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IL POTENZIALE DELLE PIANTE OFFICINALI NEL CONTRASTO ALL'ANTIBIOTICO-RESISTENZA



Sommario
  1. Introduzione
  2. Gli antibiotici
  3. Cos'è l'antibiotico-resistenza?
  4. Contrastare l'antibiotico-resistenza
  5. Il ruolo delle piante nel contrasto all'antibiotico-resistenza
  6. Conclusioni
  7. Prodotti utili
L'antibiotico-resistenza
Nel corso della storia, l'umanità è stata più volte messa alla prova da emergenze sanitarie generate dalla comparsa e dalla diffusione di malattie infettive, soprattutto di origine batterica, spesso caratterizzate da elevata gravità, rapida trasmissibilità e tassi di mortalità significativi.
Prima dell'avvento della moderna farmacologia, tali infezioni rappresentavano una delle principali cause di decesso, incidendo profondamente sull'aspettativa di vita e sullo sviluppo sociale ed economico delle popolazioni.
La scoperta degli antibiotici all'inizio del '900 ha segnato una svolta epocale nella medicina, rivoluzionando la gestione delle infezioni e trasformando patologie un tempo potenzialmente fatali in condizioni generalmente curabili.

Gli antibiotici



Antibiotici
Definiamo innanzitutto cosa sono gli antibiotici.
Il termine deriva da anti ("contro") e biòs ("vita"): si tratta di una classe di farmaci impiegati per contrastare i batteri patogeni, responsabili di infezioni e malattie.
I batteri (da bakterion, bastoncino, per la forma di alcuni di essi) sono microorganismi unicellulari che popolano tutti gli ambienti possibili del nostro pianeta.

Non tutti i batteri rappresentano un pericolo per l'organismo umano. Molti vivono naturalmente sulla pelle e all'interno del corpo come commensali, nella bocca, nelle vie aeree e negli apparati digerente, urinario e riproduttivo, senza causare danni.
In diversi casi svolgono funzioni essenziali per la salute e costituiscono la cosiddetta flora residente, o microbiota.

E' necessario quindi combattere solo i batteri nocivi, o patogeni, che in realtà non sono molti, in confronto a quelli esistenti, e tuttavia possono costituire un grave rischio per la salute.

La scoperta degli antibiotici (il primo fu la penicillina scoperta nel 1928 da sir Alexander Fleming, medico, biologo e farmacologo scozzese, premio Nobel per la medicina nel 1945) consentì, e consente tuttora, seppure con recenti limitazioni su cui ci soffermeremo fra breve, di curare o prevenire infezioni causate da batteri patogeni, impedendo la loro moltiplicazione e diffusione all'interno dell'organismo.

Bisogna precisare che non tutte le infezioni batteriche richiedono una terapia con antibiotici: spesso l'organismo è in grado di contrastarle da solo in virtù della risposta del sistema immunitario, quando esso è efficiente e sufficientemente forte da opporsi all'infezione.

Gli antibiotici vengono prescritti dal medico curante quando è ipotizzabile che l'infezione non possa regredire da sola, oppure per tempi di guarigione troppo lunghi, o quando esiste un rischio che insorgano altre patologie collaterali, o complicanze, specie negli individui immunodepressi, cioè con il sistema immunitario naturale indebolito per varie cause, fra cui l'età avanzata o la presenza concomitante di altre patologie.

Ribadisco che la prescrizione dell'antibiotico deve essere fatta solo dal medico e non è opportuna l'automedicazione, in quanto tale comportamento può risultare molto deleterio per l'efficacia degli stessi antibiotici, i quali, se utilizzati in modo sbagliato, possono causare la cosiddetta "antibiotico-resistenza" (AMR - Antimicrobial Resistance), che limita talvolta in modo totale la loro efficacia, riducendo drasticamente le opzioni di cura quando ve ne fosse una effettiva necessità.

Cos'è l'antibiotico-resistenza?



Batteri
Per antibiotico-resistenza si intende la capacità acquisita da alcuni microrganismi di tollerare l'azione di un agente antimicrobico verso cui risultavano originariamente sensibili.
Questo adattamento favorisce la loro sopravvivenza e può dare origine a infezioni più difficili da trattare, persistenti o resistenti alle terapie.

Il meccanismo può essere spiegato immaginando l'antibiotico come una chiave che apre la serratura di una porta entrando nel batterio e portandolo alla morte; ma se il batterio riesce a modificare anche minimamente la serratura, la chiave, cioè l'antibiotico, non riuscirà più ad aprirla, rendendo immune il batterio a quell'antibiotico: si sarà dunque manifestata una antibiotico-resistenza.

