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Dalla Newsletter
del Febbraio 2008
LE PROPRIETÀ FITOTERAPICHE DELLA CALENDULA
La
Calendula,
Calendula officinalis, è una pianta erbacea originaria del Nord Africa;
in Italia cresce spontanea dalla zona mediterranea fino alle zone
submontane, nei prati, nei campi incolti e nei luoghi erbosi. Appartiene
alla famiglia delle Composite ed è coltivata anche nei giardini, che
adorna con i suoi bei fiori simili a grosse margherite (capolini)
che variano dal giallo zolfo al giallo oro, fino all'arancione acceso.
Il nome Calendula deriva dal latino "calendae" che per i Romani indicava
il primo giorno di ogni mese, e probabilmente allude al fatto che
questa pianta, assai rustica e resistente, inizia la sua fioritura
in primavera, e continua a fiorire praticamente per tutto l'anno.
Con altre Composite, come il Tarassaco
e la Cicoria,
condivide l'eliotropismo positivo (dal greco helios = sole e tropos
= direzione): i suoi fiori infatti seguono il corso del sole, rivolgendosi
da est verso ovest, mano a mano che il sole si sposta nel cielo.
In inglese è chiamata Marigold, in tedesco Ringelblume, in francese
Souci, che è una probabile contrazione dell'antica parola latina solsequium
(= che segue il sole) che nella parlata popolare col tempo divenne
sosli, poi soulsi, e infine souci) poiché i fiori, oltre che seguirne
il movimento, sbocciano al sorgere del sole e si chiudono al tramonto.
In Italia il nome popolare Fiorrancio (da fiore e arancio) è derivato
proprio dal suo intenso colore aranciato.
La Calendula è anche una pianta tintoria casalinga, che dà un bel
color crema per decozione dei suoi fiori, e fornisce anche una sorta
di colorante alimentare non tossico, talvolta utilizzato per esaltare
il colore del burro.
L'uso fitoterapico più comune della Calendula è quello esterno, sotto
forma di pomata, per accelerare la cicatrizzazione e stimolare la
granulazione del tessuto epidermico in caso di piaghe, ustioni, piccole
ferite, abrasioni, geloni: la Calendula infatti ottimizza l'irrorazione
sanguigna della cute, migliorandone così il trofismo,
e manifestando inoltre un'attività batteriostatica.
Le proprietà vulnerarie (vulnerario = medicamento che cura e cicatrizza
piaghe e ferite), antinfiammatorie e immunostimolanti
sembrano attribuibili all'elevata quantità di carotenoidi contenuti
nei fiori di Calendula, al cui olio essenziale sono riconosciute proprietà
antibatteriche, antimicotiche
e antivirali.
Per il contenuto in flavonoidi
sono inoltre attribuite alla Calendula attività emollienti, lenitive,
rinfrescanti e riepitelizzanti,
grazie all'azione di normalizzazione del microcircolo tissutale. L'uso
esterno della pomata alla Calendula è quindi consigliato in caso di
pelle secca e delicata, screpolata, facilmente arrossabile: le sue
mucillagini svolgono una specifica azione protettiva ed emolliente,
con una capacità filmogena che isola la pelle irritata e ne modula
il grado di umidità, per cui se ne consiglia l'uso anche per le dermatiti
da pannolino, e come trattamento protettivo pre-sole, e lenitivo doposole.
Vorrei sottolineare l'eccellente azione in caso di geloni, sia delle
mani che dei piedi, che spesso la sola pomata alla Calendula risolve
in breve tempo, costituendo anche un valido presidio per prevenirli,
se utilizzata con continuità all'inizio della stagione fredda, e per
tutto l'inverno.
L'infuso dei fiori di Calendula, o la soluzione idroalcolica diluita
in acqua, sono utilizzati con frequenza nei paesi di cultura tedesca
per fare gargarismi e sciacqui, per le affezioni delle mucose della
bocca e della gola, in caso di stomatiti, gengiviti, afte,
tonsilliti e faringiti.
Meno
conosciuto, ma non per questo meno importante, è l'uso interno della
Calendula, generalmente sotto forma di soluzione idroalcolica da assumere
diluita in acqua.
La più importante azione riconosciuta ed accertata è quella emmenagoga,
che ne consiglia l'uso in caso di dismenorrea
e alterazioni del ciclo mestruale, del quale diminuisce, spesso fino
ad eliminarli, i fenomeni dolorosi, anche importanti.
Contro i dolori mestruali, la Calendula va assunta nei 10-15 giorni
che precedono il ciclo, ogni mese, per diversi mesi (anche 5-6); quindi
se ne diminuisce gradualmente il dosaggio e il numero dei giorni di
assunzione, per verificare se si può sospendere o se è necessario
continuare ancora, vista l'innocuità e l'assenza di controindicazioni.
L'uso interno della Calendula infatti non solo non presenta effetti
negativi, ma è utile come riepitelizzante della mucosa gastrica, azione
attribuibile all'alto contenuto di caroteni, e come antispasmodico
e coleretico
in caso di patologie epatiche e delle vie biliari. Questa proprietà
è stata da sempre largamente utilizzata dalla medicina popolare, ed
è stata in seguito confermata da studi che sottolinearono la sua efficacia,
nello stimolo della secrezione biliare.
A titolo di curiosità, ricordiamo che l'uso popolare della Calendula
ha origine nell'antica teoria della signatura di Paracelso, la quale
affermava che si può curare una malattia che colpisce una determinata
parte del corpo, con una pianta che riproduce, nella forma o nel colore,
proprio quella parte del corpo: la Calendula ha un colore arancio
intenso che ricorda il colore della bile secreta dal fegato (come
anche le radici di Curcuma, di cui abbiamo parlato nell’articolo del
mese di Gennaio 2008), ed è utilizzata
proprio per facilitare la secrezione della bile e per i disturbi e
le intossicazioni epatiche.
Un altro esempio è l'Eufrasia, utile per le infiammazioni degli occhi
(è infatti chiamata "erba degli occhi"), che ha il fiore dotato di
una piccola macchia che ricorda la forma di un occhio, oppure il Capelvenere,
che era utilizzato per la cura dei capelli, e che presenta steli che
portano le foglioline neri, sottili e lucidi proprio come capelli.
Naturalmente questa teoria non ha alcun fondamento scientifico, ma
rappresenta solo una curiosità storica.
Dott.ssa Marina Multineddu
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