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Dalla Newsletter del Settembre 2011 |
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L'OLIO DI RICINO, PER LA BELLEZZA DEI CAPELLI E DELLE CIGLIA
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Il
Ricino, Ricinus communis, unica specie
del genere Ricinus, appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae e può presentarsi
in forma erbacea, arbustiva, arborescente, annua o perenne, secondo le condizioni
climatiche e pedologiche in cui vive.
I numerosi aspetti in cui questa pianta si presenta devono considerarsi come molteplici
varietà dell'unica specie Ricinus communis, dovute all'influenza che le svariate
condizioni ambientali hanno esercitato nel tempo: nelle zone tropicali è pianta
perenne ed arborea, mentre nelle zone temperate diventa erbacea ed annuale, pur
vegetando e fruttificando molto bene, e portando a compimento il suo ciclo colturale.
In Italia è perenne nelle regioni più meridionali e nelle isole, dove il clima
è più caldo, e dove cresce anche allo stato spontaneo.
Questo comportamento, segno dell'adattamento del Ricino alle condizioni ambientali,
non sfuggì a Charles Darwin, l'enunciatore della teoria dell'evoluzione delle
specie, che ne riferisce nella sua voluminosa opera "Variazioni degli animali
e delle piante allo stato domestico" (1868).
Il
Ricino è una bellissima pianta, sia che si presenti in forma arborea, sia arbustiva
o erbacea, caratterizzata da un rapido accrescimento, con un fusto eretto, cilindrico,
cavo e nodoso, dalla colorazione che può variare dal verde al rossiccio, al rosso
sanguigno, fino al glauco, per la presenza di una particolare sostanza cerosa,
presente nell'epidermide in maggiore o minore quantità.
Il Ricino, sia coltivato sia spontaneo, può raggiungere un'altezza di 4-5 metri
nelle varietà erbacee o arbustive, mentre in quelle arboree, soprattutto nei luoghi
di origine, può arrivare fino ad oltre 10 metri; nelle coltivazioni si preferisce
limitarne l'altezza a 2-3 metri.
La sua vegetazione lussureggiante lo rende adatto all'uso ornamentale in parchi
e giardini, specialmente in certe varietà dai toni verdi chiari brillanti, o rosso
intenso, come i Ricinus communis var. africanus, gibsonii o sanguineus, o il New
Zealand Purple, dalla splendida chioma glauco-violetta.
Le foglie sono grandi, palmate, con numerosi lobi lanceolati (da 7-9 fino a 12)
dai bordi seghettati, di colore verde lucido nella pagina superiore, opaco in
quella inferiore; hanno nervature grosse ed evidenti che riprendono la colorazione
del fusto e dei lunghi piccioli.
I fiori compaiono in estate, sono monosessuati, ma presenti con entrambi i sessi
sullo stesso individuo: è una specie monoica. Sono riuniti in infiorescenze provviste
di ghiandole nettarifere (che producono nettare), finalizzate al richiamo degli
insetti pronubi, che favoriscono l'impollinazione, o per attirare le formiche,
che sembrano avere una fondamentale funzione di difesa dall'invasione di altri
insetti.
I
frutti si formano in agosto-settembre e ripropongono la colorazione di tutta la
pianta. Sono capsule provviste di aculei più o meno pungenti, suddivise in tre
logge, che a maturazione si aprono naturalmente rilasciando, o lanciando a distanza,
tre semi ricoperti da un tegumento lucido di colorazione variabile, punteggiato,
striato o marmorizzato di bruno, rossiccio, o nero, secondo la varietà. E' da
segnalare che tutte le parti della pianta sono tossiche, in particolare i semi,
per la presenza di una tossina molto pericolosa, la ricina, per cui non devono
in nessun caso essere ingerite.
Il nome di genere, Ricinus, deriva dal nome latino di una specie di zecche, Ixodes
ricinus, e fu attribuito a questa pianta da Linneo, per la somiglianza dei semi
con questo parassita. Ritenuto per lungo tempo originario delle Indie Orientali,
in seguito agli studi del botanico svizzero De Candolle, l'origine del Ricino
è stata collocata nell'area africana che si estende fra i due Tropici.
