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Dalla Newsletter
dell'Aprile 2006
ALLA SCOPERTA DELLE VITAMINE
Seconda parte: le vitamine idrosolubili
Il
mese scorso abbiamo aperto un ciclo di articoli dedicato alle vitamine,
questi elementi così importanti per la vita e per la salute che, nonostante
siano necessarie in piccolissime quantità, rivestono un ruolo basilare
per il nostro benessere, e abbiamo descritto in che modo le vitamine
siano state scoperte.
Ricordiamo che le vitamine non sono sintetizzate dal nostro organismo:
si devono necessariamente assumere con gli alimenti, pena gravi malattie
da carenza vitaminica (vedi il precedente
articolo), anche se oggi, visto il miglioramento dell'alimentazione,
è difficile, almeno nei nostri paesi, incorrere in vere e proprie
carenze.
Ma quante e quali sono le vitamine, quali sono le loro caratteristiche
e qual è il loro ruolo per la salute?
La più comune classificazione distingue le vitamine in idrosolubili
e liposolubili.
Le vitamine idrosolubili, come indica lo stesso termine (dal greco
idro=acqua), sono quelle che si sciolgono nell'acqua. Devono essere
introdotte quotidianamente con gli alimenti, in quanto non possono
essere immagazzinate dall’organismo; proprio per questo è difficile
che si arrivi ad un iperdosaggio, poiché il surplus di vitamine idrosolubili
è eliminato, in gran parte attraverso le urine. A questo gruppo appartengono
tutte le vitamine del gruppo B, la vitamina C, l'Acido Folico e la
vitamina H.
Le vitamine liposolubili (dal greco lipos=grasso), sono invece quelle
che si sciolgono nei grassi dai quali sono veicolate; anch'esse devono
essere introdotte con la dieta ma, a differenza di quelle idrosolubili,
possono essere immagazzinate nel fegato e nel tessuto adiposo, da
cui sono rimesse in circolo in caso di necessità, se aumenta il fabbisogno
o ne diminuisce l'introito con gli alimenti. Poiché gli eccessi non
sono eliminati velocemente come avviene per le idrosolubili, in caso
di introito eccessivo è possibile incorrere in una intossicazione,
anche se con la normale alimentazione è difficile che ciò accada.
Sono vitamine liposolubili la vitamina A, la D, la E, la F e la vitamina
K.
In questo articolo analizzeremo il ruolo delle vitamine idrosolubili,
che, ricordiamo, sono tutte quelle del gruppo B, la C, l'Acido Folico
e la vitamina H.
Le
vitamine del gruppo B si distinguono in B1, B2, B3, B5, B6, B12. In
genere eventuali carenze non riguardano una singola vitamina di questo
gruppo, ma più spesso si manifesta una carenza di più vitamine, oppure
la carenza di una di esse innesca anche quella di altre vitamine del
gruppo B.
La vitamina B1 o Tiamina, è contenuta in particolare nel Lievito
di birra, nei cereali integrali (come il riso: vedi il precedente
articolo), nel germe dei cereali, nei legumi freschi e secchi,
nella frutta secca, nelle uova, nel cervello e nelle frattaglie. Essa
viene in parte distrutta dal calore e dai trattamenti industriali
per la conservazione e la manipolazione dei cibi; la sua eventuale
eccedenza è eliminata per via urinaria, mentre la carenza provoca
polinevriti (come il beri beri) e insufficienza cardiaca.
La vitamina B2 o Riboflavina, si trova soprattutto nelle verdure a
foglia verde, nel lievito di birra, nell'albume dell'uovo, nel latte
e derivati, nella carne, nel fegato. E’ sensibile alla luce, ma è
stabile al calore, quindi la cottura dei cibi non ne altera significativamente
la concentrazione. Si possono manifestare carenze di vitamina B2 in
casi particolari come in presenza di traumi o ustioni, e di malattie
come la cirrosi, la tubercolosi e soprattutto il diabete. La carenza
di questa vitamina può provocare carenze di altre vitamine, poiché
essa è coinvolta nelle reazioni del loro metabolismo: si possono perciò
instaurare carenze polivitaminiche. La carenza di vitamina B2 provoca
caratteristiche lesioni ai lati della bocca, infiammazione delle labbra
e della lingua, che diventa secca e dolente, dermatite seborroica
sulla pelle del viso, specie localizzata intorno alle narici e alle
palpebre, infiammazione dell'epitelio oculare, fotofobia, lacrimazione
eccessiva.
