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Dalla Newsletter
del Giugno 2006
I SALI MINERALI
prima parte
Con
l'articolo di maggio abbiamo
concluso l'argomento delle vitamine. Gli articoli di questo mese e
del mese prossimo saranno dedicati ai sali minerali, sostanze non
sempre tenute nella giusta considerazione, e che al contrario rivestono
un ruolo molto importante per la nostra salute e il nostro benessere.
Sono infatti pochi gli studi dedicati a questi elementi, se confrontati
con quelli dedicati alle vitamine che, fin dalla loro scoperta, sono
state oggetto di numerose ricerche per indagarne il ruolo preventivo
rispetto alle malattie derivate dalla loro carenza. Negli ultimi decenni
tuttavia si è iniziato ad analizzare meglio il ruolo dei minerali
in rapporto alla salute, anche perché gli strumenti analitici più
sofisticati hanno permesso di individuarne la presenza e misurarne
la quantità, oltre che svelarne la funzione nella protezione contro
numerose patologie degenerative.
I minerali sono sostanze inorganiche che nell'organismo rappresentano
tutto sommato una percentuale abbastanza bassa, poco più del 6%, ma
sono importantissimi per molti processi metabolici indispensabili
per la vita. Essi, a differenza di carboidrati, grassi e proteine,
non forniscono calorie e non producono direttamente energia, ma partecipano
proprio a quelle reazioni che liberano l'energia indispensabile per
la vita. I minerali costituiscono la principale materia prima per
la formazione delle ossa e dei denti, regolano l'equilibrio idrosalino
e gli scambi fra le cellule e i liquidi interstiziali (l'ambiente
che circonda le cellule e nel quale esse sono immerse), sono basilari
per la formazione di tessuti ed organi, svolgono un ruolo importante
nella composizione delle membrane cellulari, presiedono all'attività
nervosa e muscolare, e a moltissime altre funzioni che analizzeremo
nel prossimo articolo, quando entreremo nello specifico di ogni elemento.
Il nostro corpo non è capace di sintetizzare i minerali, che devono
necessariamente essere introdotti con gli alimenti: il sale da cucina,
cloruro di sodio, ne è un facile esempio; noi lo aggiungiamo ai cibi
quotidianamente (anche se un eccesso può provocare o aggravare un'ipertensione),
per approvvigionarci di sodio e cloro. Anche l'acqua fornisce una
quota di minerali, che si trovano disciolti in essa; questo è importante
perché i minerali, che pure, a differenza delle vitamine, non sono
alterati dal calore e non subiscono trasformazioni durante la cottura
dei cibi, passano però nell'acqua di cottura e in questo modo, se
essa è eliminata, se ne disperde una buona parte. E’ necessario quindi
tenere presente, affinché la nostra alimentazione sia equilibrata
e contenga quantità sufficienti di questi indispensabili elementi,
che una parte della razione alimentare di minerali che introduciamo
con l'acqua e gli alimenti è dispersa; inoltre non tutti i minerali
sono in forma totalmente biodisponibile, cioè assimilabile, ma generalmente
una frazione non è assorbita e metabolizzata.
I minerali sono eliminati attraverso l'urina, il sudore e le feci:
ogni giorno dobbiamo assumerne una quantità sufficiente a ripristinare
quelli perduti. Come quantità assoluta il fabbisogno di minerali può
variare da pochi microgrammi fino a qualche grammo, ed è proprio in
base a questo fabbisogno che i minerali sono suddivisi in due grandi
categorie: i macroelementi e i microelementi (o oligoelementi).
I macroelementi (dal greco macròs=grande) sono i minerali presenti
nell'organismo in quantità relativamente abbondanti, da alcuni grammi
o decigrammi, fino a diverse centinaia di grammi. Sono tutti quelli
di cui assumiamo quantità superiori ai 100 mg al giorno: Calcio, Cloro,
Fosforo, Magnesio, Potassio, Sodio, Zolfo.
I microelementi (dal greco micròs=piccolo) detti anche oligoelementi
(dal greco òligos=poco), sono i minerali presenti nell'organismo solo
in tracce, da pochi microgrammi a qualche milligrammo: piccolissime
quantità, a volte persino difficili da individuare, ma quanto importanti!
Appartengono a questa classe quelli di cui assumiamo quantità giornaliere
inferiori (e in alcuni casi, molto inferiori) ai 100 mg: i principali
sono Ferro, Rame, Zinco, Fluoro, Iodio, Selenio, Cromo, Cobalto.
