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Dalla Newsletter
del Maggio 2006
ALLA SCOPERTA DELLE VITAMINE
Terza parte: le vitamine liposolubili
Negli
ultimi due mesi abbiamo aperto un ciclo di articoli dedicato alle
vitamine, prendendo il via, nel mese
di marzo, con un'introduzione storica, e soffermandoci quindi
ad esaminare, nell'articolo di aprile,
quelle definite idrosolubili, che ricordiamo sono le vitamine del
gruppo B, la vitamina C, l'Acido Folico e la vitamina H. Oggi completiamo
l'argomento affrontando il tema delle vitamine liposolubili che, come
dice il nome, sono solubili nei grassi (dal greco lipòs = grasso)
e da essi sono veicolate: appartengono a questo gruppo la vitamina
A, la D, la E, la F e la K.
Abbiamo già evidenziato nel precedente articolo come, a differenza
delle vitamine idrosolubili, quelle liposolubili possano essere immagazzinate
nell'organismo, in particolare nel fegato e nel tessuto adiposo, da
cui sono mobilizzate e rimesse in circolo in caso di necessità; ricordiamo
brevemente che questo comporta una differenza importante e sostanziale,
poiché in caso di sovradosaggio si può andare incontro ad intossicazioni,
talora anche gravi per quantità molto elevate, mentre ciò non avviene
per le vitamine idrosolubili, il cui eccesso è eliminato rapidamente
per via renale.
Nel
1913 gli studiosi Elmer V. McCollum e M. Davis scoprirono nel tuorlo
d'uovo e nel burro un fattore liposolubile indispensabile per la crescita,
che essi indicarono con la lettera A, per distinguerlo dalle sostanze
definite con la lettera B, idrosolubili, scoperte poco prima. La vitamina
A si trova in natura in diverse forme e comprende una serie di composti:
il retinolo e i suoi analoghi detti retinoidi, il cui nome deriva
dal fatto che essi furono isolati e definiti chimicamente, negli anni
'30, a partire dal tessuto oculare chiamato rètina, e i carotenoidi,
presenti nei tessuti vegetali, che esercitano il ruolo di precursori
che l'organismo poi trasforma in vitamina A. I carotenoidi infatti
sono definiti provitamine.
Le maggiori fonti di vitamina A preformata come retinolo sono il fegato,
la milza, il tuorlo d'uovo, il latte intero, il burro, i formaggi
e l'olio di pesce. I primi sono anche molto ricchi di colesterolo
LDL
(quello "cattivo"), quindi si raccomanda di non eccedere col loro
consumo; il pesce al contrario è utile anche per combattere l'eccesso
di colesterolo LDL e per questo se ne consiglia un impiego abbondante.
L'assorbimento della vitamina A nella forma di retinolo è subordinato
alla presenza di lipidi
e di acidi biliari: se la secrezione biliare da parte del fegato è
inadeguata (bile densa, fango o sabbia biliare, calcoli), si può avere
un'assimilazione incompleta e andare incontro a carenza di questa
vitamina.
Nella forma di provitamina come carotenoidi, la vitamina A è presente
invece nei vegetali, soprattutto quelli di colore giallo, arancio,
rosso e verde, come carote
(da cui il nome di carotenoidi), albicocche, zucche, meloni, pomodori,
frutti di bosco, angurie, peperoni, verdure a foglia come spinaci
e cavoli: vegetali che si consiglia di preferire per il fabbisogno
di vitamina A. I carotenoidi includono l'alfa e beta-carotene, il
licopene, la luteina, la zeaxantina e la criptoxantina, che danno
ai vegetali i vari colori, dal rosso del pomodoro, al giallo arancio
della zucca e delle carote, e forniscono al nostro organismo anche
un'importante protezione contro numerose malattie degenerative, per
la loro azione antiossidante
contro i radicali
liberi.
La vitamina A ha grande importanza per il buon funzionamento dell'occhio,
quindi della visione, in quanto entra nella composizione della rodopsina,
una sostanza sensibile alla luce che rende possibile la funzione visiva.
La carenza di retinolo determina disturbi della vista, soprattutto
della visione con bassa illuminazione (visione crepuscolare e notturna),
ma si può arrivare anche a rilevanti malattie, con grave secchezza
della congiuntiva e della cornea, fino a completa cecità. Un carotenoide,
la luteina, protegge la retina dalla degenerazione di una sua parte
nobile, la màcula, che con l'età può alterarsi portando a gravi problemi
di vista. Sono ottime fonti di luteina gli spinaci, i cavoli verdi,
i broccoli: possiamo approvvigionarci della quantità di luteina utile
a prevenire la degenerazione maculare senile con quattro porzioni
alla settimana di questi alimenti, oltre naturalmente agli altri vegetali
contenenti carotenoidi.
