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Dalla Newsletter del Dicembre 2018
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LE MALATTIE AUTOIMMUNI: RIMEDI FITOTERAPICI DI SUPPORTO E PER IL RIEQUILIBRIO DEL SISTEMA IMMUNITARIO.


Malattie autoimmuni
Il sistema immunitario è un insieme di meccanismi difensivi messi in atto dall'organismo per combattere qualunque aggressione alla sua integrità, in grado perciò di individuare svariati agenti potenzialmente nocivi che possono attaccarlo divenendo possibili cause di malattie. Quando questo meccanismo, particolarmente complesso e articolato, che si sviluppa su vari livelli di specificità crescente e mirata, subisce un'alterazione, può andare incontro a un malfunzionamento che può generare una malattia autoimmune, la cui frequenza nella popolazione è solitamente prevalente nel sesso femminile.

Sono definite malattie autoimmuni alcune malattie di cui non si conosce con certezza l'eziologia (dal greco aitio = causa e logìa = studio) ovvero le cause specifiche, e per le quali si ipotizza un coinvolgimento del sistema immunitario il quale, solitamente deputato a difendere l'organismo dalle aggressioni provenienti dall'ambiente riconoscendo e rispettando le proprie cellule (self), al contrario attacca le cellule sane dello stesso organismo, considerandole non proprie (non self), e causando un'alterazione funzionale o anatomica dalle differenti caratteristiche a seconda della zona o dell'organo interessato, inducendo uno stato infiammatorio cronico.

Benché le cause siano sconosciute, fra le varie ipotesi formulate dagli studiosi e che sembra essere confermata da evidenze scientifiche, quella considerata più plausibile afferma che le malattie autoimmuni siano malattie multifattoriali e che nell'insorgere della patologia autoimmune giochino un ruolo determinante fattori predisponenti sia genetici che epigenetici (predisposizione familiare), i quali, in presenza di agenti scatenanti ambientali infettivi come virus, batteri, parassiti, o sostanze chimiche, farmaci, raggi UV, e in definitiva tutti gli eventuali fattori negativi presenti l'ecosistema che circonda l'uomo, una volta eliminato l'agente estraneo, favoriscono un'anomala reazione immunomediata che causa una risposta immunitaria abnorme, definita "cross-reazione" (reattività incrociata), verso i tessuti propri dell'organismo.

Eubiosi intestinale
Oltre a ciò, altre ipotesi sembrano confermare anche la relazione fra il microbiota intestinale e la sua disbiosi nel coinvolgimento di alcune patologie autoimmuni; sappiamo infatti che la flora batterica intestinale (o microbiota), nella sua totale integrità e fra le sue molteplici funzioni, è delegata anche a regolare i componenti del sistema immunitario sistemico, per cui la sua buona salute può contribuire a contrastare l'insorgenza delle malattie autoimmuni, in particolare quelle sistemiche.
Studi recenti hanno dimostrato che la disbiosi intestinale, producendo metaboliti tossici, svolge un'azione infiammatoria nei confronti della mucosa intestinale incrementandone la permeabilità; questo fatto causa l'aumento di citochine pro-infiammatorie (citochine = molecole rilasciate dalle cellule con effetti immunomodulanti di tipo sistemico, cruciali per lo sviluppo e il funzionamento delle risposte immunitarie sia innate che adattative, o acquisite) che riversandosi nel circolo ematico aumentano il rischio di incorrere in infiammazioni, anche in siti anatomici distanti, come articolazioni, ghiandole salivari, ecc.
Questo può significare che una eubiosi intestinale, cioè un equilibrio della flora batterica intestinale, può essere una strategia terapeutica sia per prevenire, ma anche per trattare, eventuali malattie autoimmuni, mediante una dieta adeguata personalizzata, e con l'incremento dell'assunzione di probiotici e prebiotici, che agiscano sul ripristino e il mantenimento di una eubiosi intestinale.

Nondimeno non si deve confondere la nozione di "risposta immunitaria" con il concetto di "malattia autoimmune", in quanto la prima è un fenomeno fisiologico naturale indispensabile per la difesa dell'organismo, che interviene per assolvere alle normali funzioni di difesa contro aggressioni esterne alla sua integrità, mentre la seconda è imputabile ad errori del sistema immunitario, che in alcuni casi è incapace di arrestare la reazione immunitaria avvenuta in seguito ad un processo infiammatorio o infettivo, ad esempio virale o batterico, reazione che invece prosegue con la produzione di anticorpi (autoanticorpi) contro i tessuti dell'organismo stesso.

