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Dalla Newsletter del Febbraio 2020
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L'OCCHIO E LE PATOLOGIE OCULARI: COME PREVENIRLE CON I RIMEDI NATURALI E LA FITOTERAPIA

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L'occhio è l'organo del corpo umano deputato alla visione, fra i più sofisticati e complessi esistente in natura e prodotto in milioni di anni dall'evoluzione. Mediante le sue complesse strutture, svolge molteplici funzioni, come regolare l'intensità della luce che penetra al suo interno, mettere a fuoco gli oggetti, captare le immagini dal mondo esterno per trasmetterle alla zona posteriore (corteccia occipitale) del cervello in cui si trova l'area visiva, che rappresenta la sede di ricezione e di interpretazione delle informazioni provenienti dagli occhi sotto forma di impulsi ottici luminosi, i quali vengono trasformati in impulsi elettrici da particolari cellule situate sulla rètina.
Attraverso il nervo ottico, un ponte di fibre nervose che collega i bulbi oculari al cervello, gli impulsi elettrici giungono nella corteccia occipitale, dove avviene la loro elaborazione che produrrà, e solo a questo punto, l'immagine che noi percepiamo, che è la risultante della somma visiva degli impulsi percepiti dall'occhio destro e dal sinistro: la visione è detta perciò binoculare, o stereoscopica, e questo meccanismo consente al cervello di ricavare informazioni sulla profondità e sulla posizione spaziale dell'oggetto osservato (visione tridimensionale).
La visione binoculare tridimensionale può avvenire perché i nervi ottici dei due occhi (somiglianti a cavi elettrici costituiti da numerosissimi fili di rame) nel loro percorso verso il cervello, a metà circa si uniscono incrociandosi parzialmente nel cosiddetto "chiasma ottico", per cui metà delle fibre dell'occhio destro giungono al lato opposto, il sinistro, dell'encefalo; al contrario metà fibre provenienti dall'occhio sinistro giungono al lato destro, opposto rispetto all'occhio da cui provengono: in questo modo le due parti del nervo ottico emergenti dal chiasma ottico e che giungono alla corteccia cerebrale occipitale ora contengono fibre provenienti da entrambi gli occhi.

Prima di procedere alla trattazione delle più comuni patologie che possono affliggere gli occhi, poiché la loro anatomia è molto complessa, per una migliore comprensione ritengo che sia necessaria almeno una descrizione sommaria della loro struttura, che sarà accennata in modo piuttosto schematico e il più semplice possibile, compatibilmente con la difficoltà intrinseca dell'argomento, seppure assai interessante e affascinante.
Gli occhi, protetti esternamente da palpebre, ciglia e sopracciglia, hanno la forma approssimativa di piccole sfere leggermente ovoidali alloggiate nelle orbite, le cavità ossee del cranio che contengono anche i muscoli striati che presiedono al loro movimento, i nervi, i vasi sanguigni, e inoltre le strutture che secernono le lacrime (ghiandole lacrimali) che ne lubrificano la superficie, e le drenano. Le orbite ossee ospitano inoltre un cuscinetto adiposo che svolge la funzione di riempimento e di sostegno, e la cui presenza si mantiene costante anche in caso di forte dimagrimento.
Il bulbo oculare è rivestito da tre tuniche (poste una dentro l'altra) che nel complesso formano una sorta di "sacco" ripieno del corpo vitreo, un gel trasparente ad alto grado di idratazione (99%), gelatinoso ed elastico per la presenza di fibre di collagene e acido ialuronico. Il corpo vitreo, o umor vitreo, un importante mezzo di rifrazione dell'occhio con grandi proprietà viscoelastiche, con la sua pressione interna e degli altri fluidi oculari, definita "tono oculare", conferisce consistenza e volume al bulbo oculare e ne mantiene la forma, oltre a nutrire la rètina e mantenerla adesa al fondo oculare.