La sua conoscenza è antichissima: questa pianta è citata da molti studiosi greci
e latini dell'antichità, fra cui Teofrasto (filosofo e botanico greco, 371-287
a.C.), Dioscoride (medico, botanico e farmacista greco, 40-90 d.C circa) e Plinio
il Vecchio (scienziato e scrittore romano, 23-79 d.C.) che, nella sua Naturalis
Historia, riferisce come il Ricino fosse oggetto di larga coltivazione presso
gli Egizi. A conferma di questo, l'archeologo e diplomatico piemontese Bernardino
Drovetti, padre del Museo Egizio di Torino, all'inizio dell'Ottocento riportò
in Italia semi di Ricino rinvenuti nei sarcofagi del più antico Egitto, ove giacevano
da millenni (4000 a.C.).
Il
Ricino è ricordato anche negli scritti di Erodoto (storico greco, 484-425 a.C.),
il quale racconta come gli antichi ricavassero dai semi di questa pianta un olio,
utilizzato nelle lampade per illuminare le abitazioni e per ungere il corpo. L'olio
di Ricino era ben noto, oltre che come combustibile, anche come purgante e come
cosmetico per la pelle; nel Medio Evo, infatti, quest'olio, detto "Oleum Christi",
fu impiegato prevalentemente per alcune affezioni cutanee.
In seguito, esso fu quasi dimenticato fino al 1600, quando, in Europa, cominciò
ad essere coltivato a scopo ornamentale nei giardini. Nei secoli successivi, l'interesse
commerciale verso questa pianta derivò soprattutto dalla produzione dell'olio
medicinale estratto dai semi: la coltivazione del Ricino si diffuse nuovamente,
tanto che nel 1788 l'olio di Ricino fu iscritto nella farmacopea ufficiale inglese,
e l'uso dell'olio come purgante non è stato più abbandonato fino ai giorni nostri.
Nel secolo attuale, le coltivazioni si sono estese, per l'uso sempre più diffuso
dell'olio di Ricino non solo come purgante, ma anche come ottimo lubrificante:
esso non secca all'aria e mantiene una viscosità ed una fluidità pressoché costanti
alle varie temperature. E' molto ricercato per miscele di carburanti per motori
di aerei, aeromodelli, macchine sportive che raggiungono un elevato numero di
giri, come nei Rally e nella Formula 1, oltre che come fluido per freni.
L'olio utilizzato a scopo medicinale e cosmetico è quello ottenuto dalla prima
spremitura dei semi, per semplice pressione.
Dall'operazione di spremitura si ottiene, come scarto, un panello che può essere
utile come concime, ma non è assolutamente utilizzabile in zootecnia per l'alimentazione
del bestiame, poiché contiene, come già accennato, ricina e ricinina, pericolosi
principi velenosi, che possono essere letali non solo per gli animali, ma anche
per l'uomo.
L'olio di Ricino non è invece tossico, poiché la ricina resta nello scarto della
spremitura, mentre l'olio stesso ne è completamente privo.
L'olio
di Ricino e i suoi derivati sono utilizzati nell'industria manifatturiera e cosmetica
per produrre saponi, shampoo, coloranti, inchiostri, rivestimenti, cere sintetiche,
nylon, biodiesel.
Solo l'1% della produzione globale di olio di Ricino è usato nell'industria farmaceutica
come purgante o emetico (che induce il vomito), ma non è più usato come lassativo,
a causa della sua azione troppo drastica e violenta e per gli effetti negativi
che esso comporta.
L'azione lassativa-purgante deriva dalla presenza nell'olio di ricinoleina, da
cui nell'apparato digerente si genera acido ricinoleleico, per opera degli enzimi
gastrici e della lipasi pancreatica, con l'ausilio della bile epatica che emulsiona
l'olio. L'effetto nel lume intestinale è piuttosto violento, intenso e irritante,
poiché causa alterazioni delle pareti, fino all'erosione della mucosa, con grosse
perdite di acqua ed elettroliti (sali minerali), per cui l'olio di Ricino come
purgante è consigliato solo per un uso occasionale. Generalmente il suo utilizzo
è finalizzato a liberare l'intestino in occasione di interventi chirurgici, procedure
radiologiche, o, nella donna, in occasione del parto.
Nel contesto di questo articolo, quello che interessa esaminare e approfondire
in modo particolare è l'uso cosmetico dell'olio di Ricino.
Le nostre nonne, quando erano giovani, erano solite utilizzarlo per impacchi nutrienti
e rinforzanti sui capelli secchi, fragili, sfibrati; esso si applicava anche sulle
ciglia, utilizzando il piccolo spazzolino del mascara, per favorire la crescita
di ciglia lunghe e folte.
