|
 |
Dalla Newsletter del Novembre 2010 |
|
|
LE PROPRIETÀ OFFICINALI DEI SEMI DI POMPELMO
|
Il
Pompelmo, nome che indica sia la
pianta sia il frutto, è un agrume del genere Citrus, prodotto da un albero sempreverde
appartenente alle Rutaceae, famiglia che annovera anche tutte le altre specie
di agrumi.
Il nome botanico è Citrus paradisi, sinonimo di Citrus maxima varietà uvacarpa.
Il nome Pompelmo sembra derivare dal termine Pompelmoes, che sarebbe composto
da una parola di origine olandese, Pompel = grosso, e da una di origine giavanese,
Limoes = Limone.
Il Pompelmo è un albero di medie dimensioni, dai 5-6 metri fino ad un massimo
di 12-15 metri di altezza; esso produce fiori bianchissimi molto grandi e profumati.
Il suo frutto è un esperidio dalla buccia di colore giallino, foderata con albedo
(dal latino albèdo = bianco, la parte interna biancastra e spugnosa della buccia
degli agrumi) dalla consistenza poco compatta, per cui esso è meno sodo rispetto
ad altri agrumi; le sue dimensioni possono variare dai 10 ai 20 centimetri di
diametro, con un peso variabile da 200 fino a 450 grammi, secondo le cultivar.
Sembra che il Pompelmo sia imparentato con il Pomelo (o Pommelo, o Pummelo, o
Pampaleone), cioè il Citrus grandis con il quale è talvolta confuso. Il Pomelo
è considerato una delle tre specie da cui discendono tutti gli agrumi oggi conosciuti,
insieme al Cedro e al Mandarino, ed è una pianta molto simile al Pompelmo, originaria
del sud-est asiatico, dove è presente solo allo stato selvatico. Produce frutti
molto grandi, forse i più grandi del genere Citrus, con uno spesso strato di albedo
situato al polo superiore del frutto stesso a guisa di cappello, che lo fa assomigliare
ad una enorme pera che può pesare anche 10 kg!
Non
si conosce con certezza l'origine del Pompelmo: un'ipotesi afferma che sia stato
scoperto nell'isola Barbados e da qui portato in Florida, da cui poi giunse in
Europa; una seconda ipotesi situerebbe la sua origine nell'Estremo Oriente come
tutti gli altri agrumi; alcuni invece considerano il Pompelmo un ibrido fra il
Pomelo e l'Arancio dolce.
Il Pompelmo è conosciuto negli Stati Uniti come Grapefruit, e, contrariamente
al selvatico Pomelo, che è denominato anche Shaddock, è largamente coltivato su
scala industriale negli USA, in particolare in Florida, Arizona, Texas e California,
ma anche in Brasile, Messico, Giamaica, e ancora in Giappone, Sud Africa e nel
sud-est Asiatico. La sua coltura si è diffusa ben presto anche in tutti i luoghi
vocati alla coltivazione degli agrumi, come il bacino del Mediterraneo, dalla
Spagna al Marocco, fino ad Israele e Giordania; in Italia è coltivato in Sicilia
a partire da varietà americane.
Il Pompelmo è consumato come frutto fresco, al naturale, come contorno di pietanze
o insalate, come spremuta, ma soprattutto sotto forma di succo industriale: negli
USA è assai diffuso come caratteristico componente del breakfast, la colazione
del mattino.
Da alcune cultivar sono state ottenute varietà apirene, cioè prive di semi, dei
quali un tempo non si conosceva alcun possibile utilizzo, fino a quando non avvenne
un fatto che ne fece scoprire alcune proprietà veramente interessanti.
Un aneddoto racconta che nel 1980, in Florida, il dott. Jacob Harich notò che
nella sua compostiera i semi del Pompelmo restavano a lungo senza decomporsi e
degradarsi, per trasformarsi in fertilizzante vegetale, come avveniva per tutti
gli altri rifiuti organici. Poiché egli era un fisico ed un immunologo, specializzato
nella ricerca di rimedi naturali utili per la salute, questo fatto colpì la sua
curiosità di ricercatore, per cui studiò il fenomeno e scoprì che nei semi del
Pompelmo erano contenuti principi attivi dalle proprietà antibiotiche, antimicotiche
e antivirali, di grande efficacia e praticamente prive effetti negativi.
Ricerche effettuate in seguito hanno rivelato che i semi contengono numerose sostanze
attive, fra le quali le più significative sono flavonoidi,
naringina, quercetina, esperidina, apigenina, che insieme a numerose altre costituiscono
il fitocomplesso dalle proprietà antimicrobiche.
L'estratto dei semi di Pompelmo è chiamato GSE, acrònimo di Grapefruit Seed Extract,
ed è generalmente ricavato dai semi e dalle membrane del frutto disidratato, mediante
vari processi che portano alla formazione di nuovi legami chimici, che hanno mostrato
di agire su un'ampia varietà di microrganismi nocivi, come batteri, funghi, virus,
lieviti, muffe, e anche parassiti come vermi e pidocchi, oltre a protozoi quale
l'ameba, capace di cagionare diarrea e dissenteria, diffusa specialmente nei paesi
dove l'igiene è carente.
