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La
Palma da Cocco, Cocos nucifera, è l'unica specie del genere Cocos; appartiene
alla famiglia delle Arecaceae, piante antichissime i cui resti fossili risalgono
a 70-80 milioni di anni fa, durante il periodo cretaceo. Questa famiglia annovera
oltre 200 generi, la maggior parte dei quali sono diffusi nelle aree dal clima
tropicale o subtropicale. Sebbene si possano talvolta trovare esemplari di Palme
anche in altre latitudini, difficilmente esse riescono a portare a maturazione
i frutti, e quindi in climi diversi non rivestono alcun interesse commerciale,
ma solo ornamentale.
Il nome Cocco fu attribuito alla specie Cocos nucifera nel 1753 da Linneo, che
ricorse probabilmente al vocabolo portoghese "coco", presumibilmente con riferimento
all'etimologia popolare come parola tronca del termine macaco, in quanto la noce
di Cocco era comparata al muso di una scimmia, per l'aspetto irsuto del suo guscio
fibroso (mesocarpo). Il termine "nucifera" deriva dal latino e significa "portatore
di noci" (da nux = noce, e fero = porto).
Sappiamo dunque che la Cocos nucifera, come le altre Arecaceae, è una pianta tropicale,
tuttavia non ne conosciamo con certezza l'origine; alcuni ritengono che questa
specie sia originaria dell'arcipelago indiano, dal quale la pianta, per i numerosi
aspetti pratici ed economici, importanti per la vita dell'uomo, si sarebbe diffusa
in tutte le parti del mondo.
Secondo alcuni studiosi, a questa grande diffusione avrebbe contribuito in modo
determinante anche il fatto che i frutti del Cocco galleggino sull'acqua del mare,
senza che le parti vive del frutto subiscano alcun assorbimento della salinità
e alcun danno alla loro vitalità, anche dopo oltre 100 giorni di immersione. Galleggiando
nel mare, le noci di Cocco avrebbero percorso grandi distanze, anche 5000 km,
agevolando la diffusione della specie, fino alle Americhe. Altri autori non concordano
con questa tesi e ritengono che l'emigrazione della Palma da Cocco verso l'America
sia semplicemente il risultato di antichissime relazioni umane intercontinentali.
E' certo che oggi la coltivazione del Cocco a scopo commerciale è circoscritta
ad una zona pantropicale situata fra il 22° parallelo Nord e quello Sud, in cui
la temperatura media non si discosta mai molto dai 20°, e nella quale regna costantemente
una elevata umidità, così come avviene in natura nei territori litoranei marini,
nei quali queste palme prosperano; questa pianta, inoltre, non teme, come avviene
con molti vegetali, una certa percentuale di sale (cloruro di sodio) nei terreni
dove affonda le sue radici, ma anzi sembra che una certa salinità le sia di giovamento
per una crescita rigogliosa e una produzione più abbondante di frutti.
La
Cocos nucifera è una pianta molto longeva, dal fusto colonnare alto e slanciato,
che può raggiungere e superare facilmente i 20-30 metri, coronato da un ciuffo
di foglie pennate lunghe 4-5 metri, alla base delle quali crescono i fiori, piccoli
e giallastri, poco appariscenti, riuniti in grandi infiorescenze provviste di
ghiandole nettarifere, che hanno lo scopo di attirare gli insetti prònubi (che
favoriscono l'impollinazione); l'impollinazione è favorita, oltre che dagli insetti
(impollinazione entomòfila), anche dal vento (impollinazione anemòfila).
I frutti sono drupe ovali voluminose, con tre spigoli arrotondati; possono arrivare
fino ai 2 kg di peso e sono provvisti di tre involucri: il più esterno è un'epidermide
(epicarpo) liscia e sottile, inizialmente di colore verde, che a maturazione diventa
prima giallastra e poi bruna; al di sotto di essa vi è lo spesso strato fibroso
(mesocarpo) che racchiude al suo interno un endocarpo legnoso durissimo; nelle
noci immature esso racchiude a sua volta l'endosperma (= tessuto ricco di nutrienti
destinato ad alimentare l'embrione) oleoso, o mandorla, cavo all'interno e ripieno
di un succo opalescente lattiginoso, di sapore fresco e zuccherino, detto "latte
di Cocco" e utilizzato dall'uomo come bevanda rinfrescante, che diminuisce in
quantità man mano che il frutto matura. L'embrione è situato all'interno della
mandorla, ad una estremità.
