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Dalla Newsletter del Gennaio 2012 |
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LA DROSERA, UNA PIANTA CARNIVORA PER COMBATTERE LA TOSSE
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La
Drosera rotundifolia, conosciuta
anche col nome di Rosolida o Rugiada del Sole, è una pianta erbacea perenne appartenente
alla famiglia delle Droseraceae, originaria del Nord America. Delle novanta specie
che formano questa famiglia, circa ottanta appartengono al genere Drosera, sono
caratterizzate da un modesto apparato radicale e presentano i caratteri della
carnivorìa, che permette loro di colonizzare luoghi estremamente poveri di sostanze
nutritive, approvvigionandosi di sostanze organiche con un metodo inusuale, che
consente a queste piante un'ampia diffusione nonostante i pochi mezzi competitivi.
La Drosera rotundifolia cresce in tutto l'emisfero settentrionale; si può rinvenire,
oltre che in Nord America, in Asia, soprattutto in Siberia, Giappone, Corea del
sud, Caucaso, e in gran parte dell'Europa. In Italia è piuttosto rara e in alcune
regioni è considerata specie protetta; la si può trovare fra gli sfagni (un tipo
di muschi) dell'arco Alpino e Prealpino, in Romagna e in Toscana, che rappresenta
la regione più a sud in cui questa pianticella, alta circa 15-20 cm, può vegetare.
La Drosera rotundifolia predilige ambienti umidi e freschi, come paludi, acquitrini,
fessure fra le rocce, torbiere, tronchi marcescenti, margini di laghi, fiumi,
o stagni; ha adattato il suo metabolismo a un ambiente povero di sostanze nutritive,
evolvendo un sistema assolutamente peculiare, per un organismo vegetale, per approvvigionarsi
di sostanze proteiche nutritive per mezzo della cattura di piccole prede animali.
Il
nome Drosera deriva dal greco e significa "rugiadosa, coperta di rugiada" e vedremo
subito il perché.
Questa specie presenta piccole foglie tondeggianti (da cui il nome rotundifolia:
dalle foglie rotonde) e leggermente concave, a guisa di cucchiaio, lungamente
picciolate, disposte in una rosetta basale. Esse sono dotate di una sorta di peli
color porpora simili a tentacoli (così li definì anche Darwin nel suo studio delle
piante insettivore), le cui sommità secernono minuscole gocce di mucillagine zuccherina,
vischiosa e lucente, che dona loro un aspetto rugiadoso e attraente, con la funzione
di attirare e intrappolare piccoli artropodi, specialmente insetti, che incautamente
vi si posano.
La Drosera rotundifolia è da considerarsi quindi una pianta carnivora, più precisamente
insettivora: per vivere e crescere ha necessità di procacciarsi le sostanze proteiche
azotate tramite la cattura di piccole prede, che ghermisce attraverso una trappola
tanto semplice quanto ingegnosa.
Quando gli insetti si posano sulla foglia, attirati dalle stille vischiose, vi
restano impaniati; immediatamente i filamenti tentacolari percepiscono la presenza
della preda e si ripiegano velocemente su se stessi, imprigionandola; la preda
sarà poi lentamente digerita e assimilata mediante gli enzimi digestivi secreti
dalle stesse foglie.
Se la pianta è ben esposta al sole, assume un aspetto rossastro dovuto all'abbondanza
di secrezioni collose, che la fanno assomigliare ad una vera e propria "carta
moschicida". La sostanza vischiosa è inizialmente neutra e in effetti non è tossica
per le prede, che infatti muoiono non per avvelenamento, ma perché sono ricoperte
dalla secrezione stessa, che ne ostruisce le trachee respiratorie, soffocandole;
non appena la preda è stata catturata, la secrezione diviene acida per la produzione
di enzimi proteolitici
digestivi.
Ogni "tentacolo", infatti, è una struttura complessa il cui sottile fusto è composto
da due strati di cellule ghiandolari, che hanno la funzione di secernere sia le
mucillagini vischiose zuccherine, sia i succhi digestivi. Quando la digestione
è compiuta, la foglia si riapre, i residui chitinosi dell'insetto sono asportati
dal vento, e quindi la trappola si riattiva.
La
Drosera rotundifolia produce piccoli fiori bianchi ermafroditi, autoimpollinanti,
e genera numerosi semi marrone chiaro, minuti e lucidi.
Durante l'inverno la pianta si dota di una sorta di "ibernacolo", producendo una
rosetta di foglie compatte e non carnivore, quasi una sorta di bozzolo, per affrontare
la stagione fredda.
L'interesse verso questa pianta, oltre che come oggetto di curiosità, è dovuta
al fatto che è dotata di proprietà medicinali tramandate dall'uso popolare, e
confermate in seguito dalla moderna fitoterapia.
La droga, cioè la parte di pianta contenente il fitocomplesso, è costituita da
tutte le parti aeree; il tempo balsamico, quello in cui maggiore è la concentrazione
dei principi attivi, corrisponde al periodo estivo.
Considerate le sue modeste dimensioni, la Drosera rotundifolia è soggetta alla
raccolta allo stato spontaneo di tutta la pianta, poiché le foglie contengono
interessanti principi attivi fitoterapici, utili soprattutto per le affezioni
delle vie aeree superiori e di tutto l'apparato respiratorio.
La Drosera rotundifolia contiene naftochinoni, glucosidi, oli essenziali, flavonoidi,
antociani,
enzimi proteolitici, tannini, resine, minerali, acidi organici citrico e malico,
sostanze che concorrono nell'insieme a conferire alla pianta le sue proprietà
bechiche,
antispasmodiche,
antitussive, broncosedative, antisettiche,
leggermente antibiotiche, decongestionanti, antinfiammatorie, secretolitiche,
espettoranti,
demulcenti (lenitive per le infiammazioni delle mucose, o della pelle).
Le
foglie contengono in particolare il droserone, una complessa sostanza chimicamente
simile alla plumbagina, un derivato naftochinònico che esercita un'azione benefica
come calmante per diverse tipologie di tosse, in particolare tosse stizzosa con
broncospasmo, asma, pertosse, "tosse del fumatore": si ipotizza che la Drosera
rotundifolia agisca specificamente come calmante della muscolatura liscia dei
bronchi (e sembra anche di quella intestinale).
Nell'uso popolare, il succo fresco, per la sua ricchezza in sostanze proteolitiche,
è utilizzato per uso esterno contro le verruche, ma bisogna applicarlo con accortezza,
poiché la linfa delle foglie, a contatto con la pelle, può provocare irritazioni
e arrossamenti.
Citiamo come curiosità il fatto, riportato in alcuni antichi testi di erboristeria,
che la Drosera rotundifolia abbia la capacità di far cagliare il latte, ma questo
non deve sorprendere, poiché esistono diverse piante con questa proprietà, come
il Galium verum, spesso utilizzato come caglio vegetale per produrre formaggi
adatti anche ai vegetariani.
Dott.ssa Marina Multineddu
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