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Dalla Newsletter dell'Ottobre 2010 |
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USI TRADIZIONALI E RITUALI DELL'HENNE' NELL'ANTICA ARTE DEI TATUAGGI
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Nel nostro articolo del giugno 2002, "La
colorazione dei capelli con le piante: l'Hennè", abbiamo parlato dell'Hennè
come pianta tintòria, utilizzata da secoli per la colorazione naturale dei capelli,
principalmente nei paesi della fascia tropicale mediterranea, in quelli mediorientali,
fino all'India, dove si diffuse nel XII secolo.
Il suo uso si è esteso, già alla fine dell'Ottocento, anche all'Europa, dove è
ormai utilizzato comunemente per conferire alle capigliature castane o nere riflessi
ramati, mascherare qualche capello bianco, ma anche per rinforzare i capelli deboli,
normalizzare la cute grassa o con forfora, e per dare lucentezza alla chioma.
Vorrei adesso ampliare la conoscenza dell'Hennè, parlando degli usi rituali che
un tempo erano praticati nei paesi di origine di questa pianta, e che in molte
zone sono ancora in uso, in particolare nel Nord Africa e in India, dove l'Hennè
è utilizzato nell'arte dei tatuaggi: descriveremo appunto gli usi del tatuaggio
rituale.
Approfondiremo inoltre come sia possibile eseguire tatuaggi casalinghi, dalla
durata temporanea, da circa quindici giorni fino a un mese, che possano soddisfare
il desiderio di sperimentare la presenza di tatuaggi sulla propria pelle, senza
essere vincolati a mantenerli per tutta la vita, come avviene con i tatuaggi permanenti.
La pianta dell'Hennè
Ricordiamo
che il nome Hennè (o Henna, o Enna) è un nome popolare di derivazione francese,
che corrisponde alla pianta Lawsonia inermis, un piccolo arbusto, talvolta arborescente,
molto longevo, originario dell'Asia minore e dei paesi subtropicali e tropicali
degli altipiani dell'Africa centro-orientale, alto generalmente circa 2 metri,
ma che talvolta raggiunge anche i 6-7 metri; oggi è coltivato in India, Tunisia,
Egitto, Sudan, Arabia, Iran, e persino in Cina e in Florida.
La Lawsonia inermis è un arbusto generalmente spinoso, che però talvolta può essere
privo di spine, da cui il nome inermis, appartenente alla famiglia delle Lythraceae,
di cui costituisce l'unica specie. Dalle sue foglie e dai rami essiccati e macinati
si ottiene una polvere dal colore variabile dal verde-giallastro fino al marroncino,
a seconda che contenga una maggiore percentuale di foglie o di rami, o se è vecchio;
l'Hennè ricavato dalle sole foglie, specie quelle apicali, macinato da non troppo
tempo, si presenta di colore più tendente al verde-giallastro, ed è di migliore
qualità.
Lawsonia inermis è sinonimo di Lawsonia alba, che fa riferimento al colore bianco-rosato
dei suoi fiori, che emanano una non comune fragranza: per questo la pianta è anche
coltivata nelle serre europee. La Lawsonia inermis è conosciuta anche col nome
di Reseda, o Ligustro egiziano, o Alcanna vera, o Alcanna d'oriente.
Il tatuaggio rituale all'Hennè: un po' di storia
La conoscenza delle capacità coloranti dell'Hennè e delle sue proprietà curative
è millenaria: sono state trovate tracce di polvere di Hennè persino nelle più
antiche mummie egiziane, e si è scoperto che i capelli della mummia di Ramesse
II erano stati colorati con l'Hennè.
Le più antiche civiltà hanno utilizzato l'Hennè per tatuare la pelle, inizialmente
riservandone l'uso a re e sacerdoti, come i Babilonesi, gli Assiri e i Sumeri,
mentre in Iraq, Palestina ed Egitto sono stati ritrovati alcuni manufatti, databili
intorno al 1400 a.C., che raffigurano fanciulle con le mani e le unghie decorate
con Hennè. Sembra che fra i primi a diffondere l'uso a scopo ornamentale del tatuaggio
con Hennè siano stati i popoli Canaaniti: le loro donne lo utilizzavano già in
tempi antichissimi, e in seguito l'uso si diffuse anche fra gli Ebrei, nel periodo
storico della nascita di Cristo.
L'arte del tatuaggio con l'Hennè raggiunse anche molti popoli in età romana, ma
in seguito l'uso si perse, perché la Chiesa cattolica la condannò come pratica
pagana e come manifestazione di stregoneria.
