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Dalla Newsletter del Febbraio 2003 |
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I DISTURBI DELLE VIE URINARIE: LA CISTITE
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Uno dei disturbi più frequenti riguardanti le vie urinarie, soprattutto
nella donna, è senz'altro la cistite; essa è un'infiammazione della
mucosa vescicale che colpisce oltre il 40% delle donne in età fertile,
molto fastidiosa, dolorosa, irritante, talvolta frequente o ciclica.
Nella nostra società ipercivilizzata, iperigienizzata, attenta a tutto
quanto possa nuocere alla salute, sembra impossibile che i disturbi
acuti e cronici delle vie urinarie costituiscano ancora una fonte
di malessere e di sofferenza per milioni di persone, eppure si tratta
di una realtà di assai difficile gestione, poiché è facile che il
primo banale episodio di sofferenza urinaria, se mal gestito e trattato,
possa cronicizzarsi diventando via via più complicato da affrontare.
In effetti, molti comportamenti della nostra vita quotidiana possono
favorire l'insorgere e soprattutto il recidivare di infezioni batteriche
o virali, ma anche di infiammazioni sterili, non legate cioè all'intervento
di agenti microbici, come ad esempio quelle causate dall'eliminazione
di materiali renali microcristallini (sabbia renale o microcalcoli)
che ne possono costituire l'agente scatenante.
Possiamo senz'altro affermare che oggi tanti comportamenti tipici
dello stile di vita moderno, costituiscono sempre più spesso la causa
dello scatenarsi della malattia e hanno quasi completamente soppiantato
le antiche cause batteriche, che un tempo erano in buona parte dipendenti
da scarsa igiene della persona e degli ambienti domestici e lavorativi.
Infatti i modi usuali del vivere moderno sono assai spesso lontani
dal rispetto delle più elementari esigenze organiche: basti pensare
alle lunghe ore seduti, in ufficio o in auto, con scarse assunzioni
di liquidi (che di frequente sono costituiti da caffè, alcolici, bibite
gassate, ecc.), all'alimentazione inadeguata per quantità e composizione,
alle conseguenze della sedentarietà, allo stress, e così via.
In particolare un gran numero di infezioni ricorrenti sono legate
all'enorme frequenza di alterazioni della flora batterica intestinale
(disbiosi intestinale), anch'esse conseguenza delle situazioni suddette.
La flora intestinale infatti è costituita da un'insieme di microbi
benefici per la nostra vita, che vivono stabilmente nel nostro intestino,
e che facilmente va incontro ad alterazioni per le cause più svariate,
come ad esempio l'assunzione di farmaci, come gli antibiotici.
Le disbiosi intestinali diventano vere e proprie sorgenti autogene
di infezioni urinarie, specialmente nella donna per le caratteristiche
anatomiche dell'apparato urinario, ma che sono ormai comuni anche
nell'uomo a causa dei disturbi prostatici.
La cistite è un problema che non va sottovalutato e che va sempre
curato con la massima scrupolosità, soprattutto se è derivato da un'infezione
batterica.
Talvolta però, nonostante le cure, il disturbo si ripresenta con frequenza
diventando molto fastidioso. Quando il ricorso alle terapie classiche
non ottiene i risultati sperati, o per supportarne l'azione, possiamo
ricorrere a numerosi principi attivi vegetali che si sono rivelati
benefici per contrastare le più comuni infiammazioni localizzate a
livello delle vie urinarie.
Analizziamone alcuni, descrivendo le piante più comunemente usate come ad esempio
l'Uva ursina, il Cranberry
o Mirtillo di palude, il Pompelmo,
il Ginepro, l'Equiseto,
il Mais.
L'Uva
ursina, di cui si utilizzano le foglie, è un piccolo arbusto sempreverde,
che cresce di preferenza nelle foreste di conifere, nelle brughiere
alpine e nell'Appennino settentrionale e centrale.
L'azione elettiva dell'Uva ursina è quella antisettica delle vie urinarie; la
sua azione è favorita dalle urine alcaline per cui, se queste non lo fossero,
si dovrà renderle tali con la somministrazione di bicarbonato di sodio o di altri
alcalinizzanti urinari. E' quindi utilizzata in caso di infiammazioni delle vie
urinarie, come cistite, infiammazioni del rene, uretrite, ipertrofia prostatica.
Il Cranberry
è costituito dai frutti di Vaccinium macrocarpon, conosciuto anche
col nome di Mirtillo americano, poiché è un piccolo arbusto di origine
nordamericana. Questa pianta cresce bene nei terreni marginali e paludosi,
prestandosi a colture su vaste aree di territorio, adatte ad una produzione
intensiva.
