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Dalla Newsletter del Gennaio 2011 |
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IL SALICE BIANCO
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Il
Salice bianco, Salix alba, è una
pianta appartenente alla famiglia delle Salicaceae, che annovera numerosi generi,
diffusi soprattutto nell'emisfero settentrionale della Terra. Al genere Salix
appartengono circa 300 specie, delle quali una ventina crescono spontanee anche
in Italia, diffuse soprattutto lungo i torrenti, sul greto dei fiumi, o a delineare
con lunghe file i canali di sgrondo delle pianure; in montagna e nelle vallate
alpine, i Salici sono piantati sulle erose pendici scoscese, per consolidare il
terreno di dune e scarpate, e gli argini di fiumi e torrenti.
Il Salice più conosciuto e diffuso è senza dubbio il Salice piangente, Salix babylonica,
specie ornamentale coltivata in molti giardini in prossimità di laghi o di piccoli
specchi d'acqua, verso i quali tende i suoi rami penduli.
In questo contesto, l'interesse è rivolto verso il Salice bianco, Salix alba,
soprattutto per il contenuto, nella sua corteccia, di salicilati, in particolare
il glucoside Salicina, dall'azione febbrifuga, che un tempo aveva indotto a far
largo uso della "cortex salicis" anche come antimalarico, prima che avesse maggiore
diffusione l'uso del chinino.
Il Salice bianco è un albero a foglie caduche, dalla crescita rapida ma non molto
longevo, che può raggiungere dimensioni ragguardevoli, con un tronco robusto che
può arrivare fino a 20 metri di altezza; è originario dell'Europa centrale e meridionale,
dell'Asia e dell'Africa settentrionale.
Il nome Salice è dovuto verosimilmente al sapore salato, acido ed un po' amaro
delle foglie. In lingua celtica "Sal-lis" significa "vicino all'acqua", a conferma
del fatto che i Salici crescono bene in luoghi freschi, su suoli ben intrisi di
acqua, o in prossimità di zone paludose; il termine alba = bianco allude probabilmente
al fatto che le foglie, di colore grigio argento con una leggera peluria setosa
nella pagina inferiore, danno alla chioma un aspetto bianco-argenteo.
L'albero
giovane è detto anche Salice da pertiche, poiché i fusti delle piante di 2-3 anni
forniscono i paletti utilizzati come tutori per le viti (anche se oggi sono stati
soppiantati da sostegni di vari materiali come cemento, acciaio, PVC), mentre
i suoi lunghi rami flessibili erano adoperati per legare i tralci di vite (oggi
sostituiti da lacci di materia plastica), e per eseguire lavori di intreccio per
confezionare cestini, panieri, sedie, tavolini, ed altri oggetti di vimini. Il
nome vimini in effetti deriva dalla specie Salix viminalis, pianta che produce
rami molto lunghi e flessibili, particolarmente adatti per questo utilizzo. Il
legno tenero del Salix alba è utilizzato per la produzione di pasta da carta,
e in Olanda per la fabbricazione dei tipici zoccoli.
I rami, specie quelli giovani, hanno il portamento ricadente tipico dei Salici,
essendo lunghi, flessibili e arcuati. Questa specie è dioica: i fiori maschili
e femminili, riuniti in infiorescenze a grappolo dette amenti, sono portati da
piante diverse; gli amenti maschili, che producono il polline, contengono fitormoni
simili a quelli dell'uomo, gli amenti femminili, che portano gli ovari e che produrranno
frutti e semi, contengono fitormoni simili a quelli della donna.
I fiori, oltre ad essere antispasmodici,
hanno proprietà anafrodisiache,
riducono cioè lo stimolo sessuale, e infatti nel Medio Evo erano utilizzati soprattutto
per calmare l'ipereccitabilità sessuale.
La corteccia del Salix alba è ricchissima di tannini, oltre il 10%, tanto da potere
essere utilizzata nella concia delle pelli; essa contiene inoltre resine, flavonoidi,
alcune sostanze con debole azione antibiotica, scarso olio essenziale, e fino
all'8% del glucoside salicoside, che, con una reazione catalizzata dall'enzima
emulsina, si scinde in glucosio e alcool salicilico; quest'ultimo nell'organismo
è ossidato ad acido salicilico.
La
droga del Salix alba, cioè la parte di pianta contenente i principi attivi, è
costituita dalla corteccia dei rami di 2-3 anni; il tempo balsamico, cioè il periodo
in cui maggiore è la concentrazione del fitocomplesso officinale e in cui si effettua
la raccolta, è l'autunno, alla caduta delle foglie, o l'inizio della primavera,
poco prima che la pianta riprenda il nuovo ciclo vegetativo.
Le proprietà febbrifughe ed analgesiche
della corteccia del Salice bianco sono state riferite già nel V secolo a.C. da
Ippocrate, considerato il padre della medicina, il quale descrisse una polvere
amara ricavata dalla corteccia del Salice, utile per alleviare il dolore e ridurre
la febbre. Rimedi simili sono stati citati anche dai Sumeri, dagli Assiri e dagli
antichi Egizi.
Nell'era moderna, la scoperta degli effetti benefici della corteccia del Salice
bianco risale alla metà del 1700, mentre il principio attivo, la salicina, fu
isolato solo all'inizio del 1800 da diversi studiosi; in particolare il chimico
napoletano Raffaele Piria, che viveva a Parigi, diede al composto il nome attuale
di acido salicilico (acide salicylique), probabilmente perché la salicina disciolta
in acqua risulta piuttosto acida.
La stessa sostanza fu isolata anche a partire dall'Olmaria
(Spiraea ulmaria, o Filipendula ulmaria) da ricercatori tedeschi.
L'azione
farmacodinamica del fitocomplesso contenuto nella corteccia del Salice è principalmente
quella febbrifuga, analgesica, antiflogistica,
antireumatica, astringente,
antispasmodica.
La corteccia del Salice bianco è di conseguenza utilizzata come antipiretico negli
stati febbrili di varia natura, come i malesseri legati alla stagione fredda,
gli stati influenzali, le malattie da raffreddamento, le cefalèe, le nevralgie,
le manifestazioni caratteristiche del periodo premestruale e del ciclo (dismenorrea),
le algìe reumatiche, le manifestazioni dolorose articolari e muscolari; nell'insonnia
nervosa, nell'eretismo sessuale, come anafrodisiaco
e sedativo,
sono invece utilizzati i fiori.
Il fitocomplesso del Salice bianco ha un'azione notevolmente meno irritante per
la mucosa dello stomaco, rispetto a quella dell'acido acetilsalicilico (componente
di un noto farmaco); inoltre, l'azione vasoprotettiva dei flavonoidi
in esso contenuti ne esalta l'azione antinfiammatoria.
La salicina, o acido salicilico, possiede anche un'azione antiaggregante
piastrinica, per cui il Salice non deve essere assunto dalle persone che effettuano
terapie anticoagulanti; deve essere assunto con cautela da chi è allergico ai
salicilati e, per prudenza, non è consigliabile l'utilizzo durante la gravidanza
e l'allattamento.
Dott.ssa Marina Multineddu
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