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Dalla Newsletter del Novembre 2011
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LA BOSWELLIA SERRATA: UN INCENSO PER I PROBLEMI OSTEO-ARTICOLARI


Boswellia serrata Il nome Boswellia è una denominazione attribuita dal botanico inglese Roxburgh, vissuto nel XVIII secolo, ad un genere di piante che annovera numerose specie, alcune molto rinomate fin dall'antichità, poiché forniscono le resine aromatiche note col nome di incenso.
Il genere Boswellia appartiene alla famiglia delle Burseraceae, che comprende circa 700 specie di piante arboree tropicali, tutte dotate di numerosi canali resiniferi dai quali trasuda, lungo le incisioni che l'uomo apporta al tronco di alcune specie, un succo resinoso bianco e lattiginoso che, solidificandosi lentamente all'aria, forma dei granuli, che costituiscono l'incenso, o olìbano. Questo termine deriva dall'arabo "al-lubàn", che significa bianco, e forse si riferisce proprio all'aspetto della sostanza lattiginosa che si estrae dalla corteccia di questi alberi, mentre il termine incenso sembra derivare dal latino arcaico "incensum = acceso-infuocato", poiché già anticamente si usava bruciarlo per le fumigazioni rituali.

Le specie più importanti di questo genere crescono nell'Africa orientale, lungo le coste del Mar Rosso, in Somalia, Abissinia ed Etiopia, nell'Arabia meridionale, in particolare Oman e Yemen, e in Pakistan e India; esse sono B. Carterii, B. papyrifera, B.bhaw-dajiana, B. sacra, Boswellia serrata, e localmente godono di loro proprie denominazioni, fra le quali ricordiamo Luban, in Arabia e nel Bengala, Kundur in Persia, Payana nel Malabar, Guggal in India, nomi che spesso si trasferiscono alla qualità dell'incenso che da esse si ricava. La ricchezza in resine può assumere una notevole importanza economica nelle specie citate, che possono divenire oggetto di particolari coltivazioni agricole, in alcuni paesi tropicali e subtropicali, anche al di fuori delle zone di origine.

Estrazione dell'incensoL'incenso propriamente detto è definito anche Frankincense, cioè incenso franco (schietto, vero), per distinguerlo dalle altre sostanze resinose balsamiche che anticamente erano bruciate per scopi rituali o igienici, come mirra, benzoino, galbano, storace.
Fin dall'antichità era noto l'uso di queste resine aromatiche per scopi curativi, per fumigazioni disinfettanti dell'ambiente, o per culti pagani nell'area Mediterranea e Mesopotamica, finché divennero il simbolo dell'offerta in tutte le forme cerimoniali di culto religioso, utilizzate per fini devozionali e rituali, sacri e liturgici, come ancora oggi avviene nelle religioni Cristiana e Greco-Ortodossa. Nella medicina tradizionale ayurvedica indiana, l'incenso, con il nome di Salai Guggal, è adoperato per diversi disturbi, con un ventaglio piuttosto ampio di utilizzi.

L'essudato resinoso che si ricava dalla Boswellia serrata (sinonimi B. glabra e B. thurifera) è quello che si ritiene maggiormente dotato di proprietà officinali, e per questo motivo è oggetto di questo articolo.
Originaria dell'India e del Pakistan, la Boswellia serrata è un albero di medie dimensioni che solitamente non supera i 4-6 metri di altezza, con una chioma ampia e un grosso tronco molto ramificato, dalla corteccia color cenere, che si sfalda in sottili scaglie di aspetto cartaceo.
Questa specie preferisce i suoli calcarei, ma è molto resistente alla siccità e al gelo e tollera situazioni estreme: cresce anche sulle pendici rocciose, sospesa sui burroni, e la si può trovare fino a 1200 metri di altitudine.
Le grandi foglie composte sono caduche: la pianta va a riposo nel periodo più caldo e arido, perdendo le foglie e sospendendo le funzioni vitali, per cui si dice che va in "estivazione". I piccoli fiori profumati color bianco-crema sono riuniti in infiorescenze a grappolo dette racemi; il frutto è una piccola drupa trìgona contenente tre semi cuoriformi.
IncensoLa droga, cioè la parte di pianta contenente i principi attivi, è costituita dalla oleo-gommo-resina che si ottiene dall'incisione della corteccia; l'incisione non danneggia l'albero e l'essudato del tronco, a contatto con l'aria, indurisce lentamente formando delle perle dette "lacrime", che conservano il colore bianco crema e la trasparenza alabastrina tipica delle resine.
Ciascuna pianta può produrre fino a un chilogrammo di resina all'anno, e può essere sfruttata per non più di 6-7 anni consecutivi.
La frazione gommosa dell'essudato è pari al 23%, è solubile in acqua ed è costituita prevalentemente da polisaccaridi; quella resinosa raggiunge il 55% ed è composta da una miscela di acidi boswellici; quella oleosa è costituita da oli essenziali. Tutti questi elementi concorrono a conferire alla droga le sue caratteristiche officinali, l'intensa profumazione che emana al momento della combustione, e le sue proprietà medicinali.

