuno; inoltre è consigliabile effettuare periodi
di assunzione di uno-due mesi, alternati a periodi di sospensione.
Dosi eccessive di Ginseng possono provocare tachicardia (battito del
cuore accelerato), specie in soggetti più sensibili, per cui è importante
valutare il dosaggio e la durata dell'assunzione.
In soggetti predisposti potrebbe provocare nervosismo, agitazione,
insonnia, soprattutto se la somministrazione avviene la sera: l'orario
migliore per assumere il Ginseng infatti è il mattino e nel primo
pomeriggio, ma non deve essere mai somministrato la sera, a meno che
non si richieda specificamente un aumento della vigilanza e dell'energia
nelle ore serali o notturne, ad esempio in quelle persone che effettuano
turni di lavoro serali o notturni.
L'uso di Ginseng è precluso nell'infanzia e prima della pubertà, nelle
donne durante la gravidanza e l'allattamento, a chi abbia subito mastectomia,
e alle giovani donne che abbiano cicli mestruali molto abbondanti.
Sconsigliato anche ai diabetici per la possibile interferenza con
la terapia, che potrebbe venire alterata dalla leggera azione ipoglicemizzante
di questa pianta. Il Ginseng deve essere evitato anche in caso di
ipertensione non compensata dalla terapia farmacologica e in presenza
di patologie cardiache o vascolari.
Salvia
(Salvia officinalis)
La Salvia è un arbusto cespuglioso e sempreverde che cresce in tutto
il bacino del Mediterraneo, specie in luoghi aridi e calcarei. Le
foglie hanno un colore verde polveroso caratteristico, e tutta la
pianta sprigiona un forte odore canforato penetrante, dovuto all'olio
essenziale che la Salvia contiene.
La Salvia è utilizzata come pianta aromatica in cucina e, come spesso
accade in questi casi, ciò è giustificato non solo per il gustoso
aroma che conferisce ai cibi, ma anche da alcune sue proprietà officinali:
come vedremo infatti è molto utile per facilitare la digestione.
Le proprietà attribuite e riconosciute alla Salvia sono diverse. E'
un buon emmenagogo ormonale, poiché è capace di regolarizzare il flusso
mestruale e attenuare le eventuali manifestazioni dolorose; la sua
azione ormonale di tipo estrogenico è utile anche per contrastare
i disturbi della menopausa.
Ha proprietà antiidrotiche,
in quanto riduce l'eccessiva sudorazione di mani e ascelle, e può
giovare anche in caso di sudori notturni dei convalescenti; a questo
scopo viene utilizzata per fare bagni, maniluvi, pediluvi, a seconda
della necessità; ma anche l'uso interno sotto forma di tisana, di
tintura idroalcolica, o di olio essenziale (da utilizzare con cautela!
Ma di questo parleremo fra poco) è attivo contro l'eccessiva sudorazione
e il beneficio dato da alcune somministrazioni può durare anche qualche
giorno.
Un'altra azione riconosciuta alla Salvia è quella di bloccare la secrezione
lattea, azione che può essere utilizzata per svezzare i bimbi già
grandicelli che faticano a lasciare il seno materno, poiché se non
trovano più il latte è facile che si disaffezionino.
La Salvia ha proprietà ipoglicemizzanti,
antispasmodiche,
eupeptiche,
colagoghe
e coleretiche,
stimolanti generali, anticatarrali, e per questo è indicata come coadiuvante
in caso di diabete, digestione lenta, dispepsia atonica, senso di
astenia, catarri bronchiali.
Le sue proprietà antinfiammatorie ne fanno un ottimo rimedio come
astringente, antisettico e lenitivo per le infiammazioni delle gengive
e delle mucose di tutta la bocca, inclusa la lingua, e della gola;
a questo scopo viene utilizzata sotto forma di infusi o collutori
per sciacqui e gargarismi.
E' previsto anche un utilizzo cosmetico come dermopurificante, deodorante,
stimolante e rassodante, in preparazioni che vengono impiegate per
la cura della pelle e dei capelli grassi, per la pelle rilassata,
nell'igiene dentaria.
La tossicità della Salvia è da imputare soprattutto all'utilizzo improprio
del suo olio essenziale che, come d'altronde tutti gli oli essenziali,
va utilizzato con cautela, a dosi strettamente controllate e per periodi
brevi. Si conosce infatti una reazione da intossicazione neurotossica
acuta per alti dosaggi di olio essenziale; ma anche l'uso protratto
a dosi normali può dare luogo a manifestazioni neurotossiche. L'uso
dell'olio essenziale e degli estratti alcolici sono sconsigliati durante
la gravidanza e l'allattamento (in quest'ultimo caso anche per il
rischio di bloccare la lattazione). L'uso medicinale della Salvia
è sconsigliato anche in caso di insufficienza renale. La tossicità
della Salvia si può manifestare anche con l'uso di preparati ad uso
locale, come creme, oli da massaggio, per l'elevata lipofilia (affinità
con i grassi, nei quali si scioglie completamente) degli oli essenziali,
che vengono assorbiti attraverso la pelle o le mucose.
Partenio
(Tanacetum partenium)
Il Partenio è una pianta erbacea simile nell'aspetto alla comune Camomilla
e al Crisantemo, e come queste appartiene alle Compositae (o Asteracee),
famiglia di piante ricchissima di specie officinali. Botanicamente
il Partenio oggi è classificato come Tanacetum parthenium, ma è conosciuto
anche con il nome di Chrysanthemum parthenium.
