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Dalla Newsletter dell'Aprile 2011 |
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L'OPUNTIA (NOPAL): UN AIUTO NATURALE NEL TRATTAMENTO DEL SOVRAPPESO E DELL'OBESITÀ.
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Il
genere Opuntia, appartenente alla famiglia delle Cactaceae, annovera circa 300
specie, tra le quali l'Opuntia ficus
indica, o Fico d'India, è considerata la più nota e significativa.
Il nome Opuntia sembra derivare dall'antica città greca Opunte, corrispondente
all'odierna Atalanti, dove si riteneva crescessero anticamente piante simili ai
Cactus, che in realtà niente avevano in comune con i veri Cactus, poiché queste
piante sono giunte in Europa intorno al 1500, dopo la scoperta dell'America. Il
termine Ficus Indica (cioè Fico dell'India) sembra, infatti, dovuto a Cristoforo
Colombo, che riteneva di essere giunto nelle Indie, e non ha niente in comune
con i nostri Fichi (Ficus carica, famiglia Moraceae).
La parola Cactus deriva dal greco "kaktòs", con riferimento ad alcune specie di
cardi molto diffuse nell'area mediterranea; il termine si trasformò in "cactus"
nella lingua latina, tramite Gaio Plinio Secondo, detto il Vecchio, scienziato,
naturalista, storico, morto nel 79 d.C. sotto l'eruzione del Vesuvio, autore dell'imponente
opera naturalistica enciclopedica che lo rese famoso, la "Naturalis Historia",
formata da trentasette volumi.
Anche il termine Opuntia fu usato inizialmente da Plinio il Vecchio, ma per indicare
un genere di piante, differente dall'attuale Fico d'India, probabilmente importato
realmente dalle Indie occidentali e conosciuto come Fico indiano; il termine Opuntia
fu in seguito mantenuto ed assegnato alle Opuntiae centroamericane, dal famoso
botanico scozzese Philip Miller nel 1752.
L'Opuntia ficus indica è una pianta succulenta arborescente, alta fino a 4-5 metri,
originaria del Messico (ancora oggi nello stemma messicano è rappresentato il
Fico d'India), da cui si diffuse in tutta l'America centrale fin dai tempi dei
Maya, degli Aztechi e degli Incas, che la consideravano una pianta sacra e oggetto
di largo commercio, anche perché essa è necessaria per la produzione del Carminio:
il Dactylopius coccus è un insetto parassita del Fico d'India dal cui corpo essiccato
si estrae il Rosso Carminio, un pregiato colorante naturale anch'esso commercializzato
da queste popolazioni, che lo utilizzavano per tingere le vesti di nobili e guerrieri.
Oggi
l'Opuntia ficus Indica è ben naturalizzata in tutte le zone temperate del continente
Americano, nei Caraibi, in Africa, Asia e Oceania, e nelle regioni calde del bacino
del Mediterraneo, dove cresce inselvatichita su pendici aride e assolate, spesso
associata alla Ginestra e al Cisto, o forma siepi invalicabili che delimitano
campi coltivati a Graminacee, Olivo,
Vite, o a frutteto, poiché funge
da barriera frangivento e può costituire un valido ostacolo al propagarsi degli
incendi.
Il Fico d'India trova un habitat particolarmente favorevole in Sardegna, Calabria,
Puglia e Sicilia, dove è oggetto anche di coltivazioni, oltre che in Spagna e
nell'Africa settentrionale, per lo sfruttamento dei suoi frutti commestibili,
dalla polpa delicatamente dolce, ricca di minerali, soprattutto calcio e fosforo,
e di vitamina C.
Ovunque, i suoi frutti sono usati nell'alimentazione dell'uomo, ma anche di alcuni
animali, come bovini e soprattutto suini, che non temono le sue piccole spine,
dette glochidi, munite di minuscoli uncini che, a contatto con la cute, vi si
impiantano diventando difficilmente eliminabili.
Il Fico d'India ha una struttura particolare, caratterizzata da ampie spate oblunghe
ed appiattite, spesse e carnose, dette cladodi o pale, di colore verde-glauco,
alle quali è attribuito impropriamente il nome di foglie: si tratta invece di
fusti metamorfosati, che operano la fotosintesi clorofilliana vicariando la funzione
delle vere foglie, trasformate nelle coriacee e pungenti spine coniche di 1-2
cm di cui le pale sono disseminate, costituendo una difesa contro i predatori.
Esistono anche varietà di Opuntia inermi, cioè prive delle spine dure e coriacee,
ma non dei glochidi, che sono sempre presenti.
I cladodi (le pale) sono ricoperti da una spessa cuticola cerosa, che ha il compito
di limitare al massimo la traspirazione, caratteristica questa propria di tutte
le piante succulente, utile per resistere al calore e alla siccità nei climi caldi
e aridi del loro habitat; i cladodi basali dopo qualche anno lignificano per rendere
più robusta la struttura, assumendo l'aspetto di veri tronchi.