Anatomia dell'occhio
Anatomia dell'occhio
La prima e più esterna delle tre tuniche con funzione protettiva è detta "sclera" (dal greco scleròs = duro), una membrana biancastra di tessuto fibroso, opaca, piuttosto resistente, più spessa nella zona posteriore, più sottile nella parte anteriore dove corrisponde al cosiddetto "bianco dell'occhio", che nei bambini può assumere una sfumatura celestina per la sua sottigliezza, mentre negli anziani tende a diventare giallastra per depositi di grasso.
La sclera nella parte anteriore centrale è sostituita da una membrana trasparente, la "cornea", una sorta di "finestra" della sclera stessa, che consente il passaggio della luce all'interno dell'occhio attraverso la pupilla: la cornea, di forma convessa anteriormente come una piccola cupola, costituisce la prima potente lente superficiale dell'intero sistema visivo e contribuisce alla messa a fuoco dei raggi luminosi che giungono, attraverso la pupilla, alla parte interna posteriore profonda dell'occhio: la retina.
Tutto intorno alla cornea è situata la congiuntiva, una sottile membrana mucosa quasi trasparente ricca di vasi capillari e ghiandole mucipare, che tappezza la restante parte dei bulbi oculari e la superficie interna delle palpebre e che, insieme alla cornea, viene idratata e lubrificata dalle lacrime e dalle sue stesse secrezioni di mucina, che favoriscono l'adesione della componente acquosa e lipidica delle lacrime alla superficie corneale e congiuntivale, e migliorano la trasparenza ottica della superficie della cornea.
La pupilla è il foro circolare posto al centro dell'iride (dal greco iris = arcobaleno), un anello piatto colorato situato dietro la cornea, che protegge la retina dalle radiazioni luminose più forti e nocive e conferisce il colore agli occhi: quando diciamo che una persona ha gli occhi verdi o azzurri, stiamo parlando del colore dell'iride. L'iride agisce come un diaframma mediante appositi muscoli che hanno la funzione di modificare la dimensione della pupilla, quindi del foro, ampliandolo o restringendolo (riflesso pupillare) per consentire il passaggio di una maggiore o minore quantità di luce, secondo le condizioni ambientali: al buio la pupilla si dilata (midrìasi), mentre con elevata luminosità si restringe (miòsi).
Fra la cornea e l'iride vi è uno spazio detto camera anteriore, contenente un liquido chiamato umor acqueo, una soluzione nutritiva che, insieme al corpo vitreo, contribuisce a dare consistenza e volume al globo oculare. Dietro l'iride, addossato ad essa, ha sede il cristallino, una lente di forma biconvessa irregolare che, insieme alla cornea, consente la messa a fuoco dei raggi luminosi sulla retina mediante il meccanismo detto accomodazione, tramite il quale il cristallino si contrae o si distende per posizionare l'immagine esattamente sulla superficie della retina, consentendo una visione nitida sia da vicino che da lontano; fra l'iride e il cristallino si trova la camera posteriore, comunicante con quella anteriore e perciò contenente anch'essa l'umor acqueo.
La faccia posteriore del cristallino confina con il corpo vitreo già citato, separato da esso mediante la membrana ialoidea che lo accoglie.
Nel polo opposto del bulbo oculare rispetto al cristallino si trova la retina, la membrana di tessuto nervoso che costituisce la superficie interna più profonda del bulbo oculare (la tunica più interna delle tre che formano il sacco contenente il corpo vitreo). La retina è la zona più differenziata dell'organo della vista e rappresenta la parte ottica vera e propria dell'occhio perché capace di percepire la luce: sulla sua superficie si trovano specifici neuroni, i coni e i bastoncelli, così chiamati per la loro forma, cellule nervose specializzate nella percezione dei raggi luminosi (fotorecettori, dal greco photòs = luce), che essi trasformano in impulsi elettrici.
I coni sono localizzati nella parte centrale della retina, particolarmente nella macula lutea (= macchia gialla) in cui ha sede l'asse visivo ("fòvea" il punto di massima acutezza visiva), e sono deputati alla visione diurna, alla percezione dei colori e della visione ad alta risoluzione e dei dettagli. I bastoncelli, molto più numerosi, sono distribuiti maggiormente nella zona periferica della retina e garantiscono la visione periferica del campo visivo, intervengono nella visione notturna quando vi è scarsa luminosità mediante la presenza della rodopsina, una proteina che si inattiva in presenza di luce, ma si riforma rapidamente con l'oscurità: quando si passa improvvisamente da condizioni di forte luminosità a una di penombra o semioscurità, occorre qualche secondo prima di poter vedere, proprio per dare il tempo alla rodopsina di venire nuovamente prodotta.
Nel suo strato più esterno la retina è dotata di un rivestimento di cellule dal pigmento scuro (fuscina) che funge da camera oscura, al di sotto del quale è intimamente connessa una membrana detta coroide (corrispondente al secondo "sacco", intermedio fra la sclera e la retina), con prevalenza di tessuto vascolare, anch'essa di colore scuro, attraversata da numerosi vasi sanguigni che alimentano con nutrienti e ossigeno la retina stessa; anche la coroide è scura per assorbire i raggi luminosi impedendone la riflessione sulla sclera, e inoltre agisce come una sorta di "climatizzatore" dell'occhio sottraendogli calore.
Dalla retina ha origine il nervo ottico, formato da tutte le fibre nervose (assoni) emergenti dai fotorecettori (i bastoncelli e i coni); il nervo ottico ha forma di S per conferirgli elasticità (come una molla) e impedire che il movimento degli occhi lo sottoponga a stiramenti.
Nel punto in cui il nervo ottico esce dalla retina, in entrambi gli occhi, si evidenzia la papilla ottica o disco papillare, una leggera depressione biancastra tondeggiante, imbutiforme per una lieve depressione centrale da cui originano anche arterie e vene che irrorano la retina, posta verso il naso rispetto al polo posteriore del bulbo oculare: la papilla ottica è completamente priva di recettori visivi per cui costituisce un punto cieco della retina, definita zona cieca di Mariotte, uno per ciascun occhio, corrispondente praticamente a un foro nella retina attraverso il quale emerge il nervo ottico; il punto cieco è stato scoperto solo nel XVII secolo dal fisico francese Edmé Mariotte. In realtà noi non percepiamo consciamente questa deficienza del campo visivo di ogni occhio, poiché il cervello sopperisce con particolari meccanismi per colmare tale lacuna della retina.