Oggi sappiamo che le nonne avevano ragione! Infatti, come spesso accade con l'uso
popolare e tradizionale delle erbe officinali, la scienza ha dato una spiegazione
del fenomeno: i moderni studi hanno rilevato che l'olio di Ricino ha una particolare
affinità verso la cheratina, la sostanza di natura proteica di cui sono costituiti
i capelli, i peli, le ciglia, oltre allo strato corneo più superficiale della
pelle.
E'
questo il motivo per cui oggi l'olio di Ricino è utilizzato ampiamente nell'industria
cosmetica, per la sua azione benefica sui capelli e sulle ciglia, poiché esso
si lega facilmente alla cheratina, costituendo un ottimo idratante, nutriente,
emolliente, ristrutturante e rinforzante.
Per questo scopo sono consigliati impacchi tiepidi di olio di Ricino per 3-4 volte
al mese sui capelli secchi, fragili, deboli, sfibrati; sui capelli normali, ma
danneggiati, sfibrati e con doppie punte, è sufficiente effettuare 1-2 impacchi
al mese.
Anche i capelli grassi, se deboli e sfibrati da trattamenti aggressivi, come permanenti,
decolorazioni, uso di piastre liscianti, trovano beneficio da un impacco periodico
di olio di Ricino, che, nutrendo le ghiandole sebacee, contribuisce anche a normalizzarne
la secrezione.
Poiché l'olio è abbastanza denso, deve essere utilizzato con parsimonia, in modo
da formare solo una sottile pellicola sulla superficie dei capelli.
L'azione dell'olio di Ricino rende la capigliatura più forte e vigorosa, favorisce
la crescita, mentre nutre le lunghezze rendendo i capelli più lucidi, sani e belli.
Per le ciglia, un antico ma sempre attuale ed efficace rimedio per rinforzarle,
infoltirle e scurirle, è quello di stendervi un velo di olio di Ricino con uno
spazzolino, prima di coricarsi e per diverse settimane.
Naturalmente, l'olio deve essere di ottima qualità, di prima spremitura a freddo,
di colore paglierino chiaro, con un'acidità che non superi l'1%, in modo da contenere
tutte le sostanze benefiche, come acido palmitico, stearico, linoleico, linolenico,
ricinoleico, indispensabili alla sua integralità.
Oggi sono disponibili anche moderni shampoo a base di olio di Ricino, come la
linea Olioderbe, dall'esclusiva
e particolare formula: non producono schiuma e sono solubili in acqua, per cui
la rimozione dell'olio è molto facile e veloce, dopo l'applicazione è sufficiente
sciacquare accuratamente i capelli con acqua tiepida.
Inoltre, con un'unica azione si ottiene il duplice scopo di lavare i capelli per
affinità (lo sporco e il grasso naturale della cute e dei capelli sono emulsionati
ed inglobati dall'olio lavante, e la semplice acqua tiepida è sufficiente per
rimuovere sia l'olio sia lo sporco), mentre si esercita un'azione rinforzante,
idratante, nutriente, di cui si avvantaggiano i bulbi piliferi e quindi tutta
la capigliatura.
Anche se sembra una contraddizione, questi oli lavanti a base di olio di Ricino,
eventualmente addizionati con altre piante specifiche, come Ortica
o Timo, sono utili per lavare con la
massima delicatezza anche i capelli grassi o con forfora. L'azione nutriente dell'olio
di Ricino fa sì che le ghiandole sebacee non siano stimolate in modo eccessivo
e non producano più l'eccesso di sebo che rende i capelli grassi, i quali invece,
con l'uso costante nel tempo, potranno gradualmente essere normalizzati.
L'associazione con Aloe, Propoli, oppure
uovo, contribuisce invece a potenziare l'azione nutriente ed idratante, utile
per normalizzare i capelli secchi e sfibrati, o la cute secca e squamosa.
L'Olioderbe, questo speciale olio lavante solubile in acqua contenente olio di
Ricino, è, inoltre, particolarmente indicato per detergere la cute affetta da
psoriasi,
poiché contribuisce ad allontanare con delicatezza le "squamette", tipiche di
questo disturbo, senza irritare la cute, che si manterrà liscia e morbida.
Dott.ssa Marina Multineddu
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