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Dalla Newsletter
dell'Ottobre 2006
FITOTERAPIA: PRECAUZIONI D'USO DELLE PIANTE OFFICINALI
Interferenze tra le piante officinali, interazioni tra piante e farmaci,
controindicazioni in presenza di alcune patologie.
Prima parte: Achillea, Aglio, Aloe, Frangula, Rabarbaro, Senna, Cascara
Affrontiamo questo mese un argomento che costituisce molto spesso
l'oggetto delle vostre richieste, quando ci scrivete per avere una
consulenza (che, vi ricordo, è assolutamente gratuita): le eventuali
controindicazioni che alcune erbe officinali possono avere nei confronti
del nostro organismo, specie in presenza di alcune particolari patologie,
le possibili interferenze tra piante officinali diverse, o tra le
erbe medicinali e i farmaci di sintesi, compresa la pillola anticoncezionale.
Voglio ricordare che i primi farmaci ideati dall'uomo per mantenere
la salute sono proprio quelli di origine vegetale, costituenti gli
apprezzati rimedi naturali della medicina popolare empirica, molti
dei quali hanno avuto la conferma della scienza alla luce dei moderni
studi sulla fitoterapia.
Le giuste conoscenze scientifiche per un uso razionale dei rimedi
fitoterapici sono indispensabili per un impiego corretto e consapevole
delle erbe officinali, conoscenze che costituiscono il necessario
bagaglio culturale del moderno erborista, preparato e aggiornato.
Molti ritengono che la fitoterapia sia assolutamente innocua, ma questo
non è sempre vero. Abbiamo infatti sottolineato che le erbe officinali
sono dei veri e propri farmaci naturali, poiché contengono delle molecole
che interagiscono con il nostro organismo, quando le utilizziamo sia
per uso interno che per uso esterno. E' pur vero che le piante officinali
sono molto più "maneggevoli" rispetto ai farmaci di sintesi, e che
raramente hanno gravi effetti collaterali indesiderati: questo avviene
perché le erbe medicinali contengono un complesso di numerosi principi
attivi, definito "totum vegetale", proprio a significare che tutte
le sostanze attive sono reciprocamente importanti, e che proprio dal
loro equilibrio dipende l'azione farmacologica di ogni pianta medicinale.
L'insieme dei principi attivi è definito fitocomplesso.
Esso ha un'importanza fondamentale per le proprietà terapeutiche di
ogni pianta medicinale: queste possono essere diverse da quelle di
uno o più dei suoi costituenti presi singolarmente, ed esprimono quindi
la risultante finale dell'interazione fra le loro singole proprietà.
Proprio il fatto che l'azione medicinale derivi da un mix di numerose
sostanze fa sì che le proprietà terapeutiche delle piante medicinali
siano in generale più delicate, in quanto l'azione di ogni molecola
è esaltata ma allo stesso tempo moderata dall'azione delle altre presenti
nel fitocomplesso. Questo può apparire una contraddizione, ma non
lo è: infatti in una pianta troviamo diverse molecole che agiscono
in sinergia fra loro, potenziandosi vicendevolmente, ma nello stesso
tempo ve ne sono altre che hanno un effetto tampone e mitigano gli
eventuali effetti nocivi.
Nel caso dei farmaci di sintesi invece, il concetto che regola la
farmacologia mette l'accento sul principio attivo isolato e sulle
sue potenzialità terapeutiche, ascrivibili quindi ad una sola molecola,
somministrata con l'aiuto di eccipienti inerti. Questo rende l'azione
del farmaco tradizionale molto più potente e veloce, ma ne esalta
anche gli effetti negativi, le controindicazioni e gli effetti collaterali,
quindi è bene ricorrere ad essi solo in caso di effettiva e inderogabile
necessità, che naturalmente deve essere valutata dal medico. E' bene
quindi, quando possibile, nelle patologie di lieve o media entità,
utilizzare la fitoterapia, che è il più delle volte priva di effetti
nocivi.
Nelle patologie più gravi è possibile talvolta affiancare alla terapia
farmacologica di sintesi anche la fitoterapia; ciò può consentire
di ridurre il dosaggio e la durata della somministrazione del farmaco,
e di ridurre al minimo gli effetti collaterali indesiderati.
La conoscenza della composizione qualitativa e quantitativa delle
piante officinali permette di indagarne anche i meccanismi di azione,
rendendo ancora più mirata e sicura la fitoterapia moderna.