Della vitamina B3, o fattore PP (Pellagra Preventing) o Niacina, abbiamo
ampiamente parlato nell’articolo
del mese scorso. La sua carenza provoca la pellagra, malattia
un tempo molto diffusa nella valle Padana, a causa di un’alimentazione
quasi esclusivamente a base di polenta; causa lesioni della pelle
esposta al sole e gravi disturbi neurologici, fino alla pazzia e alla
morte. Oggi è improbabile che nei nostri paesi si vada incontro ad
una carenza così grave di questa vitamina, presente nel lievito di
birra, nei legumi, nel pesce, nella frutta secca, nel fegato, nella
carne di pollo. Essa è pure prodotta nell'organismo a partire dall'aminoacido
triptofano, anche per mezzo dei batteri intestinali, il che sottolinea
ancora una volta l'importanza di una flora batterica intestinale sana
e ricca. La vitamina B3 è resistente al calore, ma passa facilmente
nell'acqua di cottura: questa andrebbe sempre recuperata, oppure si
dovrebbe preferire la cottura a vapore.
La vitamina B5, o Acido Pantotenico, è molto diffusa in natura: è
contenuta in tutti gli alimenti di origine vegetale e animale. Non
è quindi facile incorrere in una sua carenza, salvo in caso di malnutrizione
e di alterazioni della flora batterica intestinale, come ad esempio
dopo trattamenti con antibiotici. Sono particolarmente ricchi di vitamina
B5 i cereali integrali, i legumi, le noci, i vegetali verdi, il tuorlo
dell’uovo, il fegato.
Anche la vitamina B6 è molto comune sia negli alimenti di origine
animale che vegetale, quindi anche in questo caso una sua carenza
è rara, con un'alimentazione sana e variata. E' stabile al calore,
ma è alterata dalla luce e dalle sostanze ossidanti. Essa è coinvolta
nel metabolismo delle proteine, perciò in casi particolari di carenza
marginale, come durante la gravidanza e l'allattamento, negli alcolisti
cronici, o durante studi volti a determinare uno stato di carenza
indotto per osservarne gli effetti, si sono verificati stati di anemia,
dermatite seborroica, lesioni delle mucose, alterazioni dei nervi
periferici per anomalie nella formazione della mielina, la guaina
che avvolge i nervi, proteggendoli e isolandoli (come l’isolante che
riveste un filo elettrico), permettendo la conduzione nervosa.
La vitamina B12, o Cobalamina, è presente solo negli alimenti di origine
animale, in particolare fegato, rene, cuore, cervello; in minor quantità
è fornita anche da pesce, uova, derivati del latte. Essa è sensibile
alla luce ed è molto solubile in acqua; questo ne complica l'assorbimento,
che avviene solo in presenza di un particolare fattore prodotto da
una parte della mucosa dello stomaco, chiamato "fattore intrinseco",
tramite numerose reazioni che ne permettono la distribuzione a livello
delle cellule.
La vitamina B12 è prodotta anche nell'intestino, ad opera dei batteri
della flora intestinale, ma, poiché a quel livello non è disponibile
il fattore intrinseco, il suo assorbimento è scarso.
Se l'alimentazione è completa, la carenza di vitamina B12 non è molto
frequente, ma si può osservare nei soggetti che seguono una dieta
strettamente vegetariana, nel qual caso è necessaria un'integrazione
di quest'importante vitamina, pena l'instaurarsi di anemia per alterata
maturazione dei globuli rossi, e disturbi del sistema nervoso. Può
manifestare carenza di vitamina B12 anche chi soffre di gastrite cronica
atrofica, per alterazione nella produzione del fattore intrinseco,
e chi ha subito resezione di parti dello stomaco.
Un'altra
importante vitamina idrosolubile è la vitamina C, chiamata anche Acido
Ascorbico: questo nome fa riferimento alla sua azione antiscorbuto,
grave malattia da carenza di vitamina C, oggi in sostanza scomparsa
ma un tempo comune fra i naviganti che, a causa dei lunghissimi viaggi,
non disponevano per periodi prolungati dei cibi freschi che la contengono
(si veda l’articolo di marzo).
