 |
Dalla Newsletter
del Febbraio 2007
FITOTERAPIA: PRECAUZIONI D'USO DELLE PIANTE OFFICINALI
Interferenze tra le piante officinali, interazioni tra piante e farmaci,
controindicazioni in presenza di alcune patologie
Quarta parte: Liquirizia, Artiglio del diavolo, Iperico
Proseguiamo l'analisi delle piante officinali in relazione alle
precauzioni d'uso ed eventuali controindicazioni: questo mese ci soffermeremo
ad esaminare la Liquirizia,
l'Artiglio
del diavolo e l'Iperico.
Liquirizia
(Glycyrrhiza glabra)
La Liquirizia è una pianta erbacea perenne spontanea in Italia nelle
regioni meridionali, soprattutto nelle zone costiere. La droga (ricordo
che il termine droga si riferisce alle parti di pianta contenenti
i principi attivi; l'accezione negativa del termine è nata solo in
tempi recenti) è costituita dalla radice che contiene numerosi principi
attivi, il più importante dei quali è la glicirrizina, la cui concentrazione
è massima nella corteccia della stessa radice; infatti la radice mondata
ne perde fino al 30-40%.
La Liquirizia è conosciuta come aromatizzante ed addolcente, poiché
ha un potere dolcificante superiore di 50-60 volte rispetto al saccarosio
(lo zucchero comune): infatti è spesso utilizzata come correttivo
del sapore nell'industria alimentare, ma anche in erboristeria nella
composizione delle tisane, per nascondere il sapore non proprio gradevole
di alcune piante.
La Liquirizia è un valido aiuto come calmante della tosse per le sue
proprietà espettoranti
e secretolitiche delle secrezioni catarrali. Possiede inoltre proprietà
antispasmodiche,
antivirali e antimicrobiche, in virtù del suo contenuto in saponine
e isoflavonoidi.
Le principali proprietà medicinali attribuite alla Liquirizia riguardano
però il trattamento delle patologie a carico dello stomaco come gastrite
e ulcera, delle quali favorisce la cicatrizzazione, e il suo uso risulta
essere molto valido anche nella prevenzione. L'azione antinfiammatoria
e cicatrizzante della Liquirizia sulla mucosa gastrica è documentata
sia dal punto di vista soggettivo, con la remissione della sintomatologia,
che da quello oggettivo, con gli esami diagnostici. Apprezzabile è
anche l'uso nelle digestioni lente, nell'aerofagia,
nel meteorismo,
caratteristiche che, insieme alle proprietà antispasmodiche, ne fanno
un valido supporto alle droghe antrachinoniche, delle quali riduce
gli effetti collaterali, nelle tisane lassative.
La Liquirizia è adoperata anche per preparazioni ad uso esterno, in
preparati cosmetici destinati a risolvere o attenuare affezioni irritative
della pelle o delle mucose, come dermatiti,
eczema,
psoriasi,
o per pelli aride e sensibili, anche dei bambini, e nei prodotti lenitivi
doposole.
Le controindicazioni della Liquirizia sono correlate al meccanismo
di azione della glicirrizina, che agisce potenziando nell'organismo
la concentrazione degli ormoni steroidei endogeni, dei quali riduce
la degradazione. Un consumo eccessivo e prolungato di Liquirizia può
aumentare in particolare la concentrazione dell'ormone aldosterone,
causando iperaldosteronismo, che provoca ritenzione di acqua e di
sodio, perdita di potassio, con conseguente aumento della pressione
arteriosa e possibilità di formazione di edemi.
L'uso di Liquirizia, specie continuo o eccessivo, è quindi controindicato
in caso di ipertensione, nell'insufficienza renale, in gravidanza,
durante l'assunzione di farmaci corticoidi. E' consigliabile cautela
anche quando si assumano contraccettivi orali, o farmaci che favoriscono
la perdita di potassio, come i diuretici, dei quali potrebbe potenziare
l'azione.
