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Articolo tratto dalla Newsletter del Settembre 2006
I SALI MINERALI
Terza parte: i Microelementi o Oligoelementi
Con l'articolo di questo mese
completiamo il ciclo dedicato ai sali minerali: dopo aver introdotto
l'argomento nell'articolo di giugno, classificando i sali minerali
in macroelementi e oligoelementi, e aver preso in esame i macroelementi
nell'articolo di luglio-agosto, concludiamo soffermandoci infine sui
cosiddetti microelementi, o oligoelementi, il cui nome (dal greco
micròs = piccolo e òligos = poco) indica che essi sono indispensabili
all'organismo umano in quantità piccolissime: inferiori, spesso anche
molto inferiori, ai 100 mg al giorno.
Ricordiamo che sono considerati macroelementi il Calcio, il Fosforo,
il Magnesio, il Sodio, il Potassio e il Cloro, mentre sono classificati
come microelementi o oligoelementi il Ferro, il Rame, lo Zinco, il
Fluoro, lo Iodio, il Selenio, il Cromo e il Cobalto.
Tutti sono definiti anche essenziali, perché devono essere introdotti
con l'alimentazione, poiché il nostro organismo non è capace di sintetizzarli,
e una loro carenza comprometterebbe molte funzioni vitali.
Abbiamo già affrontato l'argomento degli oligoelementi in riferimento
al loro ruolo nei disturbi di tipo allergico. Rimandiamo all'articolo
del gennaio 2004, per un approfondimento di questo tema.
Passiamo ora in rassegna i vari oligoelementi, mettendo in rilievo
le loro caratteristiche principali.
Il
Ferro, il cui simbolo chimico è Fe, è forse il più conosciuto fra
i microelementi, poiché è un componente essenziale dell'emoglobina,
il pigmento rosso del sangue contenuto nei globuli rossi, indispensabile
per il trasporto dell'ossigeno a tutte le cellule dell'organismo.
E' un oligoelemento di vitale importanza, diffuso in tutti i tessuti,
fondamentale per la vita di tutti gli esseri viventi (eccetto qualche
raro batterio), poiché tutte le cellule hanno bisogno di ossigeno
per vivere. Esso partecipa anche alla formazione della mioglobina,
la sostanza che trasporta l'ossigeno ai muscoli, permettendo così
la loro contrazione.
Assieme allo Zinco, il Ferro è l'oligoelemento più abbondante nel
cervello: entrambi sono essenziali per le funzioni del sistema nervoso
centrale, partecipando alla formazione delle cellule nervose e alla
trasmissione dei segnali neurologici. Il Ferro inoltre entra a far
parte della composizione di molti enzimi, che, come abbiamo osservato
nell'articolo di luglio-agosto, sono fondamentali per la vita animale
e quindi anche dell'uomo.
Nell'organismo umano sono presenti circa 4 grammi di ferro, di cui
la metà si trova nell'emoglobina, mentre il resto è distribuito in
vari distretti, fra cui il fegato, il midollo osseo e la milza, nei
quali è immagazzinato sotto forma di ferritina ed emosiderina.
Il Ferro contenuto negli alimenti è assimilato in percentuali molto
differenti a seconda che esso sia di origine animale o vegetale: quello
di origine animale è assorbito più facilmente e in maggiore quantità,
mentre quello di origine vegetale è assorbito in percentuali molto
basse. Questo sia perché è diversa la molecola con cui il Ferro è
veicolato, sia perché nei vegetali sono presenti sostanze come i tannini
(es. nel tè e nel caffè) e i fitati (es. nei legumi), che ne riducono
l'assimilazione.
Al contrario, la vitamina C, alcuni acidi organici, il Ferro di origine
animale, definito Ferro eme, facilitano l'assimilazione del Ferro
di origine vegetale (Ferro non-eme). Qualche goccia di limone, ricco
di acido citrico e di vitamina C, sulle verdure facilita quindi l'assorbimento
del Ferro non eminico in esse contenuto. I vegetariani devono perciò
fare molta attenzione nel combinare gli alimenti, per non andare incontro
a carenze di questo oligoelemento.
Nell'organismo, il Ferro si trova solitamente in condizioni di equilibrio:
quello che è ingerito dovrebbe servire ad integrare le perdite quotidiane,
ma anche se in generale la nostra alimentazione è ricca di ferro,
proprio a causa di una ridotta assimilazione si può presentare una
sua carenza.