La vitamina A svolge un ruolo importante anche nel processo di differenziazione
cellulare: una sua carenza può determinare malformazioni fetali, disturbi
della crescita, malformazione delle ossa, secchezza e ispessimento
dei tessuti epiteliali e delle mucose, bassa risposta immunitaria
e facilità alle infezioni. La manifestazione più diffusa di carenza
di vitamina A riguarda gli epiteli (tessuti formati da cellule che
costituiscono il rivestimento della superficie esterna del corpo e
delle sue cavità interne, come la pelle e le mucose), per cui questa
vitamina è definita anche epitelioprotettrice. Soprattutto la pelle
manifesta facilmente sintomi di carenza con fenomeni di rugosità,
ruvidità, disidratazione e secchezza, talora con formazione di papule
costituite da masserelle di cellule cheratinizzate. Per ovviare a
questi fenomeni, la vitamina A può essere veicolata in forma di retinolo
in emulsioni per il viso e per il corpo, o in oli nutrienti, per migliorare
e stabilizzare le membrane delle cellule epiteliali, favorendo ed
intensificando il processo di idratazione cutanea.
Poiché, come abbiamo accennato, la vitamina A possiede un'importante
azione antiossidante contro i radicali liberi, può essere utile per
limitare i danni dell'esposizione solare, quindi può essere consigliata
un'integrazione qualche settimana prima di recarsi al mare. Non bisogna
naturalmente eccedere ed è meglio preferire l'assunzione di carotenoidi,
perché è più difficile andare incontro al rischio di sovradosaggio,
che oltretutto potrebbe dare alla pelle un colore giallastro, seppure
reversibile con la sospensione dell'assunzione.
Un sovradosaggio di vitamina A preformata come retinolo può portare
a gravi intossicazioni di fegato e milza; soprattutto in gravidanza
non si devono MAI assumere integratori di vitamina A se non prescritti
dal proprio medico. La tossicità della provitamina fornita dai carotenoidi
invece è molto più difficile, poiché essi sono assorbiti in quantità
inferiore.
Recenti ricerche hanno condotto ad attribuire ad un derivato del retinolo
un'azione antitumorale, ma in questo campo gli studi sono ancora in
corso: ci auguriamo che possano condurre a risultati positivi in tempi
brevi.
La
vitamina D si presenta sotto due forme principali che ci sono fornite
entrambe dagli alimenti: la vitamina D2 e la D3, che hanno attività
biologica simile. La D2, o ergocalciferolo, è di origine vegetale,
e deriva dalla trasformazione dell'ergosterolo, quando questo è irradiato
con raggi ultravioletti. La D3, o colecalciferolo, deriva dal colesterolo
ed è sintetizzata dagli organismi animali, che ne rappresentano la
fonte maggiore: ne è ricco ad esempio l'olio di fegato di merluzzo.
La scoperta della vitamina D avvenne intorno agli anni '20, quando
si notarono gli effetti positivi dell'esposizione alla luce ultravioletta
o al sole nei bambini affetti da rachitismo. Questo fece ipotizzare
la presenza di una sostanza indispensabile per il metabolismo delle
ossa, e si arrivò alla medesima conclusione osservando l'azione antirachitica
dell'olio di fegato di pesce, dal quale fu isolata una componente
attiva, liposolubile. La struttura della vitamina D fu identificata
nel 1930, quando si comprese anche il concetto di provitamine e il
ruolo della luce. Infatti la forma di origine vegetale ha una funzione
provitaminica, ovvero fa da precursore della vitamina, in quanto all'interno
dell'organismo si trasforma quando la pelle è colpita dai raggi ultravioletti
presenti nella luce solare: ecco spiegato il ruolo attivo del sole
contro il rachitismo.
L'olio di fegato di merluzzo, ricco sia di vitamina A che di vitamina
D, è impiegato in pediatria per favorire la crescita e la calcificazione
delle ossa. Esso è utilizzato anche contro alcune forme desquamatorie
della pelle di tipo psorico,
sempre per uso interno, mentre è vietato l'uso della vitamina D per
preparazioni cosmetiche, poiché potrebbero interferire con il fisiologico
assorbimento cutaneo di questa vitamina.
Nell'adulto, la carenza di vitamina D può essere una concausa di osteoporosi.
In presenza di questa evenienza non bisogna considerare solo la carenza
di calcio, ma anche di vitamina D, che ne permette l'assimilazione:
l'assorbimento di calcio nell'intestino è accresciuto dalla presenza
di vitamina D, mentre esso è depresso in caso di una sua carenza.
Il calcio e altri minerali devono essere assunti lontano da pasti
ricchi di fibre e di acido fitico (presente ad es. nei legumi), per
evitare che l'assorbimento sia ridotto.