Attualmente questo fenomeno è diventato uno dei principali problemi per la sanità pubblica, poiché è già in atto per svariate cause, come l'uso inappropriato degli antibiotici quando non realmente necessari, ad esempio in presenza di infezioni virali, sulle quali gli antibiotici non sono efficaci, oltre tutto trascurando gli effetti collaterali degli stessi antibiotici sull'organismo, che subisce anche un'alterazione della flora batterica intestinale con esiti indesiderati come diarrea, reazioni allergiche o altri problemi.

Altre cause di resistenza sono l'uso errato degli antibiotici, ad esempio il non seguire esattamente il dosaggio prescritto dal medico, diminuendo le dosi o la frequenza giornaliera dell'assunzione di ciascuna dose, o l'interruzione anticipata della terapia già ai primi miglioramenti; e inoltre l'uso eccessivo di tali farmaci in campo agricolo, negli allevamenti di bestiame o in itticoltura.

L'antibiotico-resistenza è strettamente correlata all'impatto delle attività umane sull'ambiente.
L'utilizzo diffuso di farmaci ha infatti determinato la presenza di antibiotici e dei loro metaboliti in numerosi ecosistemi. Tali sostanze, eliminate attraverso feci e urine, raggiungono gli impianti di depurazione, che non sempre riescono a rimuoverle completamente.

Di conseguenza, residui farmacologici possono disperdersi nei corsi d'acqua, nei laghi, nel mare e nei suoli, anche tramite l'impiego dei fanghi di depurazione come fertilizzanti.
Ad aggravare il preoccupante fenomeno contribuisce inoltre lo smaltimento improprio di farmaci scaduti.

Quando si manifesta l'antibiotico-resistenza si creano pericolose circostanze per la salute umana, poiché spesso in presenza di una farmaco-resistenza ci si trova a dover affrontare un'infezione di difficile se non impossibile cura.

Negli anni successivi alla scoperta della penicillina, dal 1940 al 1970 circa, la ricerca individuò numerose molecole in grado di inibire la crescita di numerosi e differenti batteri patogeni, ma gli errati comportamenti appena descritti hanno favorito la reazione degli stessi batteri, i quali hanno messo in atto i loro naturali sistemi di difesa nei confronti di agenti esterni, riuscendo a produrre dei ceppi resistenti all'antibiotico stesso, e spesso a diversi antibiotici, e nei casi più gravi a tutti gli antibiotici (pan-resistenza), arrivando a trasmettere e diffondere rapidamente questa capacità anche a batteri diversi presenti nello stesso ecosistema, accrescendo così il problema dell'antibiotico-resistenza in modo esponenziale, causando in tal modo numerosissimi casi di infezioni batteriche da ceppi resistenti, con un conseguente notevole aumento della mortalità.

Questo fatto rappresenta, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una vera emergenza sanitaria a livello mondiale, dato che circa un paziente su due che contrae una infezione da ceppi batterici multi-resistenti, spesso in ambiente ospedaliero, è destinato al decesso.
Inoltre l'antibiotico-resistenza può rendere rischiose anche normali procedure mediche come gli interventi chirurgici, i trapianti di organi e i trattamenti chemioterapici.

Contrastare l'antibiotico-resistenza



Gli studi si stanno focalizzando perciò sui particolari ceppi batterici multi-resistenti ai farmaci attualmente disponibili, per individuare nuove molecole efficaci, ma la scoperta di composti biologicamente attivi è sempre più difficile e meno frequente, tanto che in particolari emergenze si è persino deciso di reimmettere nella terapia vecchi antibiotici ormai non più in uso, come la colistina, una molecola antimicrobica andata in disuso negli anni '50 e che proprio per questo non è stata resa inefficace dall'antibiotico-resistenza, ma esponendola tuttavia al rischio di renderla inattiva, se continueranno a persistere i comportamenti errati che sono alla base dell'antibiotico-resistenza.

In quest'ottica è necessario un nuovo approccio verso l'uso dei farmaci in generale, e degli antibiotici nello specifico, innanzi tutto cercando di prevenire le infezioni, quando possibile; inoltre dovrà essere modificato il modo di prescrivere e soprattutto utilizzare gli antibiotici, insegnando ai cittadini il loro corretto uso e il corretto smaltimento, quando scaduti.

