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Articolo tratto dalla Newsletter del Luglio/Agosto
2007
IL CARDO MARIANO: UNA DIFESA NATURALE PER IL FEGATO
Il
Cardo mariano, Silybum marianum, è una pianta erbacea appartenente
alla famiglia delle Composite, presente in Europa meridionale e occidentale;
in Italia cresce dalla pianura alla zona submontana, nei terreni rocciosi
incolti e asciutti. La droga (ovvero la parte della pianta ricca di
principi attivi benefici; ricordo sempre che l'accezione negativa
di questo termine è nato solo in tempi recenti), è costituita dai
frutti, detti acheni e impropriamente chiamati semi, che si raccolgono
in luglio-agosto, quando i capolini cominciano ad aprirsi, verso la
fine della fioritura.
Il nome cardo significa arpione (dal celtico ard = spina);
il termine Silybum deriva dal greco silybon, che significa
ciuffo, e probabilmente allude al fiore che ha un bel ciuffo di petali
colorati lilla-violacei; mentre la parola mariano, cioè di Maria,
pare che alluda alle venature bianche presenti nelle foglie, che la
leggenda vuole siano i segni lasciati dal latte che la Madonna fece
cadere su questa pianta mentre allattava al seno il Bambino.
Il Cardo mariano è nominato già nella Bibbia come pianta medicinale,
e anche Teofrasto e Plinio il Vecchio lo descrivono e ne parlano in
relazione ai benefici che esercita sulla secrezione biliare. Nel medioevo
il Cardo mariano fu coltivato nei monasteri e questo fatto ne facilitò
la diffusione, che continuò poi nei secoli successivi ad opera di
vari studiosi. Ma fu solo negli anni '60 che alcuni ricercatori tedeschi,
con i loro studi che confermarono l'attività del Cardo mariano per
le patologie del fegato, ne diffusero l'uso per i disturbi epatici
acuti e cronici, quali le epatiti, come agente epatoprotettore e nelle
intossicazioni alimentari.
I principi attivi più interessanti del Cardo mariano sono la silimarina
e la silibina, le cui concentrazioni nella pianta variano a seconda
della sua provenienza: piante originarie di paesi subtropicali presentano
una concentrazione maggiore di principi attivi rispetto a quelle provenienti
da climi più freschi. La silimarina e la silibina hanno la capacità
di incrementare nel fegato la concentrazione di due sostanze molto
importanti per il nostro organismo, il glutatione (GSH) e la superossidodismutasi
(SOD), che rappresentano i due più importanti sistemi fisiologici
di difesa contro i radicali liberi.
Sono stati effettuati numerosi studi sperimentali, sia in vitro che
in vivo, che hanno messo in evidenza un'attività epatoprotettrice
e antiossidante della silimarina, studi che hanno ancora una volta
confermato l'uso tradizionale che si faceva di questa pianta per i
disturbi del fegato. Altri studi hanno messo in evidenza nel totum
di principi attivi contenuti nel Cardo mariano un'attività antinfiammatoria
e antiallergica, oltre alla capacità di ridurre l'azione carcinogena
di diverse sostanze chimiche e l'azione epatotossica dei farmaci antitumorali.
L'azione epatoprotettrice del Cardo mariano si manifesta prevenendo
o riducendo le alterazioni che si producono a carico del fegato, come
la steatosi (infiltrazione grassa del fegato) e la colestasi (diminuzione
o arresto della bile i cui elementi refluiscono nel sangue), provocate
da sostanze tossiche, come alcuni farmaci, o l'assunzione cronica
di alcool.
Il
meccanismo d'azione della silimarina si spiegherebbe con la protezione
esercitata sulla membrana delle cellule epatiche tramite la sua azione
antiossidante e per l'interazione con la componente lipidica delle
membrane stesse, che di fatto non riuscirebbero più ad assorbire le
sostanze tossiche, divenendo anche più resistenti alle lesioni.
Alcuni studi indicherebbero che il Cardo mariano contribuisca anche
a rigenerare le cellule del fegato, poiché la silibina riuscirebbe
a penetrare all'interno della cellula fino al nucleo, dove di fatto
agevolerebbe la sintesi proteica attraverso lo stimolo su RNA e DNA,
con conseguente maggior replicazione cellulare e rigenerazione dell'epatocita
(cellula epatica). Altri meccanismi agirebbero sui sistemi di detossificazione
e sul rilascio di sostanze benefiche dall'effetto antiflogistico (dal
greco anti = contro e flògosi = infiammazione).
Oltre all'azione antiepatotossica, la tradizione popolare riconosce
al Cardo mariano anche un'azione coleretica (aumenta la secrezione
di bile) e anticolesterolo, soprattutto endogeno. L'uso di preparati
a base di Cardo mariano è quindi consigliato a chi ha necessità di
detossificare il fegato, sia a causa di intossicazioni alimentari,
acute o croniche, sia in caso di epatiti di natura virale o alcolica;
ma anche in caso di alti livelli di colesterolo il Cardo mariano può
essere un valido supporto.
La proprietà coleretica ne fa un buon ausilio in caso di scarsa secrezione
biliare, di bile densa con dispepsia e cattiva digestione dei grassi;
perciò anche nella stitichezza lieve può risolvere il problema senza
bisogno di ricorrere a lassativi drastici, in quanto l'accresciuta
produzione di bile favorisce le funzioni intestinali.
Il Cardo mariano si è rivelato una pianta ben tollerata, che fino
ad oggi non ha mostrato reazioni avverse né interazioni con farmaci.
Per il suo contenuto di tiramina è necessaria cautela nei soggetti
ipertesi, poiché questa sostanza può far aumentare la pressione arteriosa.
Dott.ssa Marina Multineddu
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