Bisogna anche sfatare la convinzione che gli spinaci abbiano un alto
contenuto di Ferro: questo è falso, anzi l'ingestione di spinaci insieme
ad alimenti ricchi di Ferro può addirittura diminuirne l'assimilazione.
Questa diffusissima credenza pare sia derivata da un errore commesso
da un analista, molti anni fa, nel trascrivere la virgola nel valore
dell'analisi effettuata sugli spinaci, tramandando così un valore
errato, molto più alto di quello reale, che curiosamente si è diffuso
anche fra larghi strati della popolazione, non solo fra gli addetti
ai lavori (il personaggio dei fumetti Braccio di Ferro, o Popeye,
forse ha contribuito alla diffusione di questa idea!).
Il fabbisogno giornaliero di Ferro può essere molto variabile: è superiore
durante il periodo mestruale, nelle fasi di accrescimento come l'infanzia,
durante la gravidanza e l'allattamento; invece è inferiore nei maschi
adulti, nell'età avanzata, nella menopausa. Nel primo caso il fabbisogno
varia da 18 fino a 30 mg al giorno; nel secondo caso sono sufficienti
10 mg.
Una carenza di Ferro può produrre, se abbastanza importante, un'anemia
che si manifesta con senso di spossatezza, fisica e intellettuale,
pallore, affanno, palpitazioni, perdita di capelli, predisposizione
alle infezioni. L'anemia da carenza di Ferro è definita sideropenica
(dal latino sìderos = ferro, e penìa = povertà).
Più raro è andare incontro all'eccesso di Ferro, che tuttavia può
verificarsi in caso di patologie epatiche, alcolismo cronico, trasfusioni
frequenti, come avviene nei soggetti affetti da microcitemia, o anemia
mediterranea, che devono assumere farmaci specifici per evitare l'accumulo
del Ferro nei tessuti, molto dannoso per diversi organi, e in un'altra
malattia ereditaria, l'emocromatosi, che provoca un aumentato assorbimento
intestinale di Ferro; quest'ultima malattia è spesso sottovalutata
ed è scoperta per caso, o solo quando ha ormai prodotto gravi danni.
L'eccesso di Ferro sembra anche aumentare la formazione di radicali
liberi, che accelerano l'invecchiamento delle cellule, soprattutto
quelle cerebrali, come alcune recenti ipotesi sostengono a proposito
del morbo di Alzheimer.
Le maggiori fonti di Ferro eminico, quindi ben assimilabile, sono
le interiora come fegato, cuore, rognone, le carni rosse, alcuni crostacei
e pesci come cozze, gamberetti, ostriche, tonno, sardine. Ferro non
eminico, quindi meno assimilabile, è contenuto nei vegetali, come
fagioli, ceci, tofu, foglie verdi. Il giusto equilibrio di vitamine
e minerali presenti nella dieta è fondamentale per mantenere la giusta
omeostasi del Ferro nel nostro organismo.
Il
Rame, il cui simbolo chimico è Cu, deriva il suo nome italiano dal
latino parlato Aramen (a sua volta derivato dalla voce latina Aes,
che significa rame, bronzo); il simbolo chimico ha origine ancora
dal latino, ma dalla parola Cuprum, poiché in epoca romana il rame
era importato soprattutto dall'isola di Cipro, ed era chiamato Aes
Cyprium, cioè rame o bronzo di Cipro (infatti in epoca romana non
si considerava differente il rame puro o il bronzo, che è la sua lega
con lo stagno).
Il ruolo del Rame all'interno dell'organismo è importantissimo: partecipa
al metabolismo cerebrale e cardiovascolare, al trasporto del Ferro
e alla sua assimilazione, è necessario per lo sviluppo dei globuli
rossi, per liberare il Ferro dalla mucosa intestinale e per immagazzinarlo
nei tessuti; rinforza il sistema immunitario, agendo da stimolo sui
leucociti (globuli bianchi) nel combattere in generale le malattie
infettive.
Il Rame è un componente di numerosi enzimi, che catalizzano moltissime
reazioni indispensabili per la vita. Un particolare enzima contenente
Rame, la SuperOssidoDismutasi (S.O.D.), combatte l'ossidazione delle
cellule attraverso la neutralizzazione dei radicali liberi, rallentando
l'invecchiamento delle cellule stesse e quindi di tutto l'organismo.