Vediamo ora i principali problemi e patologie che possono interessare gli occhi.

Glaucoma
Glaucoma
All'interno del corpo vitreo, col procedere dell'età specie se esso si disidrata o se è presente miopia, o dopo traumi, è abbastanza comune il formarsi di addensamenti proteici (corpi mobili vitreali), responsabili di piccole opacità mobili somiglianti a punti, filamenti o ragnatele, definite "mosche volanti" (miodesopsie), che compaiono all'interno del campo visivo spostandosi col movimento degli occhi, che tuttavia non hanno grande rilevanza patologica, anche se è bene mantenerle sotto il controllo dell'oculista che escluda eventuali altre e più gravi patologie.
Per prevenire la formazione delle "mosche volanti", è opportuno mantenere una adeguata idratazione generale dell'organismo, per favorire anche l'ottimale idratazione del corpo vitreo; è possibile inoltre rallentarne il decorso con una alimentazione ricca di antiossidanti, che possono essere assunti anche mediante integratori vegetali specifici contro l'azione dannosa dei radicali liberi, di cui parleremo corso della trattazione. Per evitare il formarsi delle miodesopsie è sconsigliata inoltre una eccessiva esposizione alla luce solare intensa, che accelera i processi di invecchiamento e può influire anche sulla formazione precoce della cataratta, una patologia che esamineremo tra breve, per cui, in certe situazioni ambientali, è consigliabile utilizzare occhiali da sole e cappelli che riparino gli occhi da una eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti.