I cibi più ricchi di vitamina D sono, oltre all'olio di fegato del
merluzzo, altri pesci marini grassi come salmone, sardine, aringhe,
ma quantità minori sono presenti nelle uova, nel latte, nel burro
e nella carne, cibi dei quali si deve fare un uso moderato per il
loro contenuto di grassi saturi. Ricordiamo che anche la vitamina
D, come la A, è liposolubile, quindi il suo assorbimento è subordinato
ad una buona digestione dei grassi con l'intervento della secrezione
biliare da parte del fegato; si potrebbe instaurare una carenza in
caso di disturbi nell'assimilazione dei grassi.
Altra
vitamina liposolubile è la vitamina E, la cui esistenza fu ipotizzata
da due embriologi che, in studi effettuati su animali, attribuirono
a quello che inizialmente chiamarono fattore X la capacità di prevenire
la morte fetale, considerandolo un nutriente essenziale per la fertilità.
In seguito questo fattore fu chiamato vitamina E, poiché fu scoperto
dopo la vitamina D, e identificato chimicamente nel 1938 quando fu
definito col nome di alfa-tocoferolo (dal greco tòkos = parto e fero
= porto, che allude proprio alla capacità di portare a termine la
gestazione), di cui successivamente furono identificati diversi tipi.
Per molti anni la vitamina E fu considerata la vitamina contro la
sterilità, mentre in realtà essa ricopre un'importanza fondamentale
in molte altre funzioni. Nell'organismo umano, questa vitamina ha
un potente effetto antiossidante.
L'ossidazione degrada numerose sostanze nobili, in special modo le
sostanze grasse (fosfolipidi) presenti nelle membrane cellulari; l'azione
antiossidante riveste un'importanza enorme per la vita delle cellule
e per il metabolismo cellulare, in quanto le membrane provvedono a
filtrare tutti i composti in entrata e in uscita da ogni cellula,
e la loro integrità gioca un ruolo fondamentale nel mantenere la salute
delle cellule stesse e quindi di tutto l'organismo.
La vitamina E esercita la sua azione antiossidante anche su altre
vitamine, come la vitamina A, la C e gli acidi grassi polinsaturi
(vitamina F), la cui funzione è mantenuta attiva impedendo che reagiscano
con l'ossigeno, dal quale sarebbero degradate e rese inutilizzabili;
si verrebbero anzi a formare composti dannosi, gli ormai famosi radicali
liberi, che fanno invecchiare più precocemente le cellule e l'intero
organismo. I radicali liberi sono sostanze tossiche per l'organismo
e, essendo molto reattive, sono capaci di alterare la struttura delle
pareti cellulari, perturbando l'equilibrio metabolico interno delle
cellule, fino a provocarne la morte. La vitamina E ostacola la formazione
dei composti tossici, agendo da vero "spazzino" della cellula, e in
questo modo aiuta a conservare la salute e anche, in definitiva, a
mantenerci giovani. La funzione della vitamina E sembra sia correlata
alla contemporanea presenza di un minerale-traccia, il selenio, che
si ritiene abbia la capacità di aumentarne l'efficacia. Anche il selenio,
benché necessario in quantità molto piccole, agirebbe quindi come
antiossidante. La vitamina E offre una protezione anche verso gli
inquinanti presenti nell'ambiente, inoltre favorisce la formazione
dei globuli rossi e ne ostacola la degenerazione, mantiene in buona
salute l'apparato cardiovascolare, rinforza le membrane dei capillari
riducendone la fragilità, aiuta a mantenere la pelle in buone condizioni
di elasticità e idratazione.
Le fonti alimentari di vitamina E sono soprattutto vegetali, innanzi
tutto i semi di Girasole, di Mais,
il germe del Grano,
i semi oleaginosi come Noci, Nocciole e Mandorle, e gli oli che da
essi si ottengono, come l'olio di germe di Grano, ma anche i cereali
integrali, la frutta e gli ortaggi. Sia i semi che gli oli devono
però essere spremuti a freddo o consumati crudi, per evitare che la
vitamina sia degradata dal calore; specie la frittura e la cottura
al forno ne distruggono la maggior parte.
Una carenza di questa vitamina è abbastanza rara, poiché, se l'alimentazione
è variata e segue le norme di buon utilizzo dei cibi, l'organismo,
salvo che non vi sia un malassorbimento dei grassi, generalmente ne
possiede dei buoni depositi.
Col termine di vitamina F si indicano due acidi grassi insaturi della
serie Omega , che sono definiti
essenziali (AGE, = Acidi Grassi Essenziali, o EFA = Essential Fatty
Acid), poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli:
l'acido linoleico (capostipite della serie Omega 6) e l'acido alfalinolenico
(capostipite della serie Omega 3).
Tutti gli altri acidi grassi della serie Omega possono essere sintetizzati
a partire da questi due, e proprio perché l'organismo umano non è
capace di produrli, è assolutamente indispensabile assumerli con gli
alimenti.
