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Articolo tratto dalla Newsletter del Giugno 2004
LA LUFFA: SPUGNA VEGETALE NATURALE
Esiste
un tipo di Zucca, la Luffa (o Loofa), che è oggetto da lungo tempo delle
cure colturali della maggioranza dei popoli che vivono nei paesi caldi
come l'Indocina, l'Indonesia, le Antille francesi e l'Asia tropicale
in genere, e che viene oggi coltivata come pianta ornamentale, alimentare,
officinale e da fibra. Sebbene la sua origine sia appunto l'Asia tropicale,
oggi la Luffa è presente, sia allo stato spontaneo che coltivata,
nelle regioni tropicali di quasi tutto il mondo. L'immensa estensione
del territorio nel quale questa pianta forma oggetto di coltivazione
specializzata, e di commerci internazionali, sta a dimostrare non
solo la sua pratica utilità, ma anche, indirettamente, l'antica
conoscenza da parte dell'uomo. Oggi anche in Italia si sta sperimentando
con successo la coltivazione della Luffa, nelle regioni a clima caldo
come la Sardegna e la Sicilia.
La Luffa appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee e annovera meno
di una decina di specie, di cui una di particolare interesse, la Luffa
cylindrica (o Luffa aegyptica), che è utilizzata soprattutto
a scopo alimentare e per altri usi commerciali che vedremo. Il nome
Luffa ci ricorda la parola Louff in uso tra gli arabi per indicare
questa pianta, e che ne denuncia le origini.
La Luffa cylindrica è una grande pianta erbacea annuale, rampicante
per mezzo di cirri, i cui fusti raggiungono anche i 5 metri di lunghezza,
che produce frutti appartenenti al tipo dei peponidi, allungati e
cilindrici (da cui il nome) suddivisi internamente in tre logge longitudinali
che racchiudono i semi. La Luffa va seminata verso la fine di marzo
e la sua coltura richiede molta acqua, con irrigazioni frequenti e
abbondanti.
Con la maturazione, la polpa del frutto si modifica e, da morbida
e commestibile allo stadio giovanile, diventa all'interno fibrosa
e spugnosa, e le sue fibre divengono coriacee ed elastiche. Il frutto
è pendente e, arrivato a maturazione dei semi contenuti all'interno
delle tre logge, si apre alla sommità tramite una sorta di
opercolo che li lascia progressivamente sfuggire all'esterno, operando
così la diffusione della specie.
I frutti sono commestibili solo allo stadio giovanile, quando sono
ancora immaturi e ricordano le nostre zucchine, anche se inferiori
come gusto e qualità organolettiche, e vengono consumati dopo
cottura nelle minestre o dopo frittura; in quest'ultimo modo vengono
consumati anche i fiori maschili, che ovviamente non producono frutto,
proprio come noi europei facciamo con i fiori di zucca, solo che questi
vengono colti prima che sboccino.
A scopo alimentare sono utilizzate anche le foglie, oltre ai boccioli
fiorali e ai fiori maschili, e i giovani frutticini. Il frutto, nel
corso del suo accrescimento, diviene non commestibile anche per l'accumulo
di sostanze amare e purganti, oltre che per la lignificazione delle
fibre.
A scopi officinali il lattice, ottenuto incidendo o tagliando il fusto,
è utilizzato per la preparazione di saponi e cosmetici, mentre
a scopi medicinali vengono utilizzati sia le foglie, sia i frutti.
Se
i frutti vengono lasciati sulla pianta senza coglierli, si avviano
verso la loro naturale maturazione, diventando duri e fibrosi e la
loro polpa diventa immangiabile: è a questo stadio che subentra
l'uso della Luffa in campo cosmetico; infatti, è ora possibile
utilizzare lo stroma interno, ormai ridotto ad una rete di fibre elastiche,
allontanando, attraverso macerazione nell'acqua, gli ultimi eventuali
residui della parte polposa, la buccia e i semi.
Per la pelatura della Luffa si procede al distacco della parte più
esterna del frutto, l'epicarpo, una volta che esso sia completamente
essiccato, rendendo così più facile l'operazione, poiché
in questo stadio esso aderisce con meno tenacità al reticolo
sottostante. Diverse nervature ricoprono il frutto longitudinalmente
partendo dal picciolo, alla base del quale vi è un nodo abbastanza
resistente: quando il frutto è ben maturo viene bagnato e lo
strappo del nodo e delle sue nervature porta alla rapida pelatura
del frutto stesso, similmente a quanto avviene per le banane. Oggi
esistono macchinari che effettuano meccanicamente questa operazione.