Del Partenio abbiamo parlato nell'articolo del Febbraio
2006, ma riportiamo di seguito le caratteristiche più importanti.
L'utilizzo a scopo medicinale del Partenio è antichissimo. Questa
pianta era conosciuta ed utilizzata soprattutto per alleviare i dolori
mestruali, come rivela la sua etimologia: il nome della specie parthènion
deriva dal greco pàrthenos, che significa fanciulla, vergine. Ma già
nell'Inghilterra del XVII secolo c'era chi riconosceva alla pianta
una buona efficacia "per tutti i dolori del capo", anticipando i risultati
degli studi più recenti che dimostrano l'attività del Partenio contro
l'emicrania, ed evidenziano come il Partenio contribuisca a migliorare
la sindrome emicranica, anche se non la guarisce: infatti a fine trattamento
il problema si ripresenta. I benefici della pianta quindi necessitano
di un'assunzione costante, per cui si consiglia a chi soffre di emicrania
un uso preventivo per periodi abbastanza lunghi. Tuttavia, poiché
ancora non ci sono studi sufficienti sull'innocuità a lungo termine,
l'assunzione non può essere effettuata per un tempo indefinito, ma
è consigliabile effettuare dei cicli di assunzione intervallati da
sospensione del trattamento.
Recenti ricerche, per la maggior parte anglosassoni, hanno evidenziato
una notevole attività nei confronti delle emicranie definite vasomotorie,
nelle quali si ha un'alternanza di stimoli sui vasi sanguigni, che
determina una vasocostrizione e una successiva vasodilatazione. Questo
fenomeno provoca una deformazione delle pareti dei vasi stessi, che
vanno così a premere sulle terminazioni nervose vicine, innescando
il dolore.
Gli elementi della pianta che contengono i principi attivi sono le
parti aeree, in particolar modo le foglie. Le sostanze principali
contenute nel Partenio sono i Flavonoidi,
i Sesquiterpeni, i Polifenoli e fra questi il più importante per l'attività
medicinale della pianta è il Partenolide. Queste sostanze hanno la
capacità di ridurre la contrazione della muscolatura liscia e la sua
eccitabilità, spiegando perché la pianta agisca sia a livello dell'apparato
ginecologico, sia sui vasi sanguigni: infatti sia le pareti uterine
che quelle dei vasi sono formate da muscolatura liscia, che è proprio
quella che risponde all'azione di questa pianta. Sono quindi spiegati
e confermati sia l'utilizzo antico che quello più moderno del Partenio,
che è utile quindi sia per la dismenorrea
che contro l'emicrania.
Negli studi condotti sull'emicrania sono state evidenziate anche proprietà
ipotensive, antispasmodiche a livello del tratto digestivo, sempre
per l'azione del Partenio sulla muscolatura liscia. Si avrebbe anche
come conseguenza un blando effetto tranquillante che faciliterebbe
il sonno, se la pianta è assunta la sera. La sua azione antinfiammatoria
ha anche un buon effetto lenitivo a livello dei dolori articolari,
inclusi quelli derivanti dall'artrite reumatoide.
Per la sua azione emmenagoga ne è sconsigliato l'uso in gravidanza,
allattamento e nell'infanzia. Anche l'usanza di masticare le foglie
fresche è da sconsigliare, poiché può provocare ulcerazioni della
mucosa della bocca e irritazione gastrica; è necessaria cautela anche
in caso di gastrite, ulcera, colite ulcerosa, malattia di Crohn, e
durante terapie anticoagulanti. La somministrazione della pianta è
inoltre controindicata in quei soggetti che presentano allergie alle
piante della famiglia delle Asteracee. Si deve evitare anche la contemporanea
assunzione di Partenio in associazione a terapie antinfiammatorie
di sintesi.
Uncaria
(Uncaria tomentosa)
L'Uncaria è una liana che può raggiungere i 20 metri di lunghezza.
Cresce nelle zone più impervie della foresta Amazzonica, dove gli
indios peruviani la chiamano "uña de gato", cioè unghia di gatto,
alludendo con questo nome alle spine a forma di gancio che la pianta
produce per attaccarsi agli alberi, sui quali si appoggia per crescere
verso l'alto, alla ricerca della luce. La droga è rappresentata dalla
corteccia del fusto che i "curanderos" peruviani utilizzano ancora
oggi per curare le malattie degenerative di varia natura, come infiammazioni
e dolori osteoarticolari, per le ferite profonde, come antivirale
e nel periodo post-partum. I moderni studi hanno confermato le proprietà
antireumatiche, antinfiammatorie, cicatrizzanti, immunostimolanti
e antivirali dell'Uncaria, in particolare per l'apparato scheletrico,
essendo questa pianta attiva per contrastare il dolore provocato dai
reumatismi in genere e in particolare nell'artrite reumatoide. L'Uncaria
è quindi utilizzata in caso di malattie infiammatorie croniche come
le malattie reumatiche e articolari, per aumentare le difese immunitarie
e quindi come prevenzione contro le malattie infettive, specie se
di natura virale, come quelle a carico dell'apparato respiratorio.
L'uso dell'Uncaria è sconsigliato durante l'infanzia, la gravidanza
e l'allattamento, perché sembra che possa avere un'azione sulla muscolatura
uterina e sulla lattazione. Benché sia utilizzata contro l'artrite
reumatoide, l'Uncaria è sconsigliata per le altre malattie definite
autoimmuni, come la sclerosi multipla. Alti dosaggi potrebbero provocare
diarrea, anche se alle dosi normalmente consigliate la pianta è ben
tollerata e sicura.
Dott.ssa Marina Multineddu
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