L'assunzione di 10 grammi di radici di Liquirizia al giorno, pari
a circa 1 grammo di glicirrizina, se protratta a lungo, può portare
all'instaurarsi delle reazioni avverse appena descritte. In concomitanza
con trattamenti fitoterapici contenenti liquirizia, è consigliabile
assumere cibi ricchi di potassio, come banane, patate, albicocche
secche.
La Liquirizia deve essere utilizzata realizzando l'infuso
delle radici sminuzzate, evitando il decotto,
che farebbe passare nell'acqua un principio amaro.
Artiglio
del diavolo (Harpagophytum procumbens)
L'Artiglio del diavolo è una pianta erbacea originaria della Namibia,
il cui nome popolare fa riferimento alla forma dei frutti, che sono
provvisti di uncini, così come il nome del genere, Harpago, che in
greco significa "rampino".
Le popolazioni indigene utilizzano questa pianta come amaro-tonico
nei disturbi digestivi, e per favorire il parto, applicandola fresca
sull'addome. Gli studi di farmacologia su questa pianta, effettuati
già nel 1958, hanno messo in evidenza le sue proprietà antiartritiche
e antiartrosiche, proprietà confermate poi nei successivi studi del
1981. Anche studi clinici più recenti, del 1999, hanno riconosciuto
le proprietà antinfiammatorie, analgesiche,
antireumatiche dell'Artiglio del diavolo sull'apparato osteoarticolare.
Oggi questa pianta è principalmente utilizzata in caso di reumatismo
cronico, artrite reumatoide, osteoartrosi comunque localizzata (coxartrosi,
gonartrosi,
artrosi cervicale).
I migliori risultati si ottengono facendo uso della pianta "in toto",
piuttosto che del suo principio attivo fondamentale isolato, l'arpagoside,
per il reciproco potenziamento d'azione delle varie sostanze attive
contenute nella pianta, come avviene per la maggior parte delle piante
officinali.
Per
la sua azione amaro-tonica è consigliabile assumere l'Artiglio del
diavolo a stomaco pieno, se si hanno infiammazioni della mucosa dello
stomaco e, come tutti gli amari, va evitato in caso di ulcera. Altre
controindicazioni riguardano l'azione ossitocica (cioè che favorisce
le contrazioni uterine), che conferma l'uso popolare in caso di parti
difficoltosi, per cui è controindicato in gravidanza. La pianta deve
essere utilizzata con cautela in caso di assunzione di farmaci cortisonici
e antinfiammatori non steroidei (FANS), per un possibile aumento della
gastrolesività: meglio evitare l'assunzione contemporanea, riservando
l'uso dell'Artiglio del diavolo ai periodi di sospensione dei farmaci
antinfiammatori di sintesi. Raramente, in alcuni soggetti ipersensibili,
o a causa di dosaggio eccessivo, può dar luogo a diarrea. L'uso è
sconsigliato anche in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti.
In generale la possibile tossicità di questa pianta è considerata
molto bassa.
Iperico
(Hypericum perforatum)
L'Iperico, chiamato anche Erba di San Giovanni, è una pianta erbacea
assai diffusa nelle nostre campagne; le sue foglie presentano in controluce
numerose piccole chiazze traslucide, corrispondenti a ghiandole, che
le fanno sembrare attraversate da numerosi forellini, da cui il nome
perforatum.
L'Iperico è una pianta molto interessante e piuttosto importante nel
panorama fitoterapico, poiché possiede un fitocomplesso
ricco e composito, che giustifica le numerose proprietà medicinali
che le sono attribuite e riconosciute, sia per l'uso esterno che per
quello interno. I principi attivi caratterizzanti sono, fra gli altri,
l'ipericina, l'iperforina e i flavonoidi.
L'uso esterno prevede l'utilizzo come vulnerario per
piaghe da decubito non infette, ferite, ulcerazioni, bruciature,
eritemi da pannolino. E' interessante anche l'uso cosmetico, per la
sua azione protettrice utilizzata per i prodotti solari, poiché l'olio
di Iperico agisce come filtro verso i raggi solari, ed ha anche un'azione
vasoprotettrice che riduce il rischio di eritema, mentre l'ipericina
accelera la maturazione della melanina, facilitando quindi l'abbronzatura.
