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Dalla Newsletter dell'Ottobre 2008 |
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ARRIVA L'AUTUNNO: ALLERTIAMO LE DIFESE IMMUNITARIE CONTRO I VIRUS
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I
periodi dell'anno più a rischio per contrarre raffreddori o la tanto
temuta influenza sono senza dubbio l'autunno e l'inizio dell'inverno,
quando la temperatura inizia ad abbassarsi, spesso con sbalzi notevoli,
e cominciano i cosiddetti malanni stagionali.
In realtà il freddo ha un ruolo marginale in questo aumento degli
episodi infettivi: i veri responsabili infatti sono i virus. E' vero
che con l'abbassarsi della temperatura inaliamo aria fredda, e questa
può rallentare il movimento delle ciglia vibratili che tappezzano
le mucose dell'apparato respiratorio; il loro movimento di solito
è coordinato ed efficace per espellere dai polmoni le particelle sospese
nell'aria, che noi inaliamo ad ogni atto respiratorio: impurità, microbi,
polveri, particelle tossiche che possono essere disperse nell'ambiente.
Quando questo movimento diventa troppo lento per costituire una barriera
efficiente, i virus possono prendere il sopravvento, anche perché
col freddo si vive in ambienti chiusi, spesso affollati e poco arieggiati,
quindi a contatto con molte persone, fra le quali possono esserci
portatori di infezioni virali.
Il contagio di queste malattie infatti avviene perché nell'aria possono essere
disperse goccioline d'acqua cariche di virus, emesse anche a notevole distanza
con la tosse o gli starnuti, o semplicemente parlando e respirando: in un ambiente
chiuso la concentrazione di queste particelle in sospensione aumenta considerevolmente,
e di conseguenza aumenta la probabilità che chi si trovi in quell'ambiente entri
in contatto con i virus, inalandoli.
Il contagio può avvenire anche stringendo la mano ad una persona infetta,
frequentando gli stessi ambienti o toccando gli stessi oggetti (la
maniglia di una porta, il carrello della spesa, ...): se poi ci portiamo
le mani al naso o alla bocca, o ci tocchiamo gli occhi, i virus possono
introdursi all'interno del nostro organismo e aggredirlo. Perciò è
buona norma sempre, ma in particolare durante la stagione fredda,
lavarsi spesso le mani: un gesto che può costituire un'efficace prevenzione
contro il diffondersi dei virus.
Ognuno di noi dovrebbe sentire il dovere morale di limitare i contatti
col prossimo, quando abbia in atto una malattia virale, per evitare
di diffonderla alimentando così le epidemie stagionali: molto meglio
stare a casa al caldo, aspettare che l'infreddatura faccia il suo
corso, adottando tutti gli accorgimenti per alleviare i sintomi, anche
con l'aiuto della fitoterapia.
A questo punto sorge spontanea una domanda: perché non tutte le persone che vengono
a contatto con i virus del raffreddore o dell'influenza contraggono l'infezione?
La risposta è solo una: l'efficienza del sistema immunitario che preserva dal
contrarre malattie.
Se il sistema immunitario è forte ed efficiente, saprà proteggerci
più validamente; se esso al contrario è deficitario, avremo maggiore
facilità ad ammalarci.
Vi sono molti fattori che possono indebolire le nostre difese, come
stress fisici o psichici, interventi chirurgici, infezioni ricorrenti,
assunzione di alcuni farmaci, depressione, malattie croniche come
cardiopatie e diabete, ma anche la mancanza cronica di sonno.
Si è scoperto che il massimo dell'attività di particolari cellule
del sistema immunitario avviene proprio verso le 2 o le 3 della notte,
in pieno sonno; se vi è insonnia grave, si ha un deficit nella produzione
delle sostanze che sono deputate a difenderci dalle malattie, con
indebolimento delle difese organiche.
Nei bambini le difese sono più fragili perché il sistema immunitario
non è ancora completamente sviluppato, mentre negli anziani le difese
diminuiscono col passare degli anni, a causa del fisiologico invecchiamento
dell'organismo.
Cosa si può fare per potenziare con l'aiuto della natura, ove possibile, il sistema
immunitario?
Sono diverse le sostanze naturali, come gli antiossidanti,
i fermenti lattici probiotici, la propoli, e alcuni fitoderivati con
proprietà immunostimolanti,
che possono rafforzarlo.
Possiamo rifornirci di sostanze antiossidanti con il cibo, inserendo nella nostra
alimentazione quotidiana abbondante frutta e verdura di tutti i colori che la
natura ci mette a disposizione: i vari colori infatti corrispondono a sostanze
precise, come ad esempio il giallo-arancione della Carota
o della Papaya alla vitamina A, il blu del Mirtillo
ai flavonoidi,
tanto benefici anche per la salute del sistema circolatorio; o ancora il bel rosso
acceso del succo di Melagrana evidenzia la ricchezza di polifenoli, sostanze spazzine
che neutralizzano i temuti radicali
liberi.