L'aumento della pressione interna dell'occhio oltre i valori fisiologici, se trascurata e non adeguatamente trattata con colliri specifici che riducono il tono oculare, può causare il glaucoma (dal greco glaycòs = glauco, ceruleo, per il colore dell'occhio colpito dalla malattia), una patologia dell'occhio che ha come effetto dell'eccessiva pressione interna il danneggiamento del nervo ottico con conseguenti gravi danni alla vista, che può portare al progressivo restringimento del campo visivo, e, se trascurata, fino alla completa cecità: il glaucoma è una delle più frequenti cause di cecità nel mondo, sia nei paesi in via di sviluppo, che in quelli industrializzati, in quanto i sintomi, tranne che nel glaucoma acuto, sono subdoli e non vengono subito riconosciuti, se non durante una visita oculistica specialistica che includa la "tonometria" (misura della pressione intraoculare).
Poiché il danno causato dal glaucoma è irreversibile, la diagnosi precoce è fondamentale; specie in caso di diabete o di familiarità per glaucoma e dopo i 50 anni, è opportuno perciò sottoporsi periodicamente ad una visita oculistica: il glaucoma è definito infatti "il silenzioso ladro della vista".

Disturbi della vista
Disturbi della visione
Per poter vedere nitidamente un'immagine proveniente dall'ambiente esterno, la retina deve ricevere i raggi luminosi esattamente in un unico punto della sua superficie, detto punto focale, e ciò avviene per mezzo dei mezzi diottrici, cioè il sistema di lenti costituiti dalla cornea e dal cristallino, con il concorso dell'umor acqueo e dell'umor vitreo. In certi casi questo non avviene correttamente: in presenza di alcune anomalie i raggi luminosi cadono al di fuori del punto focale, determinando miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia.

La miopia si verifica quando i raggi luminosi provenienti da oggetti lontani convergono in un punto focale posto davanti alla retina, formando un'immagine lontana sfocata, mentre la visione da vicino è nitida. La miopia può essere corretta con occhiali, lenti a contatto, o col laser.

L'ipermetropia si manifesta quando il punto focale si forma oltre la retina causando una immagine vicina sfocata. Se presente nei bambini può essere a rischio di formare strabismo, e poiché può affaticare molto gli occhi, talvolta causa forti emicranie. Anche l'ipermetropia può essere corretta con occhiali, lenti a contatto, o col laser.

L'astigmatismo causa una deformazione dell'immagine a qualunque distanza, a causa di deformazioni della cornea o del cristallino, o per altre cause. Può essere associato a miopia e/o ipermetropia, e corretto con varie metodiche.

La presbiopia, a differenza delle precedenti, è una condizione fisiologica legata all'età e all'invecchiamento del cristallino, il quale, dopo i 40-45 anni circa, perde elasticità e porta a una progressiva incapacità di mettere a fuoco correttamente i raggi luminosi, provocando una visione sfocata da vicino, che migliora leggermente, ma solo entro certi limiti, allontanando dal viso l'oggetto o la scritta che si osserva (gesto tipico e istintivo dei presbiti). La presbiopia si corregge con occhiali da lettura, lenti a contatto, o lenti intraoculari multifocali, o con il laser.
Poiché la miopia e la presbiopia sono difetti opposti di accomodazione, in certi casi una riesce a compensare l'altra, perciò, entro certi valori, un miope anziano potrà vedere bene da vicino senza l'ausilio di lenti da presbite, anche indossando i suoi occhiali da miope, oppure a occhio nudo.