Esso è tra i componenti della mielina, l'importantissimo rivestimento
protettivo dei neuroni, e quindi dei nervi. Compare fra gli enzimi
preposti alla sintesi dei neurotrasmettitori, i messaggeri chimici
che permettono ai neuroni di "dialogare", consentendo la trasmissione
degli impulsi nervosi. E' rilevante per la pelle e le ossa, poiché
presiede con specifici enzimi alla formazione della melanina e del
collagene, proteina quest'ultima presente sia nella pelle che nelle
ossa, alle quali conferisce elasticità. Anche l'elastina, importante
per il cuore e le arterie, è influenzata da enzimi che contengono
Rame come co-enzima.
Il Rame è immagazzinato nel fegato, che lo distribuisce ai vari distretti,
regolandone l'omeostasi.
E' contenuto in buona quantità negli alimenti come fegato, rognone,
molluschi, legumi secchi, cioccolata amara, e frutta come avocado,
noci, nocciole, uva passa; anche le carni in genere, il pesce, le
uova sono discreti apportatori di Rame, che di norma è presente in
quantità adeguate in un'alimentazione mista e variata.
In base a studi sul metabolismo di questo minerale, non vi sono dati
definitivi e certi sul suo fabbisogno quotidiano, ma, analizzando
l'alimentazione media degli italiani, l'apporto di Rame appare adeguato
fra i 3 e i 4,5 mg al giorno.
Lo
Zinco, il cui simbolo chimico è Zn, è distribuito in tutti i tessuti
dell'organismo umano, ma si trova in maggiore concentrazione soprattutto
nei muscoli striati (muscoli scheletrici), nelle ossa, nella pelle,
nei capelli.
Poiché non ci sono depositi che ricoprano il ruolo di riserva di Zinco,
esso deve essere necessariamente introdotto quotidianamente con la
dieta, anche se lo Zinco presente nel fegato può essere in parte mobilizzato,
in caso di deficit alimentare che non sia però troppo protratto nel
tempo.
Lo Zinco è indispensabile per la crescita corporea, per la riparazione
dei tessuti e per una efficiente risposta immunitaria alle infezioni;
svolge anche un'attività antiossidante, poiché riduce la formazione
di radicali liberi. Come coenzima partecipa alla formazione di numerosi
enzimi, che regolano la formazione delle proteine, partecipano a molte
funzioni ormonali e cerebrali, e nell'uomo modulano le quantità di
testosterone nella prostata.
Per uso esterno, lo Zinco è utilizzato in caso di acne e di dermatite
seborroica, poiché riduce la secrezione sebacea. E' utile anche nel
trattamento delle lesioni della pelle, in quanto aumenta la velocità
di guarigione delle ferite: tipico l'uso dell'ossido di zinco nelle
pomate utilizzate per prevenire le dermatiti da pannolino nei neonati
e negli anziani costretti a letto.
I cibi più ricchi di Zinco sono gli alimenti proteici, come le carni
rosse e bianche, mentre le fonti vegetali sono le noci, le nocciole,
i semi di girasole e di zucca, il germe di grano. Anche cereali e
legumi contengono Zinco, ma la presenza di fitati ne riduce l'assorbimento;
il processo di lievitazione del pane degrada tuttavia i fitati, riducendo
il rischio di carenza.
Il fabbisogno quotidiano di Zinco varia a seconda dell'età, da un
minimo di 10 mg fino ai 30 mg necessari durante la gravidanza.
La carenza di Zinco può provocare ritardi nella crescita, alterazioni
della pelle, maggiore vulnerabilità alle infezioni, ritardi di cicatrizzazione
delle ferite, fragilità di unghie e capelli, macchie bianche nelle
unghie, maggior incanutimento dei capelli, alterazioni della sensibilità
gustativa, perdita dell'appetito.
Non bisogna comunque eccedere con l'integrazione dello Zinco, né prolungarla
troppo nel tempo, poiché un suo eccesso inibisce l'assorbimento del
Rame e del Ferro.
Il
Fluoro, il cui simbolo chimico è F, nell'organismo è presente ovunque,
ma è concentrato soprattutto nelle ossa e nei denti, ai quali conferisce
durezza.
