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Esaminiamo
in questo articolo una pianta poco conosciuta nella fitoterapia occidentale:
la Banaba, Lagerstroemia speciosa, albero originario del sud est asiatico
che trova il suo hàbitat naturale allo stato spontaneo nelle Filippine,
in Malesia, a Taiwan, in Tailandia, in India. La Banaba viene così
chiamata nelle Filippine, dove la medicina tradizionale utilizza le
foglie di Lagerstroemia speciosa come droga vegetale (ricordo ancora
una volta il significato originario di questo termine, che indica
la parte di pianta contenente i principi attivi) per le sue proprietà
ipoglicemizzanti (dal greco hypò = sotto, glykýs = dolce, hàima =
sangue) e contro l'obesità.
A questo proposito vorrei aprire una parentesi per parlare brevemente
del sovrappeso e dei rischi per la salute ad esso correlati.
Ormai sappiamo che nel mondo industrializzato il sovrappeso riguarda
quasi la metà della popolazione, e l'Italia non fa eccezione: circa
il 44% degli Italiani è in sovrappeso, e addirittura il 10% è obeso.
Le cause sono molteplici: infatti ad una sempre maggiore disponibilità
di cibo nei paesi occidentali corrisponde una diminuzione dell'attività
fisica, quindi una maggiore sedentarietà. Le conquiste della tecnologia
ci permettono di fare sempre minor fatica in tutte le attività della
vita e di consumare meno calorie, ma a fronte di questa nuova situazione
non ha fatto seguito un minor introito di cibo, anzi, proprio per
il maggior benessere economico si è andati verso un aumento delle
calorie giornaliere introdotte, con una maggiore quantità di cibi,
spesso a discapito della qualità: più grassi e zuccheri, meno fibre
e vitamine; i bambini spesso non vengono abituati a mangiare verdura
e frutta.
Ci sono poi alcune persone che presentano disturbi del sistema ormonale
per cause ereditarie, ma in realtà esse sono una minoranza rispetto
a coloro che mangiano troppo e/o fanno poca attività fisica.
Bisogna considerare che il sovrappeso, e più ancora l'obesità, non
sono solo problemi estetici, ma possono diventare soprattutto problemi
di salute, che influenzano sia la qualità della vita sia la stessa
aspettativa di vita. Infatti è ormai noto che l'eccesso di peso gioca
un ruolo determinante nell'origine di numerose malattie metaboliche
e degenerative, come le cardiopatie, le malattie cerebrovascolari,
osteoarticolari, polmonari e renali, il diabete senile, la steatosi
epatica (fegato grasso), alcuni tumori. Quindi un peso che rientri
nella norma, il più possibile costante, può contribuire a far vivere
meglio e più a lungo.
Nel valutare il rischio per la salute, un metodo semplice è quello
di misurare la quantità di grasso addominale, cioè di "grasso viscerale",
semplicemente misurando con un metro da sarta la circonferenza della
vita a livello dell'ombelico: per le donne la circonferenza del punto-vita
non dovrebbe superare gli 88 cm, mentre per gli uomini la misura da
non superare è di 102 cm.
Una certa percentuale di grasso sottocutaneo è necessaria all'organismo
per svariate funzioni, ad esempio come fonte di energia, come sostegno
meccanico, come isolante per limitare la dispersione termica; l'importante
è che esso non superi determinati livelli, e soprattutto non si localizzi
a livello della fascia addominale, poiché oggi è dimostrato che i
soggetti che presentano alti livelli di grasso viscerale vanno incontro
a maggiori rischi di dislipidemie (alterati livelli di grassi nel
sangue, cioè eccesso di colesterolo e/o trigliceridi), diabete senile
(di tipo non insulino-dipendente, o tipo II), quindi vanno incontro
anche a maggiori rischi di contrarre malattie cardiovascolari e cerebrali.
Il grasso addominale si riscontra in quei soggetti, prevalentemente
maschi, che presentano la tipologia fisica definita androide (dal
greco andròs = uomo), in cui il grasso si localizza appunto a livello
del giro-vita e della parte alta del busto, e ricorda vagamente la
forma di una mela. Si distingue dalla tipologia definita ginoide (dal
greco gynè = donna), perché più frequente nella donna, definita "a
pera" poichè la localizzazione del grasso su fianchi, glutei, cosce,
fa pensare proprio alla forma di questo frutto, più stretto in alto
e più largo in basso.