L'olio di Iperico è anche un valido antiarrossante per pelli delicate,
eudermico e tonificante per pelli senescenti; manifesta un'azione
anestetica locale, riduce le reazioni infiammatorie e favorisce la
riepitelizzazione dell'epidermide. All'iperforina sono riconosciute
proprietà antibatteriche e antifungine.
Ma è l'uso interno che ha suscitato in questi anni grande interesse,
per la valenza terapeutica manifestata dall'Iperico nelle forme depressive
di media e lieve entità, e nelle forme ansiose depressive. Il meccanismo
d'azione sarebbe da ricercare nell'attività dell'Iperico sui neurotrasmettitori,
attività che conferisce alla pianta proprietà ansiolitiche,
riequilibranti del tono dell'umore, antispasmodiche,
sedative
del sistema nervoso centrale, e soprattutto antidepressive.
Anche in questo caso, gli studi clinici effettuati dimostrano chiaramente
che l'azione della pianta "in toto" è di gran lunga superiore alla
somma delle azioni dei principi attivi isolati. L'Iperico trova quindi
un ideale campo di applicazione nel trattamento delle turbe depressive
moderate o lievi, nei disturbi dell'umore (anche del periodo premestruale),
nei disturbi ossessivo-compulsivi, nel trattamento delle paure infantili,
e dell'enuresi notturna dei bambini.
L'Iperico possiede anche un'attività antivirale, verso alcuni virus
in particolare, ed esercita anche un'azione coleretica
ed epatoprotettrice,
che può essere utilizzata nei disturbi epatici.
Un'altra attività interessante è quella legata alle proprietà cicatrizzanti
e lenitive dell'olio di Iperico, che può essere sfruttata nel trattamento
della gastrite e dell'ulcera gastrica (ricordiamo che all'iperforina
è riconosciuta anche un'attività antibatterica), attraverso l'ingestione
di due cucchiaini d'olio al giorno, lontano dai pasti, suddivisi in
due somministrazioni.
Gli studi più recenti hanno evidenziato che l'uso dell'Iperico non
comporta particolari reazioni avverse o effetti collaterali, ma il
suo utilizzo deve essere rigorosamente vietato in concomitanza con
l'uso dei farmaci antidepressivi di sintesi, per la possibile interferenza
con essi. Paradossalmente l'Iperico diminuisce la disponibilità di
detti farmaci, riducendone di fatto l'azione, anziché potenziarla,
come ci si aspetterebbe (mentre con altri farmaci, sempre antidepressivi,
l'azione è potenziata in modo incontrollabile). Questo avviene poiché
la pianta accelera l'attività di alcuni enzimi, che aumentano il metabolismo
e l'eliminazione di diversi farmaci da parte dell'organismo, rendendoli
di fatto meno attivi.
Anche la pillola anticoncezionale è da annoverare tra i farmaci la
cui disponibilità è alterata dall'Iperico, per cui è buona norma evitare
l'associazione, specie a dosaggi importanti, anche se in letteratura
non sono segnalati casi di gravidanze indesiderate, causate dall'assunzione
di Iperico contemporaneamente alla pillola anticoncezionale.
L'Iperico per uso interno può avere anche un'azione fotosensibilizzante,
per cui è buona norma evitare l'esposizione prolungata ai raggi solari,
specie in piena estate (o alle lampade abbronzanti), anche se si è
visto che la fotosensibilizzazione si manifesta a dosi molto più elevate
(30 volte) rispetto a quelle che sono normalmente utilizzate. Chi
ha la pelle molto chiara comunque deve osservare una certa prudenza.
Non vi sono sufficienti studi sull'uso dell'Iperico in gravidanza
e allattamento, per cui ne è sconsigliato l'uso, senza il consiglio
del medico.
Dott.ssa Marina Multineddu
|
 |