Gli anticorpi possono essere paragonati a proiettili dotati di un peculiare condizionamento che li rende capaci di riconoscere, e quindi attaccare, un determinato bersaglio, che solitamente è considerato estraneo dall'organismo, come virus, batteri, funghi (miceti), ma anche strutture interne difettose come le proprie cellule "impazzite" (cellule tumorali) che causano degenerazioni neoplastiche. Al contrario, nel caso della malattia autoimmune, anticorpi "deviati" prodotti dal sistema immunitario scambiano parti dell'organismo stesso come agenti nocivi da combattere, e perciò gli anticorpi attaccano un tessuto o un organo come se fosse estraneo e quindi da aggredire.

Agaricus Blazei Murril
Agaricus Blazei Murril
La patogenesi, cioè il processo fisiopatologico attraverso cui si manifesta ogni malattia autoimmune, è peculiare di ciascuna, per cui si determinano svariati e differenti quadri clinici tipici per ognuna; infatti, non esiste una manifestazione clinica comune a tutte le malattie autoimmuni, ma i sintomi e le manifestazioni cliniche di ciascuna sono quelle peculiari della patologia.
Alcune malattie autoimmuni coinvolgono specificamente un singolo tipo di tessuto e sono circoscritte ad un organo (organo-specifiche), come ad esempio la tiroide nelle tiroiditi autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto o il morbo di Graves-Basedow, il pancreas nel diabete mellito di tipo 1, l'intestino nella rettocolite ulcerosa, la malattia di Crohn, e la celiachia, per la quale diversi fattori predispongono a disturbi e anomalie dell'intestino tenue.
In altri casi la malattia autoimmune non interessa uno specifico organo, ma diversi tessuti, divenendo sistemica, come l'artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico (LES), la sclerosi sistemica, ecc.

Un ulteriore problema, quando si presenta una malattia autoimmune, è che l'individuo che ne è colpito può svilupparne altre, perché un sistema immunitario "disorientato", può sbagliare ancora il bersaglio del suo attacco, rivolgendo gli anticorpi contro altre componenti dell'organismo, anziché contro reali patogeni che dovessero attaccarlo, come appunto virus, batteri, o sostanze estranee. Ovviamente questo non avviene sempre, ma bisogna comunque tener conto che vi può essere la probabilità che accada.
Per fare qualche esempio: alla celiachia si può associare il diabete di tipo 1, e patologie a carico del fegato o della tiroide sono abbastanza frequenti nei soggetti celiaci; e ancora tra le patologie correlate ci può essere la dermatite erpetiforme di Duhring, una infiammazione della pelle tipica dei soggetti celiaci, che rappresenta la manifestazione cutanea di questa malattia.
Altri esempi di malattie autoimmuni, che sono assai numerose (oltre 80), sono, oltre a quelle già menzionate, la psoriasi, l'artrite psoriasica, la gastrite cronica autoimmune, la vitiligine, la polimialgia reumatica, la malattia di Sjögren, la sclerosi multipla, la sarcoidosi, la sclerodermia, la degenerazione maculare di natura autoimmune, e molte altre.

Uncaria
Uncaria
Senza dimenticare che il trattamento delle malattie autoimmuni è di assoluta di competenza medica, è possibile associare alle terapie farmacologiche di sintesi alcuni trattamenti fitoterapici coadiuvanti, che possano aiutare il soggetto affetto da una patologia autoimmune a riequilibrare il sistema immunitario alterato, attenuando la sintomatologia connessa alla specifica patologia, con un effettivo beneficio in termini di benessere generale.

Alcuni funghi dell'antica Medicina Tradizionale Cinese come l'Agaricus Blazei Murril (ABM), l'Hericium erinaceus, e il Maitake (Grifola frondosa), sono indicati come antinfiammatori, immunomodulanti del sistema immunitario, riequilibranti del microbiota intestinale, ipoglicemizzanti, e possono contribuire a rimodulare il sistema immunitario alterato nelle patologie infiammatorie autoimmuni; essi sono particolarmente indicati per l'apparato digerente, come ad esempio nella malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

L'alga Klamath, oltre alla sua azione antiossidante ed energetica dovuta alla sua eccellente completezza nutrizionale, favorisce l'eubiosi del microbiota e ripristina la fisiologica permeabilità intestinale, modulando di conseguenza la risposta immunitaria dell'organismo.