Il frutto, privato dell'epicarpo, dei residui di polpa ormai essiccati
e dei semi, si presenta come un reticolo spugnoso di fibre, soffici
ma resistenti, molto leggere, di forma cilindrica e di grosse dimensioni,
anche 50-60 cm. di lunghezza e con un diametro fino a 20 cm, ma con
un peso di soli 30-50 grammi, quando è secco e privo anche
dei semi, che sono neri e numerosi, circa 500. A questo punto avviene
la cernita del prodotto, che viene poi confezionato in vari modi per
i diversi usi.
Grazie alle caratteristiche fisiche e meccaniche delle fibre del frutto
maturo, la Luffa è stata sempre tradizionalmente utilizzata
per la produzione di "spugne vegetali", naturali, ipoallergeniche
e biodegradabili, ottima alternativa alle spugne sintetiche, utili
per l'igiene personale, soprattutto per la loro azione levigante della
pelle. Infatti il massaggio effettuato con la Luffa bagnata e insaponata,
durante la doccia o il bagno, produce un vero e proprio "peeling",
che allontana le cellule morte superficiali, con un effetto esfoliante
che facilita il ricambio cellulare, rendendo la pelle molto più
morbida e liscia, in modo più delicato rispetto al tradizionale
guanto di crine; oltretutto la Luffa si sciacqua facilmente e poiché
non trattiene sapone e asciuga rapidamente, non ammuffisce come fanno
a volte certe spazzole e spugne di altri materiali, quindi dura moltissimo
tempo ed è più igienica.
La sua azione può essere sfruttata anche per evitare la formazione
di quegli antiestetici accumuli cheratinici conseguenti all'uso della
ceretta depilatoria, conseguenza della ricrescita sottopelle dei peli
dentro i pori (peli incarniti). In questo caso è conveniente
applicare sulla pelle un olio emolliente, ad esempio olio di Mandorle,
o una crema grassa come il Burro di Karité, e lasciar ammorbidire
per alcune ore, quindi effettuare un massaggio circolare sulla zona
da trattare con la Luffa sempre bagnata e insaponata: la pelle perderà
quell'orribile aspetto di "pelle d'oca" e tornerà
di nuovo liscia e gradevole. Oppure si può effettuare un massaggio
delicato, con movimenti circolari sulla pelle asciutta, con la Luffa
ugualmente asciutta, per riattivare la circolazione sanguigna, oppure
per fare uno "scrub" più profondo, soprattutto sui
gomiti e sui talloni.
Anche le zone soggette a cellulite si avvantaggeranno del massaggio
quotidiano effettuato con la Luffa, poiché essa facilita l'assorbimento
di eventuali creme anticellulite, migliorando contemporaneamente la
circolazione del sangue, contrastando così in modo attivo una
delle cause della cellulite stessa, cioè la cattiva circolazione.
La
Luffa viene utilizzata tal quale, semplicemente tagliando a pezzi
il reticolo fibroso del frutto e ricavando da esso 4-5 spugne, a seconda
della sua grandezza, anche applicando loro un manico in modo da ottenere
una "spazzola" di Luffa per lavare la schiena; ma con questo
frutto si confezionano anche delle manopole da bagno e delle strisce
lavaschiena, con una parte di tessuto e una di Luffa, così
da avere una parte un po' più ruvida e una più morbida
per le zone più delicate del corpo. Nasce da questa particolare
destinazione dei frutti di Luffa il nome francese di "Courge-torchon"
(panno di zucca) che serve, volgarmente, ad individuare tali zucche.
La Luffa di qualità più morbida e con la trama del reticolo
più largo, quindi meno utilizzabile come spugna, può
essere comunque utilizzata anche per imbottiture e per riempimento
di vari oggetti domestici (sedie, poltrone ecc.), oppure per confezionare
dischetti detergenti per il viso, o anche come suola per ciabattine
di cotone, o come solette sottopiede traspiranti per le scarpe, come
materiale isolante termoacustico, per imballaggi, o anche come substrato
per colture idroponiche, e come abrasivo multiuso, per esempio in
cucina per le stoviglie, ed altro ancora.
Il campo di utilizzazione della Luffa che, ripeto, è naturale
e biodegradabile e oltretutto rinnovabile (basta coltivarla!), quindi
eco-compatibile, potrebbe essere molto vasto e potrebbe sostituire
molti materiali tradizionali, di solito più inquinanti, con
grande vantaggio per l'ambiente.
Dr.ssa Marina Multineddu
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