Alla luce di queste considerazioni prendiamo ora in esame alcune piante
officinali, per metterne in evidenza le eventuali controindicazioni
e le precauzioni d'uso. Poiché la materia è molto vasta, dividerò
l'argomento in vari "capitoli", che saranno completati nel corso dei
prossimi mesi.
Achillea
(Achillea millefolium)
Questa pianta è tradizionalmente impiegata come amaro-tonico,
stomachico,
antispasmodico,
emmenagogo,
per la sua azione antiflogistica
e spasmolitica
sulla mucosa gastrica e intestinale, per la capacità di migliorare
la secrezione dei succhi gastrici e della bile, e come stimolante
delle mestruazioni, oltre che come calmante in quelle dolorose; da
non dimenticare l'uso esterno per le proprietà astringenti,
decongestionanti, analgesiche,
riepitelizzanti,
antiemorragiche,
che ne fanno un buon rimedio per uso locale in caso di emorroidi,
ragadi, ulcere e ferite torpide.
Poiché l'Achillea appartiene alla famiglia delle Asteracee, può provocare,
nei soggetti particolarmente sensibili o allergici alle piante di
questa famiglia, dermatite allergica.
Per quanto riguarda le possibili interazioni, bisogna porre attenzione
alla sua attività sulla coagulazione del sangue, in particolare per
le persone che assumono farmaci anticoagulanti, di cui potrebbe alterare
l'azione. In caso di uso per facilitare le mestruazioni, se assenti
per cause varie, l'uso dell'Achillea non pregiudica un'eventuale gravidanza
ignorata.
Aglio
(Allium sativum)
L'Aglio è dotato di numerose azioni medicamentose, prima fra tutte
l'azione ipotensiva
(abbassa la pressione sanguigna), ma esso possiede anche una discreta
azione coleretica,
colagoga
e stimolante la secrezione gastrica, oltre ad una valida attività
batteriostatica
e battericida
che si esplica a livello polmonare e cutaneo; è anche antiparassitario
(ossiuri) a livello intestinale, ha attività ipoglicemizzante,
antitrombotica e antiaggregante
piastrinica.
Proprio quest'ultima attività ne inibisce l'uso a persone in trattamento
con farmaci anticoagulanti, dei quali può potenziare l'azione, rendendo
non più gestibile il dosaggio del farmaco stesso. Poiché allunga il
tempo di coagulazione del sangue, è bene sospenderne l'uso alcuni
giorni prima di un intervento chirurgico.
L'Aglio inoltre può essere dannoso nelle persone con disturbi gastrici.
E' buona norma sospendere l'assunzione di Aglio anche durante la gravidanza
e l'allattamento.
Aloe
(Aloe ferox e Aloe barbadensis o Aloe vera)
Frangula
(Rhamnus frangula)
Rabarbaro
(Rheum officinale)
Senna
(Cassia angustifolia)
Cascara (Cascara sagrada)
Spino cervino (Rhamnus catharticus)
In questo contesto analizziamo insieme tutte queste specie, poiché
intendiamo riferirci al grande gruppo delle droghe antrachinoniche
(vi ricordo che tradizionalmente il termine "droga"
si riferisce alle parti di pianta contenenti i principi attivi che
esplicano l'azione terapeutica, mentre l'accezione negativa legata
a questo termine è nata solo in tempi moderni).
I
componenti principali delle droghe antrachinoniche sono sostanze derivate
dall'antracene, termine che ha dato loro il nome; essi sono responsabili
dell'azione lassativa e purgante di queste piante.
Il meccanismo di azione dei lassativi antrachinonici si esplica a
livello del colon (il grosso intestino chiamato intestino crasso),
con un'azione congestizia e irritante sulle terminazioni nervose delle
pareti intestinali, che provoca un aumento della peristalsi,
della produzione di muco, e diminuisce contemporaneamente il riassorbimento
di acqua. Questo meccanismo determina un aumento di volume del contenuto
intestinale, che causa una distensione della parete determinando come
conseguenza l'aumento della peristalsi, che produrrà così l'evacuazione.
Gli effetti lassativi si manifestano dopo 8-12 ore dall'assunzione,
che solitamente è consigliata la sera, prima di coricarsi, in modo
che l'effetto si manifesti al mattino, al risveglio. A seconda del
dosaggio utilizzato, si possono avere solo effetti lassativi, oppure
effetti più drastici purganti.