Cataratta
Cataratta
Con l'età, solitamente dopo i 60 anni, si può manifestare anche un altro difetto nella visione, con la riduzione della qualità dell'immagine, causata dalla perdita di trasparenza del cristallino, con una sua progressiva opacizzazione definita cataratta (dal greco kataràctes = cascata, saracinesca, da katarasso = cader giù, per la credenza che l'opacizzazione della vista fosse causata da un velo che cala dall'alto, come fa l'acqua in una cascata) che causa un progressivo annebbiamento della visione, maggiore facilità all'abbagliamento particolarmente in presenza di luci intense, specie durante la guida notturna, formazione di aloni intorno a sorgenti luminose, o aumento del grado di miopia, se già presente.
Oltre all'età, altre cause possono favorire la formazione della cataratta, come i traumi agli occhi, l'uso di farmaci cortisonici, certe malattie sistemiche come il diabete, una miopia elevata, o il glaucoma già nominato.
La cataratta si elimina tramite un intervento chirurgico con il laser, dopo anestesia effettuata con l'instillazione di colliri anestetici specifici, al fine di rimuovere il cristallino opacizzato per impiantare un cristallino artificiale: l'intervento attualmente è diventato veramente poco traumatico, si effettua in regime ambulatoriale senza necessità di ricovero, solo con un breve riposo successivo all'intervento, e se è necessario si effettua in entrambi gli occhi, anche a distanza di poco tempo uno dall'altro.

Oltre a quelle già prese in considerazione, se analizziamo le più comuni problematiche a cui gli occhi possono essere soggetti, una delle più frequenti, attualmente anche nei giovani per l'uso eccessivo di computer, cellulari e tablet è la secchezza oculare, che interessa la congiuntiva e la cornea, definita sindrome dell'occhio secco, e che consiste in una alterazione delle secrezione delle ghiandole lacrimali, che può risultare insufficiente come quantità, o essere povera nella componente oleosa (lipidica), con la conseguenza che la congiuntiva e la cornea non vengono adeguatamente umettate e lubrificate, quindi non adeguatamente protette dall'attrito delle palpebre, che con il loro continuo movimento (ammiccamento, a volte insufficiente per via della fissità dello sguardo verso lo schermo luminoso) distribuiscono le lacrime sulla superficie oculare, con lo scopo di mantenerla umida, difenderla, idratarla, nutrirla, ridurre l'aggressione batterica, allontanare cellule morte ed eventuali impurità che dovessero entrare nell'occhio. Per maggiori ragguagli su questa problematica vi rimando all'articolo di Dicembre 2005, in cui è ampiamente trattato.

Soffermandoci ancora sulla parte esterna degli occhi, altri problemi che possono affliggerli sono le alterazioni della secrezione delle varie ghiandole, poste nella rima palpebrale alla base delle ciglia di entrambi gli occhi, che hanno la funzione di secernere la componente lipidica del film lacrimale, come le ghiandole di Meibomio, la cui disfunzione potrebbe essere una concausa della sindrome dell'occhio secco.
Le ghiandole palpebrali talvolta possono ostruirsi per deposito di detriti cellulari o di sebo stesso, infettandosi e infiammandosi, causando la formazione di una piccola cisti (calazio) o di un orzaiolo.
Oppure si può essere soggetti alla blefarite, l'infiammazione, acuta o spesso cronica della rima palpebrale che può causare prurito, rossore, forte e continua lacrimazione, sensibilità alla luce, sensazione di corpo estraneo nell'occhio, perdita di ciglia, produzione di secrezioni vischiose che seccandosi formano crosticine e detriti sul margine palpebrale, specie al mattino quando ci si può risvegliare con le palpebre "incollate". La blefarite può avere diverse cause, fra cui reazioni allergiche, infezioni batteriche palpebrali, secchezza oculare, ed essere associata a condizioni della pelle come acne rosacea, dermatite seborroica, forfora del cuoio capelluto.