Con l'avvento dell'Islam, l'uso tradizionale del tatuaggio con l'Hennè fu assorbito
dalle popolazioni che praticano questa fede; oggi l'uso dei tatuaggi con l'Hennè
è diffuso in tutti i paesi arabi.
Nell'Africa Settentrionale iniziò a diffondersi fra il 1700 e il 600 a.C., instaurando
la tradizione del tatuaggio con l'Hennè in Marocco, dove le donne Bèrbere usano
la propria pelle per esprimere la loro arte, raccontando così attraverso il proprio
corpo i riti ancestrali.
I disegni sono molto vari ed alcuni hanno precisi significati: tatuarsi la "mano
di Fatima", che secondo la tradizione era la figlia minore di Maometto, fornisce
protezione a chi ne porta l'effigie sul viso, sul collo o su un braccio; una stella
a cinque punte serve invece a spaventare, sempre secondo le antiche tradizioni
Bèrbere, gli spiriti malvagi; una croce tatuata sul calcagno difende da eventuali
inseguitori malintenzionati, mentre il tatuaggio di un uccello stilizzato preserva
genericamente dal male.
Proprio
perché l'arte dei tatuaggi ha origini antichissime, nel corso degli anni il suo
uso si è modificato ed evoluto; anticamente, infatti, si usava spalmare semplicemente
i palmi delle mani e dei piedi con l'Hennè, per conferire la colorazione a tutta
la superficie, ma col tempo è nata l'arte dei disegni, che si sono perfezionati
diventando a volte anche molto complessi, differenziandosi nello stile secondo
i luoghi e i tempi.
Nel Nord Africa gli usi decorativi dell'Hennè variano secondo la cultura di ciascun
paese: nelle zone orientali l'utilizzo popolare predilige le decorazioni per abbellire
la sposa in vista del rito nuziale, invece in altre zone si usa l'Hennè nelle
cerimonie che celebrano le nascite, le circoncisioni e altre festività, come ad
esempio la fine del Ramadan, come simbolo di buon augurio.
In India l'Hennè ha sempre ricoperto il ruolo di rito propiziatorio per aiutare
l'uomo ad ottenere i favori della divinità, e per pronosticare il destino. L'ornamento
del corpo è legato non solo alla celebrazione della figura umana, ma anche a un
tentativo di collegare la corporeità con lo spirito; prima del rito del matrimonio
è consuetudine che lo sposo regali Hennè alla promessa sposa, che lo utilizzerà
per decorare il proprio corpo quale strumento di bellezza e di seduzione nei confronti
del futuro marito. Le decorazioni assumono un linguaggio simbolico dai valori
esoterici e magici, come ad esempio il triangolo, che nella tradizione religiosa
indiana rappresenta la trinità divina Brahma, Shiva e Vishnu.
Anche se lo scopo originario del tatuaggio con Hennè è quello del rito religioso,
esso rappresenta comunque una forma d'arte legata alla creatività femminile: le
donne orientali per molto tempo hanno preservato il segreto della tecnica del
tatuaggio con Hennè, e, infatti, questa usanza si è diffusa solo in tempi abbastanza
recenti anche in Europa, dove ha perso l'originario significato rituale.
Oggi il tatuaggio con l'Hennè nei paesi Europei è piuttosto diffuso e ha implicato
un influsso della creatività occidentale sulla tipologia dei disegni, che possono
variare dal classico disegno floreale molto ornato di tipo orientale, a simboli
etnici o tribali, oppure spade, nomi, animali, rose, opere d'arte, draghi, simboli
polinesiani, o ideogrammi cinesi.
C'è chi sperimenta il tatuaggio temporaneo perché non sopporta il dolore che un
tatuaggio permanente comporta, poiché questo è eseguito con l'inserimento di colore
nel derma tramite aghi; c'è chi lo fa solo per togliersi il desiderio di un tatuaggio,
senza dover portare per sempre segni indelebili sul proprio corpo, mentre alcuni
lo utilizzano come "prova generale" per verificare il disegno scelto, prima di
passare al tatuaggio permanente.
Come effettuare un tatuaggio all'Hennè
Indichiamo
infine come procedere, secondo il metodo più usato, per fare un tatuaggio casalingo
con l'Hennè.