Se però la nostra alimentazione non fosse abbastanza ricca di frutta e verdura,
e non riuscissimo ad approvvigionarci degli indispensabili antiossidanti con gli
alimenti, oggi vi sono ottimi integratori che possono rifornire il nostro organismo
di queste importantissime ed utili sostanze.
Anche la propoli è ricchissima di antiossidanti, e inoltre possiede un'azione
antibatterica e antivirale ormai dimostrata. Il suo utilizzo è quindi auspicabile
come difesa contro virus e batteri, in caso di raffreddore, influenza, mal di
gola.
Le moderne ricerche stanno mettendo l'accento anche sull'importanza
dei probiotici come difesa per l'organismo umano: i fermenti lattici
probiotici infatti hanno la capacità di contrastare la crescita di
microrganismi nocivi, di legarsi agli agenti patogeni disattivandoli
e impedendone l'adesione e l'insediamento nell'organismo, di stimolare
la formazione di anticorpi che aumentano la risposta immunitaria.
Le principali piante officinali che contengono principi attivi naturali
dalle proprietà immunostimolanti sono l'Echinacea,
l'Uncaria, l'Acerola
e la Rosa canina.
Al genere Echinacea appartengono
diverse specie di piante erbacee perenni; fra esse quelle che rivestono un interesse
dal punto di vista fitoterapico sono l'Echinacea angustifolia, l'Echinacea purpurea
e L'Echinacea pallida.
L'uso di Echinacea a scopo medicinale risale a tempi remoti: i Nativi Americani
ne utilizzavano i rizomi per curare varie affezioni della pelle come piaghe, ferite
e morsi di serpenti.
La moderna farmacopea ha confermato le conoscenze popolari sulle proprietà
antinfiammatorie per uso locale, ma ne ha riscontrato anche la grande
azione di stimolo sul sistema immunitario, che ne fa un presidio utile
in caso di raffreddore e influenza.
Le tre specie di Echinacea contengono diversi principi attivi, i più
significativi dei quali sono polisaccaridi, apigenina, echinaceina,
echinacoside, acido cicorico, ognuno con le sue peculiarità e la sua
azione specifica: la somma di queste azioni fa sì che possano essere
utilizzate per l'azione antibiotica, antinfiammatoria, antivirale,
e soprattutto immunostimolante.
L'attività immunostimolante si manifesta mediante un aumento di particolari
leucociti (globuli bianchi), le cellule del sangue che nell'organismo
umano costituiscono una barriera, poiché sono adibite a fagocitare,
cioè inglobare per distruggerli, gli agenti estranei dannosi come
virus, batteri, funghi, dai quali perciò contribuiscono a difenderci.
L'Echinacea quindi può essere un valido coadiuvante per rafforzare
le difese dell'organismo contro le infezioni recidivanti che interessano
le vie respiratorie superiori, ma può essere utile anche per contrastare
le infezioni alle basse vie urinarie.
L'Uncaria
tomentosa è una pianta amazzonica nota col nome locale "uña de gato", cioè
"unghia di gatto", nome che fa riferimento alle spine che decorrono lungo il fusto
e che servono alla pianta, una liana, per aggrapparsi agli alberi e svilupparsi
verso l'alto, alla ricerca della luce.
I principi attivi risiedono nella corteccia delle radici e della parte
inferiore del fusto; la corteccia ha un colore che può variare dal
bianco al giallo scuro, fino al rosso scuro; si ritiene che la varietà
dalla corteccia color giallo scuro sia quella più ricca di principi
attivi, potendo la concentrazione variare anche in relazione alla
stagione.
Proprio a causa di questa variabilità, sono da preferire i composti
standardizzati, per avere la certezza della giusta concentrazione
di principi attivi.
L'Uncaria è ancor oggi utilizzata nella medicina tradizionale peruviana:
i "curanderos" infatti usano questa pianta per curare le ferite profonde,
le ulcerazioni, le patologie degenerative soprattutto legate all'apparato
osteoarticolare, i processi infiammatori di varia natura.
Prove farmacologiche hanno confermato e messo in evidenza che l'Uncaria
possiede realmente proprietà immunostimolanti, antivirali, antiossidanti,
antinfiammatorie, cicatrizzanti.
L'Uncaria è indicata per le patologie infettive e infiammatorie croniche, quali
manifestazioni infettive recidivanti a carico dell'apparato respiratorio, come
raffreddore, influenza, faringiti, tonsilliti, specie se di natura virale.
L'Uncaria è anche un discreto coadiuvante nell'artrite reumatoide
e altre malattie reumatiche e articolari.
Infine, l'Acerola, un frutto simile
alla ciliegia originario dell'America Centrale, e la Rosa
canina, arbusto cespuglioso perenne dell'Europa, Asia, Africa settentrionale
di cui si utilizzano i "falsi frutti", o cinorrodonti, sono piante ricchissime
di vitamina C, che contengono in percentuale più alta anche degli agrumi
e degli altri tipi di frutta, e che ha un ruolo antiossidante e anti radicali
liberi, importante nelle risposte immunitarie allo stress e alle infezioni batteriche
e soprattutto virali, e anch'essa aiuta a potenziare le difese dell'organismo.
Dott.ssa Marina Multineddu
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