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Articolo tratto dalla Newsletter del
Novembre 2001
ARTROSI E REUMATISMI, I FITOTERAPICI
NATURALI.
La stagione fredda
è arrivata, anche se quest'anno si è fatta attendere in
tutte le regioni d'Italia: incomincia a piovere, aumenta
l'umidità e la temperatura si abbassa; ma tutto questo
fa sí che le nostre articolazioni comincino a
risentirne: si risvegliano i reumatismi, l'artrosi,
l'artrite, o comunque li vogliamo definire, tutti
disturbi caratterizzati da infiammazione, degenerazione e
modificazione delle strutture connettivali
dell'organismo, soprattutto delle articolazioni e delle
strutture articolari. Tali affezioni sono caratterizzate
da dolore, rigidità, talora tumefazione e limitazione
funzionale.
Le malattie reumatiche rappresentano un problema molto
diffuso; infatti si stima che esse colpiscano più del
10% della popolazione umana: se ci atteniamo a questo
dato, in Italia i soggetti affetti da artrosi si stimano
pari a circa sei milioni, numero destinato ad aumentare,
visto che l'età media, e quindi la percentuale di
anziani, è in netta crescita. L'affezione infatti è
caratteristica delle persone anziane, poiché l'artrosi
è una malattia delle articolazioni a carattere
degenerativo, da usura delle articolazioni stesse, ma
può presentarsi anche nei giovani per azione di
microtraumi ripetuti, sovraccarico dell'apparato
scheletrico e articolare da obesità, particolari
attività lavorative, o per disturbi endocrini e
metabolici.
Bisogna anche ricordare che la malattia artrosica, oltre
al processo di base degenerativo, comporta sempre, nel
suo evolversi, una complicazione di tipo infiammatorio.
Questo significa che, oltre ad aversi un danno
strutturale dovuto al fenomeno degenerativo, si avrà
contemporaneamente il fenomeno infiammatorio, che
causerà dolore e infermità, non di rado grave e
comunque invalidante. Le articolazioni più
frequentemente colpite sono quelle che più sopportano il
peso del corpo e, a seconda della localizzazione, la
malattia assume un nome diverso.
Si parlerà pertanto di coxartosi (dal greco coxa=anca),
se è colpita l'anca; di gonartrosi (dal greco
gonü=ginocchio), se è colpito il ginocchio; di
spondiloartrosi (dal greco spòndilos=vertebra), se è
colpita la colonna vertebrale e in questo caso si può
fare una ulteriore precisazione a seconda di quale parte
della colonna vertebrale viene colpita: tutti abbiamo
sentito parlare di artrosi cervicale (dal latino
cervix=collo, cervice), quando la parte di colonna
vertebrale interessata è il collo, che sostiene il capo;
andando via via piú in basso parleremo di artrosi
dorsale, lombosacrale, ecc. a seconda della
localizzazione.
Contro questa cosí diffusa e penosa malattia le terapie
tradizionali sono quasi esclusivamente di tipo
sintomatico, e si avvalgono di farmaci antidolorifici e
antinfiammatori che possono essere dannosi per lo
stomaco, soprattutto per chi già soffre di gastrite o di
ulcera.
Un metodo che evita di ricorrere agli analgesici di
sintesi, evitando cosí i loro effetti collaterali e le
controindicazioni, è quello di ricorrere alla
fitoterapia.
La Natura infatti, come sempre, è prodiga di piante che
possono alleviare le nostre sofferenze: l'acido
acetilsalicilico (la famosa aspirina) d'altronde è una
sostanza che è stata prodotta chimicamente, cercando di
imitare ciò che in natura esisteva già; infatti si è
cercato di copiare una sostanza trovata in due piante, il
Salice (Salix alba) e la Spirea (Spirea Olmaria), che
hanno dato anche il loro nome, sia quello chimico che
quello commerciale, a questa molecola: da Salice è
derivato il nome salicilico, da Spirea quello di
aspirina.
Solo che, come spesso accade, la Natura è più efficace
dei tentativi di copiarla: infatti le piante non hanno
tutti gli effetti collaterali che ha il prodotto chimico,
quindi sono molto più maneggevoli e si possono assumere
anche per lunghi periodi e inoltre l'effetto della pianta
completa è diverso da quello della molecola isolata, che
ne è stata tratta. Infatti mentre l'antinfiammatorio di
sintesi è più immediato come effetto, ma la sua azione
dura solo qualche ora, le piante sono forse più lente
nell'esplicare il loro beneficio, ma certamente gli
effetti sono più duraturi, anche perché si possono
assumere per periodi più lunghi, senza riceverne danni.
Altre piante, oltre a quelle già citate, hanno
proprietà antinfiammatorie per le nostre articolazioni;
una delle più importanti ed usate è l'Artiglio del
diavolo (Harpagophitum procumbens), cosí chiamato
perché il suo frutto ha la forma di un piccolo artiglio
con uncini (infatti in greco harpago significa rampino);
ma non possiamo non citare il Ribes nero (Ribes nigrum) e
l'Uncaria (Uncaria tomentosa), il primo con proprietà
definite simil-cortisone, la seconda che, oltre ad essere
antinfiammatoria, è anche un ottimo stimolante delle
difese immunitarie, quindi in questa stagione può
aiutarci a combattere le malattie da raffreddamento (ma
di queste parleremo diffusamente nell'articolo del mese
di Dicembre). Recentemente sono entrate nell'uso, quali
piante coadiuvanti i trattamenti antireumatici, anche gli
estratti di Incenso (Boswellia serrata) e di Scutellaria
(Scutellaria baicalensis), che sono di aiuto perché
migliorano le normali funzioni fisiologiche preposte alla
funzionalità articolare. A volte è utile associare
piante che riducano la presenza di acidi urici nel
sangue, come ad esempio il Frassino (Fraxinus excelsior),
oltre ai già citati Spirea e Ribes, ma ce ne sono
diverse altre che sarebbe troppo lungo elencare,
soprattutto quando il disturbo che ci affligge è la
gotta (che però oggi è molto più rara di un tempo).
Oltre ai trattamenti interni effettuati con queste
piante, si possono associare trattamenti esterni con
unguenti, pomate, olii, gel, da utilizzare per massaggi e
applicazioni locali, allo scopo di migliorare la
circolazione localmente, proprio dove è presente il
dolore, e per queste preparazioni si completerà la
formulazione del prodotto con piante ad azione revulsiva
e antidolorifica locale come l'Arnica (Arnica montana),
il Ginepro (Juniperus communis), oppure l'Origano
(Origanum vulgare), il Rosmarino (Rosmarinus
officinalis).
Per combattere l'osteoporosi, che spesso si accompagna a
questi disturbi, le piante più utili sono quelle dette
remineralizzanti come l'Equiseto (Equisetum arvense) e
l'Ortica (Urtica dioica), l'Alfa-alfa (Medicago sativa),
ma anche un minerale come la Dolomite, ricchissimo di
calcio e magnesio, specie se associato a Vitamina D, che
ne migliora l'assimilazione.
La Natura, quindi, non ci delude mai!
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