Si utilizza la polvere macinata molto fine, possibilmente setacciata, di Lawsonia
inermis, definita anche Hennè naturale (meglio evitare le polveri con additivi
chimici, che potrebbero dare reazioni di tipo allergico), che si può reperire
facilmente presso una buona Erboristeria, come sul nostro sito nella sezione dedicata
ai prodotti all'Hennè.
Si impasta la polvere in una ciotola di vetro o di plastica, con acqua calda,
aggiungendo un cucchiaio di succo di limone, la cui acidità agisce da fissativo
del colore e aumenta la durata del tatuaggio; alcuni aggiungono un cucchiaino
di zucchero.
L'impasto deve essere fluido, ma non troppo liquido, perché colerebbe spandendosi
sulla pelle e alterando il disegno, né troppo asciutto, perché sarebbe impossibile
da applicare. La pastella ottenuta deve riposare per circa mezz'ora perché si
ossidi; in questo modo sembra che aumenti l'intensità del colore che è assorbito
dalla pelle.
Per facilitare l'esecuzione del disegno, si può inserire l'impasto in una apposita
siringa, dotata di un beccuccio in plastica dalla punta fine, oppure in una siringa
grande (privata dell'ago metallico), con cui si può applicare l'impasto di Hennè
sulla pelle, seguendo i contorni del disegno scelto.
Un altro metodo consiste nel fare una sorta di imbutino con un foglio di plastica
morbida e sottile, o con un sacchetto da freezer, riempirlo con l'Hennè e, tagliando
un piccolo frammento dalla punta, utilizzare l'imbuto stesso per distribuire sulla
pelle la pastella di Hennè, attraverso il foro praticato (come fanno i pasticcieri
per scrivere e disegnare sulle torte, usando un attrezzo chiamato "sac à poche",
o tasca per decorazioni); più piccolo sarà il foro, più fine e preciso risulterà
il disegno.
Il disegno può essere eseguito a mano libera, se si è bravi a disegnare, oppure
si possono utilizzare "mascherine" (stencil) che facilitano molto il lavoro, e
che permettono di eseguire tatuaggi anche abbastanza complessi.
Una volta applicato l'Hennè, si può tamponare delicatamente il disegno con un
batuffolo di cotone imbevuto con succo di limone ben zuccherato; questo fisserà
ulteriormente il colore e nutrirà la pelle; quando sarà asciutto, si può avvolgere
la parte con pellicola da cucina, per mantenere in loco l'impasto.
Si lascia asciugare la decorazione almeno per 2-4 ore, o anche tutta una notte,
per fissare il disegno, che diventa color rosso-arancione, o rosso più o meno
scuro, fino al marroncino, secondo la concentrazione e il tempo di applicazione;
il tatuaggio dopo un paio di giorni si ossida ulteriormente e tende comunque a
scurirsi.
La
durata del tatuaggio è variabile da due a quattro settimane e dipende da diversi
fattori, fra i quali il pH della pelle; i lavaggi frequenti, specie se effettuati
con saponi aggressivi, ne riducono la durata, così come un clima caldo-umido lo
fa schiarire più velocemente, mentre un clima fresco e secco lo fa durare scuro
più a lungo.
Per prolungare la tenuta del tatuaggio con l'Hennè, è consigliabile applicare
sulla zona da tatuare, alcuni giorni prima, dell'olio
di Mandorle, facendolo penetrare e assorbire bene; dopo circa mezz'ora si
massaggerà la pelle con la Luffa
insaponata, in modo da effettuare un peeling che, allontanando le cellule morte
più vecchie e superficiali, farà sì che il tatuaggio sia successivamente applicato
su una pelle dallo strato corneo rinnovato, per cui il ricambio cellulare dell'epidermide
più superficiale sarà più lento, e questo farà resistere più a lungo il disegno.
Per evitare di macchiare le mani, è bene proteggerle, durante l'applicazione,
con guanti sottili del tipo sanitario, ed è opportuno mettere un vecchio asciugamano
sotto la parte da tatuare, per evitare di sporcare tutt'intorno.
Chi ha pratica di tatuaggi eseguiti con l'Hennè raccomanda di non rifare il tatuaggio
sempre nello stesso punto: è più facile, infatti, passare e ripassare sul disegno
ancora visibile per rinnovarlo, ma le ripetute applicazioni potrebbero indurre
sulla pelle un po' di irritazione con arrossamento e prurito, anche se ormai sappiamo
che l'Hennè naturale è privo di tossicità e non crea alcun tipo di problema, se
utilizzato correttamente.
Dott.ssa Marina Multineddu
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