I tre strati nel loro insieme (epicarpo - mesocarpo fibroso - endocarpo) costituiscono
il frutto; l'endosperma, cioè la polpa bianca oleosa detta mandorla, rappresenta
il seme.
L'involucro legnoso durissimo presenta alla base tre pori dalla superficie morbida,
detti occhi: è da uno di essi che il germoglio originatosi dall'embrione avrà
la possibilità, perforandolo, di fuoriuscire dal guscio dando origine alla gemma,
da cui si svilupperà il fusto con le foglie e le radici di una nuova palma.
La
noce di Cocco riveste un notevole interesse commerciale per i prodotti che da
essa si ricavano.
Dal mesocarpo fibroso si ottengono le fibre di Cocco, chiamate Coir, un materiale
tessile dagli utilizzi più diversi a seconda della lunghezza dei filamenti, usato
per confezionare manufatti resistenti, leggeri e di grande durata, come tappeti,
stuoie, zerbini, cordami, spazzole, imbottiture per materassi e cuscini, pannelli
isolanti per coibentazione, cinghie di trasmissione, e come concime, combustibile
e carta, con i residui più minuti risultanti dalle varie manipolazioni.
Il durissimo guscio legnoso è adoperato per realizzare piatti, tazze, coppe e
vasi di varia foggia, che possono essere ornati da intagli e con la levigatura
assumono un aspetto molto gradevole, sono molto pratici e difficilmente si rompono.
Interessante, in particolare per la nostra trattazione, è infine l'endosperma,
cioè la polpa bianca oleosa, commestibile e con una composizione variabile secondo
il grado di maturazione del frutto: allo stato fresco contiene circa il 50% di
acqua, il 30-35% di sostanze grasse, cellulosa, sostanze proteiche, gomme, ecc.
Nei luoghi di origine, per semplice pressione della polpa fresca, si estrae l'olio
(olio di Cocco). La polpa è anche fatta essiccare, e in questo modo la percentuale
di acqua scende fino al 4-7%, mentre la percentuale di olio raggiunge quasi il
70%.
La polpa essiccata del Cocco è chiamata copra: questo nome deriva dal vocabolo
"koppara" che nella lingua dello stato del Kerala, nell'estremo sud dell'India,
significa "Cocco secco". E' la copra quindi la parte del Cocco che riveste il
maggior interesse commerciale, perché concentra la massima quantità di olio, è
leggera e facilmente trasportabile: in Europa, Stati Uniti e Australia costituisce
la materia prima per l'estrazione dell'olio di Cocco, chiamato infatti anche olio
di copra. La copra, grattugiata o in polvere, trova uso anche in campo alimentare,
particolarmente in pasticceria, per il suo gradevole e tipico sapore, in alternativa
a mandorle e nocciole.
A temperature inferiori ai 24°, l'olio di Cocco si presenta solido, di colore
avorio, ma all'aumentare della temperatura fonde piuttosto velocemente; nei climi
più freschi perciò si presenta in forma di burro, mentre nei luoghi di origine,
più caldi, è sempre in forma di olio con un odore molto leggero e delicato, appena
percepibile.
Esso contiene numerosi acidi grassi, la maggior parte dei quali saturi; i principali
sono acido laurico (48,5%), acido miristico (18%), acido palmitico (8,5%), acido
caprilico (7%), acido oleico (7%), ed altri ancora contenuti in quantità più modeste.
Pur essendo gli acidi grassi per la maggior parte saturi, sembra che l'olio di
Cocco, utilizzato come alimento, non influenzi negativamente i livelli di colesterolo,
poiché contiene acidi grassi a corta catena, mentre sono poco rappresentati quelli
a lunga catena, che invece possono elevare la colesterolemia; vi è inoltre una
discreta percentuale di acidi oleico e linoleico, che sono insaturi, e l'acido
laurico, che da recenti studi sembra essere benefico.
L'olio
di Cocco trova impiego in campo alimentare, industriale e cosmetico.