Benché si siano fatti molti progressi, è problematico ancora oggi
stabilire quale sia lo "status" di un minerale all'interno di un organismo,
ma certamente, con il miglioramento dell'alimentazione e le maggiori
conoscenze in campo nutrizionale, raramente si manifestano gravi sintomi
dovuti a carenze pronunciate di minerali. Tuttavia è possibile andare
incontro a carenze lievi o marginali che, se protratte nel tempo,
possono giocare un ruolo importante, direttamente o indirettamente,
nello sviluppo di patologie degenerative talvolta anche gravi.
Numerosi studi hanno ormai dimostrato che un aumentato apporto di
minerali, così come di vitamine, che superi la cosiddetta RDA (Recommended
Daily Allowance: razione giornaliera raccomandata), può avere effetti
benefici sulla salute e il benessere degli individui.
L'RDA è un concetto nato negli Stati Uniti, dopo la scoperta delle
vitamine, per individuare le quantità minime di questi importanti
nutrienti, indispensabili per non incorrere nei gravi sintomi di carenza
acuta che abbiamo descritto negli articoli dei mesi passati, in tempi
in cui l'alimentazione era molto diversa da quella moderna, e non
sempre sufficiente (questo purtroppo accade ancora oggi nei paesi
del cosiddetto terzo mondo!). Quindi l'RDA non corrisponde più al
moderno concetto di salute e di benessere di un individuo, che va
oltre quella che definirei la "soglia minima di sopravvivenza". Questa
oggi non è più sufficiente, perché si tende non solo a combattere
le malattie attraverso la prevenzione, ma anche a raggiungere uno
stato di maggior benessere, utilizzando un apporto di questi nutrienti
che possa garantire un ottimale svolgimento di tutte le funzioni biochimiche
dell'organismo.
Ma
come mai, se l'alimentazione è migliorata ed è addirittura, in molti
casi, eccessivamente calorica, si possono manifestare carenze, seppure
marginali? Il punto è che il nostro regime alimentare non sempre soddisfa
il fabbisogno ottimale di minerali e vitamine, andando così incontro
a forme di "quasi carenza", non diagnosticabili con le normali analisi,
che possono manifestare diversi sintomi di disagio, come ad esempio
insonnia, irritabilità, maggior senso di affaticamento, minore resistenza
alle infezioni, dolori muscolari, disturbi delle mucose e della pelle.
Una felice definizione dice che spesso si mangiano "calorie vuote",
alludendo con questo al fatto che, anche nelle diete apparentemente
equilibrate, i cibi contengono molte calorie ma non forniscono quantità
ottimali di nutrienti, necessari all'organismo per una buona efficienza.
I cibi infatti subiscono manipolazioni che possono distruggere o ridurre
molti di questi nutrienti, come coltivazioni improprie, trattamenti
di conservazione, processi di lavaggio e cottura, eccessiva raffinazione.
Anche le moderne abitudini alimentari possono essere fonte di impoverimento
del patrimonio iniziale di macro e microelementi dei cibi: oggi si
privilegiano cibi raffinati rispetto a quelli integrali (vorrei sottolineare
il significato letterale del termine “integrale”: totale, completo),
consumiamo meno legumi e cereali, fonti di carboidrati complessi,
mentre al contrario abbiamo aumentato il consumo di zuccheri semplici;
è diminuito il consumo di vegetali freschi, verdura e frutta, specie
fra i bambini, i giovani e anche gli anziani, e per contro è aumentata
la quota di grassi, soprattutto saturi, e di alcolici. E' ormai dimostrato
che anche una normale dieta equilibrata, quindi variata e completa,
sia sotto l'aspetto calorico sia nel rapporto fra i macroelementi,
fornisca solo circa l'80% del fabbisogno raccomandato (RDA) di alcuni
microelementi.
Questo è ancor più vero in alcuni casi, come il periodo premestruale
e mestruale, la gravidanza, la menopausa, l'allattamento, la fase
della crescita nel bambino e nell'adolescente, la terza età, la presenza
di fattori di rischio come il fumo, l'inquinamento, l'assunzione di
farmaci, le malattie croniche e infettive, e inoltre situazioni di
stress eccessivo, intensa attività fisica, regimi alimentari ipocalorici.
In queste situazioni le carenze di minerali influiscono sul buon funzionamento
dei sistemi enzimatici, nei quali giocano un ruolo fondamentale, con
conseguenze deleterie su funzioni importanti come ad esempio i meccanismi
immunitari, il processo di crescita, la difesa dallo stress ossidativo
e quindi dai radicali liberi, da cui origina l’accelerazione dell'invecchiamento
dell'organismo, che si riflette sull'efficienza fisica e mentale,
il benessere generale e la longevità.
Il mese prossimo passeremo in rassegna le funzioni dei vari minerali,
soffermandoci sia sui macroelementi, sia sui microelementi (oligoelementi).
Dott.ssa Marina Multineddu
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