Essi sono presenti nell'olio ricavato dai semi di diverse piante,
come la Borragine,
l'Enotera, il Lino,
il Girasole, il Sesamo, l'Uva, olio che deve essere ottenuto per spremitura
a freddo e consumato crudo, per non alterare queste preziose molecole
che, con l'elevata temperatura, sono inattivate, perdendo la forma
biologicamente attiva.
L'olio di Enotera in particolare è molto ricco di AGE, e i suoi effetti
benefici sono numerosi: attenua i dolori e le manifestazioni sgradevoli
tipici della sindrome premestruale, regola la normale attività mestruale,
combatte l'acne se associata allo zinco, riduce la secchezza della
bocca e delle congiuntive oculari, contribuisce ad una regolazione
del peso in quanto stimola la termogenesi.
Il termine vitamina F non è universalmente accettato: taluni ritengono
che possa generare confusione, considerando gli AGE sostanze che occupano
un posto intermedio fra le vitamine e gli alimenti. A differenza delle
altre vitamine, la carenza si manifesta solo dopo molto tempo, anche
se con disturbi e malattie anche gravi.
Gli AGE sono indispensabili per molte funzioni biologiche, poiché
fanno parte della parete cellulare di cui regolano gli scambi con
l'ambiente circostante; entrano nella composizione di numerosi sistemi
enzimatici che agiscono da catalizzatori in molteplici reazioni indispensabili
per la vita; sono utili alla normalizzazione dei processi di coagulazione
del sangue e lo mantengono fluido, evitando la formazione di coaguli;
controllano i livelli di colesterolo nel sangue, e mantengono elastiche
le pareti delle arterie, contribuendo così anche a prevenire i disturbi
cardiaci; sono indispensabili per il corretto funzionamento della
tiroide, delle surrenali, dei nervi; presiedono ad un corretto funzionamento
del sistema immunitario proteggendo l'organismo dalle infezioni; mantengono
la pelle morbida ed elastica, ne evitano la secchezza e la tendenza
a desquamarsi; nelle donne sofferenti della sindrome premestruale,
un'integrazione di AGE riduce o elimina il disturbo.
Gli Acidi Grassi Essenziali sono quindi, come le altre vitamine, indispensabili
alla vita e bisogna curare che siano sempre presenti nell'alimentazione.
Naturalmente il loro apporto non deve essere eccessivo, soprattutto
se si consumano anche molti grassi saturi, poiché in questo caso aumenterebbe
la formazione di radicali liberi: l'associazione con antiossidanti,
come ad esempio la vitamina E, sarebbe l'ideale.
Terminiamo
esaminando infine la vitamina K, che ha preso il nome dalla lettera
iniziale dei termini "Koagulation vitamin", con cui fu definito nel
1926 un fattore che favoriva la coagulazione del sangue e di cui in
seguito furono scoperti anche altri derivati, dotati delle stesse
proprietà. La funzione della vitamina K è quella di agevolare la formazione
di fibrina, che provvede alla formazione del coagulo sanguigno: previene
quindi le emorragie sia interne che esterne, e aiuta a ridurre un
flusso mestruale troppo abbondante.
I diversi fattori della coagulazione sono assorbiti a livello intestinale,
ciascuno in diverse sedi, e l'assorbimento è favorito dalla presenza
di grassi: anche in questo caso l'assimilazione è dipendente da una
buona funzione biliare, come per le altre vitamine liposolubili. E'
comunque difficile andare incontro ad una carenza, poiché la vitamina
K si trova in numerosi alimenti, sia vegetali che animali, ed è inoltre
sintetizzata da alcuni batteri che albergano nell'intestino tenue,
a livello delle porzioni chiamate "digiuno" e "ileo".
Tra i vegetali sono buone fonti di vitamina K soprattutto le verdure
a foglie verdi, come spinaci, lattuga, broccoli e soprattutto l'erba
medica (alfa-alfa), mentre la frutta, i cereali, i latticini, la carne
la contengono in minore percentuale.
La carenza si manifesta con un aumento del tempo di coagulazione del
sangue, che può portare alla formazione di petecchie (emorragie cutanee
caratterizzate da macchie color rosso violaceo), fino a emorragie
importanti nei casi più gravi.
Con le vitamine liposolubili abbiamo concluso questo viaggio nel mondo
delle vitamine, che devono entrare nella nostra normale alimentazione
non solo nei dosaggi necessari a non incorrere nelle malattie derivate
dalla loro carenza, ma devono essere fornite al nostro organismo in
quantità tale da aiutarci anche a prevenire molte malattie degenerative.
Abbiamo visto infatti che il loro ruolo è anche quello di difendere
le cellule dallo stress ossidativo contro i radicali liberi: in questo
modo ci aiutano a mantenerci giovani.
Dott.ssa Marina Multineddu
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