Anche gli enzimi digestivi, come amilasi, proteasi, lipasi, lattasi, ecc, ottenuti da maltodestrine fermentate, oltre a produrre rapidi miglioramenti a livello digestivo e gastrointestinale, prevengono la formazione di macromolecole indigerite che possono causare la lesione della membrana intestinale, generando, nel lungo periodo, importanti alterazioni infiammatorie immunitarie e autoimmuni sistemiche.

Ribes nero
Ribes nero
L'Uncaria tomentosa, chiamata in Amazzonia "Uña de Gato" (unghia di gatto), di cui si utilizza la corteccia, rivela una notevole efficacia quale regolatrice del sistema immunitario, e inoltre ha specifiche proprietà antiflogistiche e antidolorifiche che si sono rivelate utili in particolare per tutte le malattie infiammatorie croniche, e in particolare per l'artrite reumatoide, e inoltre per il morbo di Crohn, anche in associazione alla Boswellia, o all'Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), piante che hanno dimostrato un'azione antinfiammatoria indicata per lenire gli stati dolorosi delle osteoartriti e dell'artrite reumatoide, e per il morbo di Crohn, così come l'integrazione di EPA e DHA, da olio di pesce, olio di Lino, di Enotera e di Borragine, risulta utile in associazione alle terapie convenzionali per alleviare i sintomi delle malattie autoimmuni a carico dell'apparato osteoarticolare, per l'azione riequilibrante del rapporto fra acidi grassi Omega 3 e Omega 6.

Altre piante che esplicano azione antinfiammatoria, in particolare sull'apparato osteo-articolare sono il Ribes nero, definito simil-cortisone ma privo delle controindicazioni del cortisone di sintesi, per il suo stimolo sulle capsule surrenali, e inoltre la Curcuma, lo Zenzero, l'Astragalo (Astragalus membranaceus), dalle riconosciute proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e immunomodulanti.

Aloe vera
Aloe vera
Tutti i fitoterapici citati per la loro azione benefica sull'apparato osteoarticolare affetto da malattie autoimmuni, possono ovviamente essere associati ai coadiuvanti specifici per le patologie articolari in generale e per la rigenerazione delle cartilagini, come MSM (MetilSulfonilMetano) un composto organico dello Zolfo utile per la riparazione dei tessuti articolari, e inoltre l'acido Ialuronico, la Glucosamina, la Condroitina, il Collagene e la vitamina C che ne stimolano la rigenerazione.
L'Aloe vera e l'Aloe arborescens esplicano un'azione immunomodulante, antinfiammatoria, analgesica e lenitiva, particolarmente mirata per l'apparato gastro-intestinale, e come cicatrizzante e riepitelizzante per pelle e mucose.
E ancora, la lattoferrina, il colostro di latte di Asina, e lo stesso latte di Asina, il più simile al latte materno umano, favoriscono il riequilibrio del sistema immunitario con un'azione immunocorrettiva e immunoriabilitativa dell'intero sistema immunitario, indicata per la profilassi delle malattie autoimmuni.

Anche per modulare i valori glicemici alterati in caso di pre-diabete che non necessiti ancora di terapia farmacologica è possibile intervenire con piante ipoglicemizzanti come la Gymnema, la Banaba, il Caffè verde, il Nopal, la Cannella, l'Acido Alfa-Lipoico, l'estratto del baccello di Fagiolo, il Coleus forskohlii, oltre ai funghi micoterapici Coprinus comatus e Agaricus blazei Murril, e all'acido alfa-lipoico (ALA), che contribuiscono a riequilibrare il metabolismo glucidico e normalizzare l'assetto glucidico alterato. L'uso di tali fitoterapici ipoglicemizzanti è da sottoporre al parere del medico curante, che dovrà armonizzare l'assunzione dei farmaci di sintesi con gli ipoglicemizzanti erboristici, onde evitare interferenze negative.

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