Tra gli usi alimentari va ricordato il largo impiego dell'olio di Cocco nella
preparazione di margarine e burri vegetali; molto resistente alle alte temperature,
è utilizzato come olio da cucina, per la preparazione di dolci, prodotti da forno
e per fritture; è poco incline ad ossidarsi e per questo difficilmente irrancidisce.
In campo industriale, si utilizza per la preparazione di schiumogeni di derivazione
naturale per la preparazione di saponi da toeletta, detergenti liquidi quali bagnoschiuma,
shampoo, e detersivi meno aggressivi di quelli chimici tradizionali; l'olio entra
anche come emolliente nella composizione di schiume da barba e dentifrici.
Considerevole è l'uso cosmetico dell'olio di Cocco per le sue benefiche proprietà
nei confronti della pelle e dei capelli: nei paesi tropicali è tradizione che
le popolazioni lo adoperino quotidianamente per ungere il corpo ed i capelli,
allo scopo di nutrire la pelle, preservarla dalla secchezza e dall'invecchiamento
rendendola setosa ed elastica, nonostante gli effetti del sole che a quelle latitudini
è particolarmente aggressivo, e per proteggere i capelli che diventano più corposi,
lucidi e sani.
L'olio di Cocco è l'ingrediente base anche del rinomato Monoi di Tahiti, un olio
vegetale profumato ottenuto dalla macerazione dei fiori di Tiarè nell'olio di
copra, simbolo della bellezza delle donne polinesiane, e ormai conosciuto ovunque
per le sue proprietà cosmetiche su pelle e capelli.
Riprendendo gli usi tradizionali di quelle popolazioni, anche in Europa e in Italia
si è diffuso l'utilizzo dell'olio di Cocco puro, o sotto forma di creme emollienti
e unguenti, per nutrire la pelle, evitarne l'invecchiamento precoce e l'inaridimento
causato dalla prolungata esposizione al sole.
Usato prima della doccia, non solo in estate, un massaggio con quest'olio rende
la pelle nutrita e setosa, senza necessità di applicare successivamente alcuna
crema; adoperato come dopobagno, in qualunque stagione, l'azione elasticizzante
aiuta a prevenire la comparsa di smagliature.
Al mare, effettuando un massaggio prima del bagno, si evita che la salinità e
l'esposizione al sole secchi l'epidermide, rendendola arida e squamosa. Una dose
generosa di olio di Cocco nutre la pelle, ma è necessario tener conto del fatto
che solitamente è privo di filtri solari, quindi deve essere associato a un solare
protettivo, o il suo uso è da riservare al momento in cui la pelle avrà raggiunto
una certa abbronzatura, che sarà prolungata e resa più intensa e dorata.
L'olio
di Cocco è anche un ottimo nutriente per la pelle del viso e delle labbra: si
può aggiungere qualche goccia all'abituale crema per il viso, che risulterà molto
più nutriente e dotata di proprietà antinvecchiamento. Si può utilizzare anche
come detergente e struccante, massaggiandolo delicatamente sulla pelle del viso,
anche intorno agli occhi, e asportandolo poi con un dischetto di cotone inumidito
e ben strizzato, rinnovato più volte.
L'olio di Cocco puro, naturalmente di buona qualità, è utile anche per nutrire
e proteggere la pelle dei bambini, poiché è completamente naturale ed è privo
di sostanze chimiche nocive, come parabeni e profumi sintetici.
Applicato sui capelli, l'olio puro agisce da ristrutturante, li preserva dai raggi
solari e dalla salsedine, li nutre e dà loro corpo e pettinabilità, li mantiene
sani e lucenti, evitando l'effetto "stoppa" causato dall'inaridimento; è particolarmente
adatto a capelli secchi, sfibrati, ispidi o crespi.
Si può applicare sia in piccole quantità, dopo lo shampoo sui capelli umidi proprio
come un balsamo senza risciacquo, sia come impacco da lasciare alcune ore, o anche
una notte intera, avendo l'accortezza di avvolgere il capo con una leggera cuffietta:
dopo lo shampoo i capelli risulteranno ristrutturati, più corposi, docili al pettine,
non elettrizzati, luminosi e molto più belli.
Dott.ssa Marina Multineddu
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