Il Mirtillo americano contiene significative quantità di antocianosidi,
flavonoidi,
acido citrico, malico, chinico e ippurico, e numerose altre sostanze
dalle proprietà antibatteriche, che esplicano la loro azione soprattutto
a livello dell'apparato urinario.
Studi recenti hanno dimostrato che il succo dei frutti di questa pianta
ha la capacità di rendere antiadesiva la superficie delle mucose,
ciò che inibisce l'adesione cellulare dei vari batteri patogeni responsabili
delle infezioni urinarie, fra cui anche l'Escherichia coli (l'agente
patogeno che è più spesso responsabile delle infezioni urinarie).
Tale azione antiaderente, favorendo la fisiologica eliminazione delle
popolazioni batteriche anomale, può contribuire a contrastare la colonizzazione
dell'intestino e della vescica da parte di questi agenti potenzialmente
patogeni.
Particolarmente interessante nel contrastare le infezioni urinarie
recidivanti è la proprietà del succo di abbassare i valori del pH
urinario, rendendo quindi più acide le urine, il che contribuisce
a combattere le infezioni stesse.
L'uso del Mirtillo di palude è particolarmente adatto per i disturbi
acuti e cronici delle vie urinarie, come le cistiti, spesso accompagnate
da disbiosi intestinali che diventano vere e proprie sorgenti autogene
di infezioni urinarie. Raccomandato quindi ai soggetti che presentano
ricorrenti infezioni alle vie urinarie, come cistiti e prostatiti,
sia occasionali che recidivanti o croniche.
Il Cranberry, data la concentrazione abbastanza significativa di ossalati
presente nel suo succo, è sconsigliato nei casi di nefrolitiasi (tendenza
alla formazione di calcoli renali, che spesso sono costituiti proprio
da ossalati).
Del Pompelmo, Citrus paradisi Mact., viene utilizzato l'estratto dei
semi, che si ottiene dalla loro macinazione e la successiva estrazione
glicerica.
L'estratto dei semi di Pompelmo, (o G.S.E., Grapefruit Seed Extract)
contiene un'elevata concentrazione di bioflavonoidi
e la sua azione battericida si esplica sulla membrana cellulare dei
microrganismi, modificandone la permeabilità e le attività enzimatiche,
sino alla morte del microrganismo stesso. L'azione è proporzionale
alla concentrazione.
Il Ginepro, di cui si utilizzano i coni femminili maturi essiccati,
comunemente chiamati bacche, ha un'azione antisettica
e diuretica,
ma anche antispasmodica
della muscolatura liscia. L'uso del Ginepro come antisettico delle
vie urinarie e come diuretico risale all'antica medicina egizia.
L'Equiseto,
o Coda cavallina, è un'altra pianta di cui si sfrutta l'elevata capacità
diuretica, ma essa è anche emostatica,
remineralizzante, particolarmente per l'apparato scheletrico e per
il trofismo
dei tessuti connettivi.
Un'altra pianta che si usa spesso, associandola a quelle suddette,
è il Mais:
la droga é costituita dagli stili dei fiori femminili (detti anche
"barbe di mais") di Zea mays (fam. Graminaceae), pianta
erbacea annuale coltivata in tutto il mondo come pianta alimentare
e foraggera, largamente conosciuta nel suo aspetto esteriore. Gli
stili si raccolgono in luglio-agosto durante la fioritura, oppure
in agosto-settembre, dopo la fecondazione: così non si danneggia la
pianta e si ottiene un prodotto già in parte essiccato.
Questa pianta ha proprietà diuretiche, elimina l'acido urico e i fosfati,
ma soprattutto è calmante della sintomatologia dolorosa nelle affezioni
delle vie urinarie, quindi è indicata in caso di litiasi
urinaria e affezioni delle vie urinarie come cistiti e nefriti.
Un'altra sostanza di origine naturale che viene adoperata per contrastare
le infiammazioni dell'apparato urinario è l'aceto di mele biologiche,
che ha un'azione acidificante e di regolazione della microflora intestinale,
con una spiccata azione antiputrefattiva.
Per completare infine l'azione delle piante utili alla salute dell'apparato
urinario è bene fare un uso regolare, a cicli da ripetere abbastanza
spesso, di fermenti lattici probiotici, come il Lactobacillus
sporogenes, che ha un'alta capacita di proliferazione e di fissazione
nell'ambiente intestinale, aiutando così a limitare le infezioni autogene
di cui abbiamo parlato.
Molte altre sono le piante che si possono utilizzare per i disturbi
dell'apparato urinario, ma ne parleremo il mese prossimo, quando analizzeremo
l'altro grande capitolo di questo argomento: i calcoli renali.
Dott.ssa Marina Multineddu
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