Il
meccanismo d'azione del GSE sembra inibire la struttura e l'efficienza della membrana
cellulare microbica, che, modificandosi, causa la perdita di elementi citoplasmatici
e diventa, inoltre, incapace di assorbire gli aminoacidi dall'ambiente circostante,
per cui i microrganismi vanno incontro alla morte per mancato apporto nutritivo.
L'estratto di semi di Pompelmo è quindi utilmente adoperato, per l'azione antibatterica
e antivirale, come coadiuvante contro infezioni microbiche faringee, auricolari,
cutanee, intestinali.
L'azione antibatterica sembra essere efficace anche nei confronti dell'Helycobacter
pilori, un microrganismo che può portare ad un aumento eccessivo dell'acidità
nello stomaco, infiammazione della mucosa gastrica (gastrite), ulcera gastrica
o duodenale.
L'estratto di semi di Pompelmo è utilizzato anche per la cura della cistite, in
associazione ad altre piante officinali, come Cranberry
e Melaleuca.
L'azione antimicotica può essere utile per contrastare lo sviluppo di funghi,
muffe e lieviti, fra cui la Candida albicans, abitualmente presente sulla cute
e sulle mucose senza essere nociva, ma che può manifestare virulenza in caso di
alterazione della flora batterica intestinale (notoriamente benefica), specie
dopo un uso prolungato di antibiotici, o per eccesso di stress, o cali di efficienza
del sistema immunitario.
L'azione antivirale non è ancora completamente chiarita, ma da studi recenti l'estratto
di semi di Pompelmo sembra essere efficace verso l'Herpes simplex e i virus influenzali,
tanto che quando si manifesta l'influenza, o anche il semplice raffreddore, ne
abbrevia il decorso, poiché l'azione del GSE stimola le difese immunitarie, evitando
spesso le complicanze.
Gli ultimi studi hanno evidenziato che l'estratto di semi di Pompelmo ha mostrato
una certa efficacia anche verso l'epatite C: in quest'ultimo caso la molecola
attiva sembra essere il flavonoide naringenina, che potrebbe essere utile, se
la sua validità sarà confermata, per affiancare le terapie farmacologiche tradizionali.
I campi di applicazione del GSE sono quindi molto vasti, potendosi utilizzare
in preparazioni per uso interno e/o per uso locale in caso di gengiviti, stomatiti,
afte,
mughetto, alitosi, acne, micosi,
raffreddore, influenza, affezioni delle alte vie respiratorie quali rinite, sinusite,
mal di gola, tosse, otite, e squilibri della flora intestinale, diarrea, colite.
L'estratto
di semi di Pompelmo può essere anche aggiunto ai detergenti utilizzati abitualmente
per le normali pratiche igieniche, quali shampoo, gel doccia, bagnoschiuma, saponi
liquidi per le mani e per l'igiene intima, nell'acqua dei pediluvi, nel collutorio,
sullo spazzolino da denti assieme al dentifricio e nell'acqua dell'idropulsore
per l'igiene dentale: si ottiene così un'igiene più accurata, un'azione deodorante,
e una prevenzione contro infiammazioni ed infezioni.
La presenza nell'estratto di Pompelmo di vitamine A, C, E, selenio e zinco, ne
fa anche un efficace antiossidante
contro i radicali
liberi, responsabili dell'invecchiamento cellulare.
Per completare l'informazione sugli effetti del Pompelmo sull'organismo umano,
esaminiamo adesso le interazioni che possono intercorrere fra il consumo del frutto
fresco, o del suo succo, e il metabolismo di numerosi farmaci (sottolineiamo del
frutto e del succo, non dell'estratto dei semi).
Solo nel 1989, quindi abbastanza di recente, si è scoperto che l'assunzione del
frutto fresco o del succo di Pompelmo in concomitanza a terapie farmacologiche,
produce un'alterazione sull'azione degli stessi farmaci.
Sono stati compiuti studi specifici per cercare di individuare le sostanze interessate
a questo fenomeno, ma ancora non si è giunti ad un risultato certo, salvo che
per due sostanze, la furocumarina e la bergamottina, per le quali vi sono evidenze
inequivocabili.
Circa la metà dei farmaci attualmente disponibili mostra di subire l'influenza
dell'azione del succo di Pompelmo sul proprio metabolismo. Questo comporta una
variazione della concentrazione nel sangue del farmaco stesso, con una conseguente
impossibilità di controllarne gli effetti farmacologici; il farmaco, infatti,
può essere inibito o potenziato, con conseguenze negative sull'efficacia della
terapia, o con un aumento del rischio di tossicità e degli effetti collaterali.
Il problema è difficilmente risolvibile, poiché l'azione sui farmaci inizia dopo
appena 4 ore dall'ingestione del frutto fresco o del suo succo, e perdura ancora
per 24 ore; ne consegue che, anche ingerendo separatamente un farmaco e il Pompelmo,
non si riesce comunque ad evitare l'interazione.
Le classi di farmaci che subiscono gli effetti del Pompelmo sono numerose, e riguardano
gli ansiolitici, gli antidepressivi, gli antiaritmici, gli antistaminici, le statine
(per il controllo del colesterolo), i calcioantagonisti (per l'ipertensione),
gli antibiotici, i chemioterapici, gli immunosoppressori.
Se si sta seguendo una terapia farmacologica, è consigliabile perciò chiedere
il parere del proprio medico curante, prima di utilizzare il Pompelmo come alimento.
Dott.ssa Marina Multineddu
|
|
|
| Condividi: |  |  | | |
|
|