Con la menopausa però queste differenze si attenuano: anche nella
donna si assiste ad una localizzazione del tessuto adiposo in corrispondenza
della vita e del busto, e infatti con la menopausa possono aumentare
i rischi cardiovascolari, perché viene a mancare anche l'azione protettrice
degli ormoni.
Per ridurre i rischi legati al sovrappeso occorre innanzi tutto migliorare
lo stile di vita: bisognerebbe adottare un'alimentazione corretta,
ossia ricca di verdure, frutta, fibre, con pochi grassi, soprattutto
animali, pochi zuccheri semplici, e praticare un'attività fisica costante,
anche semplicemente lunghe e piacevoli passeggiate quotidiane.
Ci sono poi alcune sostanze contenute nelle piante che, nell'ambito
di un corretto regime alimentare associato a regolare attività fisica,
posso essere di aiuto per controllare il peso corporeo.
E
torniamo perciò alla Banaba, per verificare come può essere di aiuto
a chi vuole mantenere il peso corporeo, il colesterolo, i trigliceridi
e la glicemia entro valori fisiologici.
L'attenzione del mondo occidentale su questa pianta è sorta in seguito
alla pubblicazione di alcune ricerche cliniche che hanno confermato
scientificamente quanto tramandato dalla tradizione popolare, dimostrando
un'azione ipoglicemizzante sull'uomo dell'estratto delle foglie di
Banaba.
Il principio attivo a cui vengono attribuite tali proprietà ipoglicemizzanti
è l'acido corosolico, che rivela un meccanismo d'azione insulino-simile,
attivo anche per somministrazione orale, che favorisce l'utilizzo
del glucosio da parte delle cellule, tanto da far attribuire il nome
di fito-insulina all'acido corosolico.
Questa proprietà si è rivelata interessante ed utile in soggetti diabetici
non insulino dipendenti, mentre meno efficace è risultata l'azione
di questa molecola nel diabete giovanile di tipo I, definito insulino-privo.
Naturalmente, condizione essenziale perché l'azione dell'acido corosolico
sia efficace e sufficiente è un corretto stile di vita che, se troppo
squilibrato, vanificherebbe gli effetti terapeutici riconosciuti alla
Banaba.
Gli studi clinici hanno evidenziato che l'assunzione di Banaba per
sole 4 settimane dà già risultati incoraggianti. Si suppone inoltre
che si instauri un meccanismo definito "effetto memoria", che consentirebbe
all'organismo di beneficiare dell'azione ipoglicemizzante anche a
distanza di un mese dalla sospensione del trattamento, il quale comunque
può essere ripetuto periodicamente per un tempo più o meno lungo,
a seconda della situazione di partenza.
E' importante rilevare che le fluttuazioni dei livelli di zucchero
nel sangue stimolano la fame e il desiderio di cibo, specie di dolci,
per cui regolando i livelli glicemici si può ipotizzare un miglior
controllo dell'alimentazione, che risulterà utile anche per promuovere
la perdita di peso.
Contestualmente alla riduzione della glicemia, l'acido corosolico
inibisce la differenziazione degli adipociti (le cellule nel cui citoplasma
si deposita il grasso, e che vanno a formare il tessuto adiposo),
costituendo un ulteriore aiuto per combattere il sovrappeso.
Gli studi hanno riscontrato, parallelamente alla riduzione della glicemia,
una diminuzione dei lipidi epatici totali (grassi nel fegato), dovuti
probabilmente ad una riduzione nell'accumulo dei trigliceridi, per
cui si può supporre una possibile azione riequilibrante sull'assetto
lipidico globale.
L'uso ai dosaggi testati, da 8 fino a 48 mg di estratto di acido corosolico
all'1%, non hanno prodotto effetti tossici, per cui possiamo ritenere
la Banaba una pianta sicura. Per mancanza di sperimentazione specifica
è comunque preferibile, a titolo cautelativo, non utilizzarla in gravidanza
e nell'infanzia.
Possiamo concludere dicendo che la Banaba trova il suo utilizzo di
elezione per il controllo del tasso glicemico nel sangue, che si è
rivelata utile anche per combattere l'obesità e il sovrappeso, e per
contrastare la fame nervosa dovuta a fluttuazione della glicemia,
nonché per migliorare l'assetto lipidico generale.
Dott.ssa Marina Multineddu
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