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Dalla Newsletter del Febbraio 2004 |
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FITOTERAPIA DEI DISTURBI PROSTATICI
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La prostata è un organo dalla struttura ghiandolare, posta
sotto la vescica urinaria, che circonda la porzione iniziale dell'uretra
maschile, cioè il condotto che dalla vescica porta le urine
verso l'esterno perché vengano eliminate.
La sua funzione è quella di produrre un liquido dalla composizione
chimica molto complessa, il liquido spermatico, che serve a veicolare
gli spermatozoi prodotti dai testicoli, garantendo così la
loro vitalità e motilità.
Con l'avanzare dell'età, la prostata può subire un lento
e progressivo aumento di volume: questo si riscontra in oltre il 50%
dei cinquantenni e quasi il 100% degli ottantenni. L'aumento di volume
coinvolge la componente ghiandolare della prostata che, comprimendo
l'uretra, ne riduce il lume rendendo difficoltosa la minzione.
Questo disturbo viene definito Iperplasia Prostatica Benigna (BPH)
ed è di essa che ci vogliamo occupare in questa sede.
Quando, con l'aumento del volume della prostata, la pervietà
dell'uretra va via via riducendosi, la vescica urinaria reagisce all'aumentata
resistenza al deflusso urinario con un aumento dello spessore della
sua muscolatura liscia, compensando in parte la difficoltà
ad urinare e garantendo così lo svuotamento completo della
vescica.
Ma se l'iperplasia prostatica progredisce, l'aumento del tono vescicale,
ottenuto con l'ipertrofia della sua muscolatura, diventa insufficiente
a vincere la resistenza uretrale. Come conseguenza non si ottiene
più lo svuotamento completo della vescica e fra una minzione
e l'altra persiste nella vescica un residuo di urina, che può
facilitare l'insorgenza di infezioni batteriche delle vie urinarie.
La sintomatologia dell'iperplasia prostatica benigna è naturalmente
dovuta all'ostruzione dell'uretra e si manifesta con una diminuzione
della forza e del calibro della minzione e da una pollachiuria,
prevalentemente notturna. In certi casi questa alterazione della funzione
urinaria si associa ad una sintomatologia irritativa, per cui si manifesta
pollachiuria anche durante il giorno, sensazione di tensione anche
dolorosa della vescica, talvolta bruciore, e urgenza imperiosa ad
urinare.
Aumentando l'ostruzione e formandosi, come dicevamo, un residuo di
urina nella vescica ad ogni minzione, se questo residuo aumenta come
entità, si può andare incontro più facilmente
ad episodi infettivi a carico della vescica e delle vie urinarie.
Questa sintomatologia naturalmente può presentarsi con un ampio
ventaglio di gravità, per cui si potranno avere dei piccoli
disturbi con i quali il paziente potrebbe tranquillamente convivere
anche in assenza di trattamento, fino ai quadri più gravi che
richiedono un intervento chirurgico.
Sarà naturalmente il medico a valutare quale potrà essere
l'approccio giusto caso per caso: se può essere sufficiente
un trattamento fitoterapico, e vedremo più avanti quali piante
possono essere utilizzate, o sia indispensabile un trattamento farmacologico
più aggressivo, o se invece sia da valutare la possibilità
di un intervento chirurgico.
Nel caso in cui i sintomi e la situazione non richiedono trattamenti
farmacologici specifici, la fitoterapia può essere un valido
aiuto per tenere sotto controllo il disturbo prostatico, attenuandone
i fastidiosi sintomi ed evitando anche che il disturbo progredisca
aggravandosi. La fitoterapia può anche essere impiegata per
affiancare il trattamento farmacologico, poiché può
potenziarne i benefici, ed è anche consigliabile come trattamento
preventivo da effettuarsi a cicli, due-tre volte l'anno, dopo i quarant'anni
e oltre.
Quindi il trattamento fitoterapico sarà da preferire quando,
valutata l'entità della patologia, il ricorso al trattamento
farmacologico possa apparire non proporzionato o controindicato da
situazioni specifiche, valutando anche i rischi legati agli effetti
collaterali del prodotto che si intende somministrare.
Il trattamento fitoterapico mostra una grande tollerabilità
e una pluralità dei siti di azione, come dimostra in particolare
l'azione della Serenoa repens, una pianta che si usa specificamente
per i disturbi prostatici, in quanto i suoi principi attivi agiscono
contemporaneamente su diversi meccanismi patogenetici.