I
giovani cladodi sono conosciuti col nome di Nopal (da "nopalli", che nell'antica
lingua azteca, il nauatl, significa foglie), e utilizzati come alimento nella
cucina messicana, dopo essere state arrostite su piastre roventi, una volta ripulite
accuratamente dalle spine. Il parènchima
interno ricco di acqua, formato da strati di cellule che fungono da riserva del
prezioso liquido per la pianta, è consumato anche allo stato fresco, dopo essere
stato privato della spessa cuticola e delle spine, come una sorta di verdura,
oppure affettato e conservato in salamoia, sottaceto, candito, come confettura,
succo, o più raramente essiccato.
Approfondiremo fra breve quale sia l'importanza del Nopal nella moderna fitoterapia.
Il frutto del Fico d'India è una bacca ovoidale del peso di circa 150 grammi,
di colore verde quando è acerbo, che varia durante le fasi della maturazione,
passando dal verde al giallo-oro, al rosso-arancio in piena maturità, fino al
rosso granato in alcune varietà.
Esso contiene numerosi semi reniformi, duri e legnosi, immersi in una polpa mucillaginosa
dolce e aromatica, che costituisce la parte edibile, una volta liberato il frutto
dalla spessa buccia cosparsa di fascetti puntiformi di glochidi, le minuscole
spine uncinate a cui è necessario fare molta attenzione, perché scarsamente ancorate
al substrato sul quale crescono, e quindi si staccano facilmente.
I
frutti maturano e diventano edibili verso la fine di agosto; è consigliabile consumarli
dopo i primi acquazzoni estivi che, idratando il frutto, lo rendono più polposo
e gradevole. Le varietà coltivate sono sempre piuttosto polpose, ma le innaffiature
cui è sottoposta la pianta durante la coltivazione, per aumentarne la produzione,
rendono, a mio parere, il sapore di questi frutti, che diventano molto grossi
(fino a 400 gr!), assai meno dolce e aromatico, quasi "annacquato", rispetto ai
frutti delle piante selvatiche.
Con i frutti del Fico d'India si possono preparare delicatissime e gradevoli gelatine,
privandoli dei semi con un passino; essi sono utilizzati anche per la produzione
di succhi, liquori e sciroppi.
Non bisogna abusare del consumo dei frutti del Fico d'India: l'abbondanza di semi
legnosi può formare nell'intestino crasso un bolo molto compatto, che può causare
stipsi
e, in casi estremi, anche un blocco intestinale. Questi frutti, sconsigliati a
chi soffre di diverticolosi,
devono essere consumati in quantità moderata, accompagnati da abbondante acqua,
che, idratando la cuticola gelatinosa che ricopre i semi, li rende meno agglutinabili.
Oltre ai frutti, come anticipato poc'anzi, si utilizzano come alimento anche i
giovani cladodi, o pale, la cui polpa gelatinosa è una fonte di fibre solubili
e insolubili, mucillaggini, pectina, vitamina A, C, vitamine del gruppo B, aminoacidi
e numerosi minerali, fra cui calcio, magnesio, ferro, potassio.
La
fitoterapia ha scoperto relativamente di recente l'importanza del Nopal nel trattamento
del sovrappeso e dell'obesità, poiché la polpa disidratata che si ricava dalle
pale ha un alto contenuto di Opuntiamannano, ricco di polisaccaridi, al quale
si deve la capacità di legare i grassi e gli zuccheri ingeriti, rendendoli così
meno assimilabili per l'organismo, che li elimina senza poterli utilizzare.
L'Opuntiamannano, insieme alla pectina, conferisce anche un senso di sazietà e
aiuta così a seguire un'alimentazione più controllata ed equilibrata; contribuisce
inoltre a ridurre la quota di zuccheri nel sangue, evitando i picchi glicemici,
e a mantenere livelli adeguati di colesterolo
e trigliceridi.
Le fibre mucillaginose riducono l'eccessiva acidità gastrica, agendo come gastroprotettive,
antinfiammatorie e cicatrizzanti, favoriscono la peristalsi
e facilitano un fisiologico funzionamento intestinale, agendo da blando lassativo
e riducendo il rischio di diverticolosi, diverticolite,
emorroidi e ragadi.
Il Nopal è indicato quindi per aiutare a ridurre il sovrappeso e l'obesità, per
la sua azione saziante e poiché riduce l'assimilazione di grassi e carboidrati,
nei disordini metabolici quando sia necessario controllare l'equilibrio glicemico
e/o ridurre il colesterolo e i trigliceridi, nelle infiammazioni dello stomaco,
nella stipsi, anche in presenza di diverticoli, emorroidi o ragadi.
Il succo ottenuto dai cladodi ha un uso tradizionale nei disturbi del fegato come
disintossicante, ma è utilizzato soprattutto per uso esterno come emolliente,
idratante, lenitivo, per pelli secche ed irritabili.
Anche i fiori gialli dell'Opuntia ficus indica sono utilizzati in fitoterapia,
poiché contengono flavonoidi,
ai quali i moderni ricercatori attribuiscono lievi proprietà antispasmodiche
del tratto intestinale; la tradizione popolare attribuisce loro proprietà diuretiche.
Un recente studio indica che l'uso di fiori essiccati produce un miglioramento
dei disagi connessi all'ipertrofia prostatica benigna, come indica anche la farmacopea
britannica.
Dott.ssa Marina Multineddu
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