Il ruolo delle piante nel contrasto all'antibiotico-resistenza



Oli essenziali naturali
L'obiettivo della moderna ricerca è quello di scoprire altre metodologie per contrastare le infezioni batteriche, ad esempio rivolgendo l'attenzione a molecole di origine vegetale, che hanno già manifestato interessanti proprietà da questo punto di vista, ampliando gli studi scientifici volti a individuare molecole vegetali che possano supportare gli antibiotici e rinforzarne l'azione, così da scongiurare il fenomeno della farmaco-resistenza.

Sappiamo che molte piante producono, per la loro stessa difesa, sostanze antimicrobiche, e alcune di tali sostanze presenti negli oli essenziali di molte piante risultano molto concentrate e particolarmente attive.
Diversi studi hanno già messo inevidenza le proprietà antibatteriche di alcuni oli essenziali, come quelli di Timo, Origano, Cannella, Rosmarino, Chiodi di Garofano, Salvia, Elicriso, che potrebbero essere interessanti per coadiuvare l'attività degli antibiotici, in modo da potenziarne gli effetti e renderli più nocivi nei confronti dei batteri stessi, e di inibirne così le capacità reattive e di resistenza agli stessi antibiotici, eliminando o almeno limitando l'antibiotico-resistenza.

Pelargonium sidoides
Pelargonio (Pelargonium sidoides)
Altre ricerche hanno posto l'attenzione sulle proprietà del Pelargonio, Pelargonium sidoides (o Geranio africano), usato tradizionalmente in Sud Africa, dove cresce, per il trattamento delle affezioni respiratorie e intestinali, i cui principi attivi caratterizzanti sono cumarine (umckalina, fraxetina, artelina), flavonoidi, polifenoli (acidi gallici), triterpenoidi e soprattutto le proantocianidine prodelfinidine oligomeriche.

Il Pelargonio mostra una vigorosa azione antibatterica e anche antivirale su una vasta gamma di batteri e virus patogeni, e modula la risposta immunitaria riducendo l'infiammazione delle vie respiratorie.

Saranno necessari ulteriori studi per verificarne l'efficacia come supporto all'uso degli antibiotici, per potenziarli e ridurre il fenomeno della farmaco-resistenza.

Un'altra ricerca ha posto l'attenzione sui flavonoidi, molecole molto diffuse nei vegetali, e in particolare quercetina, kaempferolo, apigenina e luteolina, che sembrano essere efficaci su alcuni microrganismi resistenti mediante l'inibizione dei loro enzimi e l'alterazione dell'integrità delle membrane cellulari microbiche.
Tale potenzialità potrebbe costituire una valida sinergia con gli antibiotici di sintesi, nella stessa ottica di potenziarne gli effetti e di indebolire la capacità dei batteri di sviluppare resistenza, da verificare con ulteriori qualificati studi.

Fabiana densa ramulosa
Fabiana densa ramulosa
Un'altra pianta oggetto di interesse scientifico è la Fabiana densa var. ramulosa, un arbusto spontaneo che cresce nelle aree montuose del Cile e dell'Argentina.
Questa specie vegetale contiene una molecola bioattiva che, secondo uno studio condotto da un team multidisciplinare composto da chimici, bioinformatici, microbiologi e biochimici, appartenenti a diverse università e centri di ricerca e coordinati dall'Università La Sapienza di Roma, ha mostrato risultati particolarmente promettenti nel contrasto dell'antibiotico-resistenza.

In particolare, il composto studiato sembrerebbe in grado di interferire con i meccanismi difensivi dei batteri, contribuendo a “disarmarli” e a ripristinare, almeno in parte, la sensibilità verso antibiotici ai quali avevano precedentemente sviluppato resistenza.
Questo approccio, che non agisce direttamente distruggendo il microrganismo ma modulandone le capacità di adattamento, rappresenta una strategia innovativa e potenzialmente di grande rilevanza nel panorama della ricerca antimicrobica.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Antimicrobial Chemotherapy, sottolineando il crescente interesse della comunità scientifica verso le molecole di origine vegetale come possibili strumenti complementari nella gestione delle infezioni resistenti.

Conclusioni



Sembra quindi opportuno e raccomandabile, oltre che promettente, che la ricerca debba orientare parte delle sue energie e capacità verso il ruolo che numerose piante medicinali possono svolgere sia come agenti antibatterici autonomi, sia mediante una loro azione sinergica con i farmaci di sintesi, per potenziarne l'azione e contrastare l'antibiotico-resistenza.

E' inoltre importante che ciascuno di noi faccia la propria parte per limitare la proliferazione di batteri resistenti, utilizzando gli antibiotici solo su indicazione del proprio medico, seguendone scrupolosamente le indicazioni, non interrompendo le terapie in anticipo e smaltendo i farmaci nel modo corretto.

Dott.ssa Marina Multineddu

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