L'impiego dei fitoterapici nel trattamento della BHT (Ipertrofia Prostatica
Benigna) si basa sull'associazione di alcune piante, oltre alla Serenoa,
come l'Ortica,
l'Echinacea
e l'Uva
ursina, che sfruttano la loro attività antiandrogena e
antiestrogena, oltre che antinfiammatoria e disinfettante urinaria.
La Serenoa repens è una palma nana che cresce in densi agglomerati
nelle zone meridionali degli Stati Uniti d'America, i cui frutti maturi
essiccati, che assomigliano a delle olive nere raggrinzite, contengono
i principi attivi che ci interessano.
Studi effettuati sia in vitro che in vivo, hanno dimostrato un'azione
della Serenoa volta a diminuire la trasformazione del testosterone
in 5-alfa riduttasi, che è una sostanza la cui eccessiva produzione
può portare all'ipertrofia della ghiandola prostatica. Inoltre
la Serenoa agisce riducendo la crescita delle cellule epiteliali prostatiche,
può contribuire anche a ridurre l'iperplasia
della muscolatura liscia e anche l'edema
interstiziale
della prostata stessa.
L'azione di questa pianta, rispetto ai farmaci di sintesi, può
risultare talvolta più lenta nel conseguire il risultato, ma
non c'è dubbio che gli effetti determinati dal fitocomplesso
contenuto nella Serenoa possono incidere altrettanto significativamente
sulla sintomatologia, con un miglior rapporto rischio-beneficio.
Studi clinici hanno infatti dimostrato che il trattamento fitoterapico
migliora la sintomatologia soggettiva ed oggettiva, con diminuzione
della frequenza notturna e diurna di minzione, minore tensione perineale,
diminuito volume residuo di urina, riduzione del volume prostatico
e aumento del flusso urinario, a fronte di una minore incidenza di
effetti collaterali. E' anche importante sottolineare che la Serenoa
repens non altera il quadro ormonale sistemico, né ha effetti
negativi sulla libido e sull'attività sessuale.
L'Ortica,
pianta erbacea che tutti conosciamo e che cresce spontanea in tutto
il mondo, fornisce due tipi di droga, le foglie e la radice. Quest'ultima
ha dimostrato la capacità di alleviare i sintomi della BPH
per la sua azione inibente la formazione delle fibrocellule muscolari
lisce della prostata; inoltre agisce, con un meccanismo ancora non
del tutto chiarito, sullo squilibrio del rapporto androgeni/estrogeni
che si osserva nei soggetti con BPH.
L'Echinacea
è una pianta erbacea di origine nordamericana che produce dei
grandi fiori violacei, di cui si può usare sia la parte aerea
che la radice. In alcuni studi clinici è stato osservato che
la somministrazione di preparati fitoterapici contenenti la radice
di Echinacea, ha indotto miglioramenti sulla sintomatologia della
vescica irritabile e nelle infezioni batteriche della vescica. Questa
pianta è utile anche nelle affezioni urologiche, per le sue
proprietà immunostimolanti,
antisettiche e antinfiammatorie.
Le foglie di Uva
ursina infine sono note ed utilizzate per la loro attività
disinfettante urinaria, che è legata principalmente all'azione
di un composto, l'idrochinone, che si forma dalla trasformazione dell'arbutina
contenuta nell'Uva ursina, in presenza di urine alcaline. Quindi l'attività
disinfettante dell'Uva ursina è favorita dall'alcalinità
dell'urina, che può essere ottenuta con un'alimentazione ricca
di verdure o con l'ingestione di agenti alcalinizzanti, come il bicarbonato
di sodio, anche se bisogna considerare che in fase di infezione urinaria,
l'urina tende già verso l'alcalinità.
Oltre all'azione antimicrobica è stata anche dimostrata un'attività
antinfiammatoria delle foglie di Uva ursina nei confronti di diversi
agenti irritanti, attività che può essere quindi utile
quando vi sia una condizione di flogosi della mucosa vescicale e dell'apparato
urinario. L'uso di questa pianta non ha rivelato effetti collaterali.
Associando le diverse piante di cui abbiamo parlato, si realizza quindi
una molteplicità di azioni che, integrandosi e potenziandosi
fra loro, producono benefici tali da risultare molto utili in caso
di Ipertrofia Prostatica Benigna, senza significativi effetti collaterali.
Dott.ssa Marina Multineddu
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