Eufrasia
Eufrasia
In tali casi, oltre ad eventuali prescrizioni farmacologiche del proprio medico oculista, può giovare l'applicazione di impacchi caldo-umidi quotidiani, anche più volte al giorno, con garza sterile imbevuta con l'infuso di piante lenitive e antinfiammatorie, come Camomilla, Eufrasia, Fiordaliso, Malva, Elicriso, Amamelide. Anche il nero, che con i suoi composti fenolici e i tannini è antinfiammatorio e antibatterico, può dare giovamento applicando direttamente sugli occhi per dieci minuti le bustine-filtro tiepide, dopo averle immerse nell'acqua bollente per qualche minuto e leggermente strizzate.

Fieno greco
Fieno greco
In presenza di infezione batterica è indicato anche applicare sugli occhi un cataplasma costituito da semi di Fieno greco in polvere, impastato con un decotto di Equiseto (Coda cavallina) e corteccia di Lapacho (Tabebuia avellanedae),in modo da formare una "pappetta" che si applica caldo-tiepida con una garza direttamente sugli occhi per 10 minuti, almeno due volte al giorno.
Anche l'olio essenziale di Melaleuca alternifolia, o Tea Tree oil, ottimo antimicrobico e antinfiammatorio, si può utilizzare, con cautela, miscelandone accuratamente una sola goccia in un cucchiaino di olio di Mandorle dolci e massaggiando delicatamente, con una piccola quantità dell'emulsione posta sulla punta delle dita perfettamente pulite, la rima palpebrale mantenendo gli occhi chiusi.
Come coadiuvante sistemico si può assumere il gemmoderivato di Platano, che svolge un'azione antinfiammatoria cutanea ed epiteliale, drenante della pelle, indicata in caso di cronicizzazione dello stato infiammatorio acuto e cronico a carico di affezioni dermatologiche reiterate, con flogosi come nelle blefariti, calazi, orzaioli, acne giovanile, acne rosacea, dermatosi seborroiche, foruncoli.

Reishi
Reishi
Anche le strutture più profonde e nobili dell'occhio possono andare incontro ad alterazioni o patologie, come la retinopatia diabetica, e le patologie degenerative della macula lutea (maculopatia), che sappiamo essere il punto della retina in cui vi è la maggiore acutezza visiva che consente di individuare i particolari della visione.
La maculopatia può essere di vari tipi (es. secca o umida) e avere diverse cause; è spesso legata all'invecchiamento e in tal caso è definita maculopatia senile, o degenerazione maculare senile, che colpisce prevalentemente il sesso maschile, particolarmente in caso di diabete, familiarità, o con uno stile di vita scorretto, come l'assunzione di alcool e il fumo, che accentuano gli effetti negativi dei radicali liberi accelerando l'invecchiamento delle delicate strutture oculari, specialmente quelle nobili come la retina, e in particolare la macula, e anche il cristallino.
Allo stato attuale non sempre è possibile curare la maculopatia, ma in generale la prevenzione è l'arma migliore e più efficace per evitare l'insorgere di tale patologia, o quantomeno rallentarne il decorso, innanzi tutto seguendo uno stile di vita salutare, e inoltre con l'assunzione di integratori specifici contenenti estratti vegetali come i funghi medicinali Reishi (Ganoderma lucidum) e Agaricus Blazei Murril (ABM) appartenenti alla micoterapia funzionale, associati alla vitamina C che ne ottimizza l'assorbimento, i quali, con le loro proprietà antiossidanti, intervengono negli stati infiammatori cronici e in generale nelle patologie degenerative, come la maculopatia degenerativa, migliorando lo stato energetico cellulare, intervenendo nel metabolismo dei carboidrati e dei grassi, modulando i valori glicemici ematici, con benefici anche nelle complicanze del diabete come la retinopatia diabetica.