Negli ultimi anni, le ricerche sulle proprietà medicinali della Boswellia serrata si sono orientate sull'attività antinfiammatoria, in particolare sulle patologie riguardanti l'apparato osteoarticolare, soprattutto l'artrite reumatoide, ma sembra che anche altri campi d'impiego siano molto promettenti, come le patologie epatiche, l'asma e la colite ulcerosa, che necessitano di altre sperimentazioni e attente valutazioni.

Frutti di Boswellia serrataL'attività antinfiammatoria è attribuita agli acidi boswellici, che si ipotizza abbiano la capacità di inibire la biosintesi di alcune molecole responsabili dei processi infiammatori.
Riassumendo brevemente il meccanismo d'azione, si pensa che la Boswellia serrata agisca inibendo selettivamente un enzima, la lipossigenasi, impedendo con ciò la sintesi dei leucotrieni, cioè i mediatori chimici che inducono il processo flogistico (= infiammatorio), sia acuto, sia cronico, in diverse patologie infiammatorie.
Inoltre, sembra che gli acidi boswellici blocchino la migrazione verso il luogo dell'infiammazione di un tipo specifico di globuli bianchi, che nella zona infiammata producono l'elastasi, l'enzima proteolitico responsabile della distruzione del collagene, e quindi dei tessuti coinvolti nel processo infiammatorio; mancando l'elastasi, si conserva l'integrità del collagene e si evita il deterioramento delle strutture articolari (cartilagini, legamenti, tendini) con una globale prevenzione della degenerazione articolare.

Attualmente, la Boswellia serrata è utilizzata per le sue riconosciute proprietà espettoranti, broncodilatorie, diaforetiche, ma soprattutto antinfiammatorie e antidolorifiche nei disturbi muscolo-scheletrici, e per le infiammazioni osteoarticolari.
Il suo utilizzo è consigliato come coadiuvante in caso di infiammazioni locali, problemi degenerativi delle articolazioni, ridotte capacità motorie mattutine, dolori muscolari, reumatismi, artrosi, infiammazione dei tessuti molli come tendiniti, miositi, fibromialgia, nella gotta, e in particolare nell'artrite reumatoide, sia per uso interno, sia come ingrediente di pomate e unguenti da spalmare sulle articolazioni doloranti.
Il trattamento con Boswellia serrata può contribuire a produrre diversi benefici, in particolare la diminuzione dell'infiammazione e del dolore, la riduzione dell'edema articolare, con aumento della mobilità, quando compromessa, e in generale il miglioramento della qualità della vita.

Boswellia serrataLa Boswellia serrata trova inoltre indicazione in alcuni disturbi dell'apparato respiratorio, e come coadiuvante nelle malattie infiammatorie dell'intestino.
Vi è anche un uso cosmetico della Boswellia serrata, che risulta benefica per la pelle impura o seborroica, e per lenire gli arrossamenti delle pelli particolarmente sensibili.

Un particolare che rende interessante l'uso della Boswellia serrata è che l'azione antinfiammatoria attribuita agli acidi boswellici non risulta gastrolesiva, come molte molecole antinfiammatorie di sintesi (FANS). Gli antinfiammatori di sintesi, infatti, agiscono bloccando la produzione delle prostaglandine, le sostanze responsabili del dolore e dell'infiammazione; ma, poiché queste sostanze hanno anche una funzione positiva, come la secrezione del muco gastrico che protegge la mucosa dello stomaco, l'azione antinfiammatoria si accompagna ad una marcata gastrolesività (gastrite, ulcera), cosa che non avviene per gli acidi boswellici, che non agiscono sulla sintesi delle prostaglandine.
Sembra anzi che la Boswellia serrata eserciti un'azione protettiva nei confronti dell'ulcera e dei farmaci gastrolesivi.

Come spesso avviene in fitoterapia, l'uso dell'estratto totale della pianta, cioè il fitocomplesso, è risultato più efficace nell'inibire l'infiammazione, rispetto alla somministrazione dei singoli principi attivi isolati.
L'uso della Boswellia serrata non ha quindi effetti collaterali negativi, ed il suo uso alle dosi raccomandate non comporta particolari precauzioni d'uso, anche per le somministrazioni prolungate, spesso necessarie in queste patologie infiammatorie croniche.

Dott.ssa Marina Multineddu

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