La fonte maggiore di Fluoro è l'acqua, ma è contenuto anche nel pesce,
nei crostacei, nel tè.
La dose giornaliera consigliata, che va dai 2,5 ai 4 mg nei giovani
e negli adulti rispettivamente, non deve essere superata, poiché potrebbe
diventare tossica e si potrebbe incorrere facilmente in alterazioni
dei denti, che diventano più fragili, possono spezzarsi, o manifestare
macchie scure (fluorosi); l'eccesso di Fluoro può comportare anche
fragilità ossea, danni renali, crisi convulsive di tipo tetanico per
alterazione della calcemia, danni neurologici.
Proprio per questo motivo è controversa la pratica di aggiungere Fluoro
all'acqua potabile degli acquedotti, come si fa per esempio in molti
stati degli USA, mentre in Europa è quasi ovunque vietato. Lo scopo
sarebbe quello di evitare la carie dentaria, ma il fatto che il dosaggio
di assunzione sia poco controllabile, ne fa una profilassi che comporterebbe
più rischi che benefici. Oggi in Italia non è più molto diffusa la
prassi di somministrare ai bambini compressine di Fluoro da succhiare,
per rinforzare lo smalto dei denti, come era abitudine negli anni
'70, proprio per il rischio di provocare fluorosi.
Lo
Iodio, che ha simbolo chimico I, è localizzato nel nostro organismo
soprattutto a livello della tiroide; infatti esso è indispensabile
per la sintesi degli ormoni tiroidei, che influenzano il metabolismo,
lo sviluppo del sistema nervoso centrale e l'accrescimento corporeo.
Lo Iodio è abbastanza diffuso in natura, ma è generalmente presente
in percentuali ridotte; gli alimenti più ricchi di Iodio sono i pesci,
il sale marino integrale, mentre le percentuali presenti nei vegetali
dipendono moltissimo dal terreno in cui sono coltivati.
Il fabbisogno quotidiano di Iodio è di circa 0,1 mg.
Una carenza di Iodio durante la gravidanza può comportare per il feto
gravi patologie che influenzano il corretto sviluppo dell'encefalo.
Anche nell'adulto, quando l'apporto di Iodio nella dieta è scarso,
si può andare incontro alla formazione del "gozzo", cioè un ingrossamento
della tiroide, poiché l'organismo cerca di ovviare alla carenza di
Iodio con una superstimolazione della tiroide stessa, che aumenta
di volume. In alcune zone, soprattutto montane, povere di Iodio ambientale,
è consigliato un apporto supplementare di Iodio tramite il "sale iodato",
per prevenire l'ipotiroidismo, un aumentato rischio di aborto e un
grave tipo di ritardo mentale, definito cretinismo.
Il "gozzo" è una malattia che riguarda in Italia circa sei milioni
di persone, oltre il 10 % della popolazione, con percentuale maggiore
nel sesso femminile, con costi sociali molto elevati. Sarebbe quindi
auspicabile da parte di ciascuno di noi tenere sotto controllo l'alimentazione,
in modo da avere un buon apporto di Iodio, per esempio inserendo fra
i nostri alimenti maggiori quantità di pesce, alghe, o effettuando
un'integrazione, magari sotto controllo medico.
Vi sono poi alcuni alimenti definiti gozzigeni, come il cavolo, le
rape, le cipolle e le noci, poiché inibiscono l'assorbimento dello
Iodio. Questo non significa che non si debbano consumare questi alimenti:
è però necessario tenerne conto nel combinare i diversi cibi nell'arco
della giornata e della settimana, in modo che vi sia un equilibrio.
Il
Selenio, che ha simbolo chimico Se, pur essendo presente in tracce
nell'organismo umano, è un elemento essenziale, in quanto ha un'azione
antiossidante contro i radicali liberi, quindi protegge l'integrità
delle membrane cellulari, ci aiuta a ritardare l'invecchiamento delle
cellule stesse e in definitiva di tutto il corpo.