Ginkgo biloba
Ginkgo biloba
Altre piante medicinali utilizzate nelle malattie oculari hanno suscitato grande interesse.
Il Ginkgo biloba, che sostiene la funzionalità del microcircolo moderando l'influenza dei fattori vascolari e del danno ossidativo, può rivelarsi vantaggioso in presenza di glaucoma e nella degenerazione maculare.
Il Mirtillo nero, ricco di flavonoidi e antocianosidi, potenti antiossidanti contro i radicali liberi coinvolti nella patogenesi della cataratta e della degenerazione maculare, poiché esso protegge la retina e riduce l'evoluzione della cataratta, ha effetti protettivi nella degenerazione maculare secca, diminuisce la permeabilità e la fragilità capillare, migliora la funzione visiva notturna per l'affinità degli antocianosidi con l'epitelio pigmentato dei fotorecettori (i bastoncelli e i coni), dei quali migliora l'irrorazione e l'ossigenazione, favorendo l'adattamento dell'occhio all'oscurità.
Il Pino marittimo francese, dalla spiccata azione antiossidante efficace per l'apparato vascolare e normalizzante dei valori glicemici e lipidici, sembra essere valido per la prevenzione e il trattamento della retinopatia diabetica.
L'alga verde Dunaliella salina, come altre alghe e batteri fotosintetici e altre piante quali la Calendula africana (Tagetes erecta), è una fonte naturale di importanti carotenoidi (xantofille) presenti nella zona centrale della retina come luteina, zeaxantina, criptoxantina, astaxantina, antiossidanti specifici nel proteggere la vista dagli effetti nocivi causati dalle radiazioni luminose, filtrare la luce blu ad alta energia, consentire la visione sia diurna che notturna, svolgendo quindi un ruolo fondamentale nella protezione contro la degenerazione maculare senile e l'insorgere della cataratta.
L'astaxantina in particolare sembra essere il più potente antiossidante attualmente conosciuto ed è, rispetto ad altre forme di vitamina A, fra i rari carotenoidi che riescono a superare la barriera emato-encefalica e successivamente quella emato-retinica, giungendo fin dentro l'occhio per depositarsi direttamente sulla retina, dove può esplicare la sua funzione antiossidante e protettiva dalle radiazioni ultraviolette.
Altri antiossidanti naturali indicati per proteggere la vista sono il Selenio, che sostiene i livelli dell'enzima antiossidante glutatione perossidasi presente nel cristallino, peculiare per la componente vascolare e neurale dell'occhio; le vitamine A, E, C, B2 (riboflavina), e lo zinco, nutriente fondamentale per l'integrità epiteliale del cristallino, che concorrono a mantenere una normale capacità visiva; la Melatonina, considerata lo "spazzino" (scavenger) dei radicali liberi, che aumenta l'efficienza degli antiossidanti endogeni ed esogeni.
Gli acidi grassi essenziali Omega-3 (DHA e EPA) inoltre, indicati per supportare le fisiologiche funzioni cerebrali e cardiache, sono importanti anche per mantenere una normale funzionalità visiva. Gli Omega 3 sono nutrienti indispensabili per gli occhi, di conseguenza per la vista, anche se il legame tra vista e Omega-3 è piuttosto articolato. Gli Omega-3 partecipano alla nascita e allo sviluppo dei tessuti che compongono gli occhi, nonché al loro successivo mantenimento; sono necessari per la funzione visiva infantile e, in particolare, l'acido docosaesaenoico (DHA) è considerato un nutriente importantissimo per lo sviluppo nervoso e oculare, di importanza primaria nello sviluppo fetale.
E' un'ipotesi sempre più accreditata che gli Omega-3 possano avere un'importanza rilevante nella prevenzione di alcune forme degenerative patologiche tipiche della vecchiaia come la degenerazione maculare. Il consumo regolare di acidi grassi Omega-3 favorisce anche la produzione di lacrime, rendendolo più abbondante e di qualità superiore e impedendogli di evaporare molto facilmente, motivo per cui è raccomandato per le persone che soffrono di sindrome dell'occhio secco.

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