Vorrei aprire una breve parentesi per specificare, a proposito dell'Aloe
vera (Aloe barbadensis), che gli effetti lassativi sono determinati
solo dalle sostanze estratte dalla cuticola della foglia, mentre il
gel fogliare interno, utilizzato per produrre il succo di Aloe vera,
dalle numerose proprietà salutari (di cui si parla ampiamente nell'articolo
di dicembre 2002), non possiede alcun effetto lassativo, proprio
perché ricavato eliminando la cuticola esterna della foglia, contenente
aloina, la sostanza responsabile dell'azione lassativa. Perciò il
succo di Aloe privato dell'aloina, come pure il puro gel fogliare,
utilizzabile per uso esterno, NON esplicano effetti lassativi,
quindi NON hanno le controindicazioni che fra breve andremo
ad esporre; solo in caso di un'eventuale allergia alle Liliacee è
bene evitare l'uso del gel per uso locale.
L'azione
irritante tipica delle droghe antrachinoniche ne sconsiglia l'uso
in presenza di emorroidi, processi infiammatori a carico degli organi
del piccolo bacino come l'appendicite, diverticoli
intestinali, fistole perianali, durante le mestruazioni, specie se
si presentano dolorose, in pazienti portatori del morbo di Crohn o
di rettocolite ulcerosa, in età pediatrica, durante la gravidanza
e l'allattamento (passa nel latte materno). In tutti questi casi esistono
altri rimedi efficaci, ma più delicati sull'intestino e sull'intero
organismo.
Un uso troppo prolungato di lassativi antrachinonici provoca perdita
di potassio, fatto che deve essere tenuto presente quando si assumono
diuretici
o farmaci che regolano il ritmo cardiaco.
Bisogna anche tener presente che l'uso di alti dosaggi di antrachinoni
provoca una diminuzione del tempo di transito intestinale: questo
può ridurre l'assorbimento di farmaci, eventualmente assunti per via
orale (attenzione alla pillola anticoncezionale!). Il dosaggio quindi
deve essere il più basso possibile, tale da determinare una funzione
pressoché fisiologica, senza causare crampi e dolori addominali. E'
bene inoltre assumere i lassativi in momenti diversi rispetto ai farmaci,
per non interferire sul loro assorbimento e quindi sulla loro efficacia.
A
mio parere, è consigliabile non utilizzare le droghe antrachinoniche
da sole, ma è preferibile associarle ad altre piante officinali che
ne esaltino la funzione con meccanismi diversi, in modo da ridurre
al minimo il dosaggio necessario a produrre l'effetto desiderato.
Personalmente le accompagno a piante che producono mucillagini, e
ad altre che stimolano la funzione biliare del fegato, non dimenticando
di associare piante carminative,
per ridurre la produzione di gas intestinali e quindi il famigerato
e tanto diffuso gonfiore addominale. In questo modo si ottiene il
risultato voluto con un impiego minimo di droghe antrachinoniche,
evitando e allontanando nel tempo l'assuefazione e il conseguente
aumento del dosaggio, specie se si fa un uso saltuario di tisane lassative,
ad esempio un paio di volte la settimana, anche se costante nel tempo.
L'impiego prolungato di lassativi a contenuto antrachinonico può provocare
una pseudomelanosi del colon, per cui la mucosa intestinale assume
un colore bruno (dal greco melanos = nero, scuro), ma si è compreso
che questo fenomeno è reversibile con la sospensione dell'assunzione.
In definitiva, l'uso di queste piante lassative è utilissimo in caso
di stipsi, anche severa, ma esse non devono essere utilizzate continuativamente,
poiché possono provocare, col tempo, una certa assuefazione, che rende
necessario aumentare progressivamente il dosaggio. Meglio utilizzarle
saltuariamente e per brevi periodi, per superare momenti di disagio,
ma provvedere a modificare le abitudini errate, come un'alimentazione
povera di fibre e di un'adeguata quantità di liquidi, oltre ad una
vita troppo sedentaria.
Con questo gruppo terminiamo la prima puntata di questo ciclo dedicato
alle precauzioni legate all'utilizzo dei rimedi fitoterapici. Il mese
prossimo proseguiremo prendendo in esame un'altra serie di piante
officinali.
Dott.ssa Marina Multineddu
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