Il suo ruolo non è ancora completamente conosciuto, però è certo che
fa parte di importanti enzimi, come l'enzima glutatione perossidasi,
che è forse la più importante difesa contro i radicali liberi. Il
Selenio partecipa al metabolismo degli ormoni tiroidei, contribuisce
ad aumentare le difese immunitarie, e la sua carenza può indurre patologie
a carico del cuore, del fegato, del sangue, dei nervi, dell'apparato
cardiovascolare. Studi recenti, che andranno comunque ripetuti su
larga scala per avere una conferma, attribuiscono al Selenio anche
un ruolo di difesa contro il manifestarsi di vari tipi di tumori.
Il fabbisogno quotidiano di Selenio varia da 10 ai 55 microgrammi;
nei maschi il fabbisogno è maggiore, poiché il Selenio è eliminato
attraverso il liquido seminale.
Gli alimenti più ricchi sono i cereali, il lievito di birra, i cavoli,
la cipolla, il pesce, la carne, i latticini e in particolare le noci
brasiliane. Cavoli e cipolle, che, come abbiamo indicato, ostacolano
l'assorbimento dello Iodio, sono al contrario importanti per il Selenio,
a riprova del fatto che l'alimentazione deve essere sempre variata
e completa!
Il contenuto di Selenio negli alimenti dipende dalla sua disponibilità
nel suolo di coltivazione; diverse regioni del mondo hanno un suolo
con scarsa disponibilità di Selenio, e in esse infatti si sono riscontrate
carenze endemiche di questo minerale. Anche l'Italia ha suoli abbastanza
poveri di Selenio, per cui l'apporto con la dieta è abbastanza scarso.
Un eccesso di Selenio può provocare intossicazione cronica con disturbi
cutanei e visivi, mentre un'intossicazione acuta si manifesta con
disturbi gastrointestinali e polmonari.
Il
Cromo, che ha simbolo chimico Cr, è un importante fattore di tolleranza
al glucosio, ed è indispensabile per un corretto metabolismo di zuccheri
e grassi, per la sintesi degli acidi grassi e del colesterolo.
L'organismo umano ne contiene circa 6 mg, ma questa quantità diminuisce
nel corso degli anni, e questo può spiegare come mai con l'età si
può manifestare una ridotta tolleranza al glucosio, e si può andare
incontro ad alti valori di colesterolo e trigliceridi. Il Cromo infatti
stimola l'attività di quegli enzimi responsabili del metabolismo del
glucosio, ed è dimostrato che esso aumenta l'efficacia dell'insulina
nell'elaborazione del glucosio stesso.
Il Cromo maggiormente biodisponibile è contenuto soprattutto nel lievito
di birra, nelle carni, nei formaggi, nei cereali integrali, nelle
barbabietole; i vegetali in genere sono però poveri di questo minerale,
anche perché risentono della concentrazione di Cromo presente nel
terreno.
Il processo di raffinazione degli alimenti causa grandi perdite di
Cromo, che oltretutto non è facilmente assimilabile; si può andare
incontro a carenza se si consumano grandi quantità di zuccheri semplici
e cereali raffinati, e nei diabetici questo può aggravare la malattia.
Il fabbisogno giornaliero varia da circa 50 a 200 microgrammi, e un
eccesso può provocare danni ai reni e alla pelle.
Il Cobalto, il cui simbolo chimico è Co, è un microelemento indispensabile,
poiché è un costituente della vitamina B12: l'assunzione di questo
minerale è quindi strettamente legato a quello di questa vitamina.
Il Cobalto è necessario per il buon funzionamento dei globuli rossi
del sangue e una sua carenza, essendo collegata anche alla carenza
di vitamina B12, può causare anemia.
Fonti alimentari principali sono le carni rosse, le frattaglie (specialmente
fegato e rognone), le vongole, le ostriche, il latte. Il Cobalto è
presente nella vegetazione marina, ma manca nelle verdure coltivate,
anche se piccole quantità possono essere trasmesse ai raccolti con
i fertilizzanti. Proprio per questo i vegetariani possono andare incontro
a carenze di Cobalto e vitamina B12.
Una carenza di Cobalto può provocare, oltre all'anemia, un rallentamento
nella crescita e infertilità, mentre l'intossicazione difficilmente
ha cause alimentari, ma può derivare da motivi professionali, e può
provocare lesioni a diversi organi.
Abbiamo così concluso la nostra rassegna sui sali minerali, indispensabili,
anche se spesso sottovalutati, per la nostra salute e il nostro benessere.
Impariamo quindi a tenerli in debita considerazione!
Dott.ssa Marina Multineddu
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