La ricerca sulla vitamina C era inizialmente volta proprio a sconfiggere
lo scorbuto, ma i numerosi studi ne hanno evidenziato le notevoli
capacità antiossidanti,
che costituiscono oggi l'interesse prevalente. La vitamina C contrasta
la capacità ossidativa dei radicali
liberi, che possono essere lesivi delle cellule e accelerare il
loro invecchiamento e la loro degenerazione, provocando anche gravi
malattie. Il suo potere antiossidante rende stabili anche altre vitamine,
come la A, la B1, la E, l'Acido Folico: per questo motivo è utilizzata
come additivo conservante nelle lavorazioni industriali.
La vitamina C è necessaria al nostro organismo per la sintesi del
collagene e quindi dei tessuti connettivi: è importante quindi per
mantenere l'elasticità della pelle, dei vasi sanguigni, dei tendini.
Interviene in numerose ed importanti reazioni che avvengono nell'organismo,
aumenta le difese immunitarie, facilita l'assorbimento del ferro;
a questo proposito è una buona abitudine aggiungere all'insalata qualche
goccia di limone, che contiene appunto vitamina C, per migliorare
l'assimilazione del ferro contenuto nelle verdure.
Il suo fabbisogno aumenta se si è fumatori, perché la nicotina ne
distrugge una grande percentuale.
La vitamina C è molto diffusa nel regno vegetale ed è particolarmente
presente nell'Acerola,
nei kiwi, nei frutti della rosa
selvatica, nel Ribes
nero, nei peperoni, in tutte le verdure a foglia verde, nei cavoli,
negli agrumi. La sua concentrazione diminuisce con l'esposizione all'aria
e con la cottura, che è bene sia breve e con poca acqua per preservarne
al massimo la quantità presente nel vegetale fresco.
Vale la pena sottolineare il contenuto in vitamina C dell'Acerola,
nelle due varietà Malpighia glabra e Malpighia punicifolia, frutto
di origine sudamericana simile ad una ciliegia: arriva anche a 2500
mg per 100 grammi di parte edibile, contro i 45 mg dell'arancia, che
pure è solitamente considerato un frutto ricco di questa vitamina.
Anche la rosa selvatica, o Rosa canina, che cresce in Europa ed è
diffusa anche nelle nostre campagne con i suoi piccoli frutti rosso
rubino (cinorrodi), contiene circa 1045 mg di vitamina C per 100 g
di frutto. I cinorrodi sono utilizzati per infusi molto gradevoli,
e per preparare marmellate.
Il cacao e quindi il cioccolato, il tuorlo d'uovo e quasi tutti i
formaggi sono privi di vitamina C. Il latte materno contiene 5 mg
di vitamina C per 100 ml, ovvero 5 volte di più del latte vaccino;
il fabbisogno della mamma che allatta è di 90 mg al giorno, contro
i 60 mg consigliati per l'adulto.
Altra
vitamina idrosolubile è l'Acido Folico, detto anche vitamina M o vitamina
Bg o B9. E’ importantissimo per la formazione del DNA, dei globuli
rossi, della mielina. L'Acido Folico è una molecola molto complessa
e di difficile assorbimento, che è scissa in parti più piccole per
essere assimilata: questo processo ne riduce però l'assimilazione.
L'Acido Folico è contenuto specialmente nelle verdure a foglia larga
e verde scuro (da cui il suo nome, derivato proprio da foglia) come
gli spinaci, nel lievito di birra, nei piselli, nei fagioli, negli
asparagi, nel fegato; modeste quantità sono presenti nel tuorlo d'uovo,
nelle barbabietole, nei cereali integrali, mentre la sua presenza
è scarsa nelle frutta e nel latte. E' sensibile alla luce ed al calore:
infatti è molto importante recuperare l'acqua di cottura delle verdure,
nella quale se ne può disperdere fino al 95%; inoltre anche le verdure
crude, se conservate a temperatura ambiente, perdono già dopo tre
giorni fino al 70% di Acido Folico. La sua carenza è abbastanza diffusa,
a causa di errori alimentari, malattie infettive, terapie farmacologiche,
malassorbimento e soprattutto durante la gravidanza, anche se l'alimentazione
è equilibrata.
In gravidanza oggi se ne consiglia l’assunzione con integratori a
partire dai primi mesi, per evitare la malformazione del feto che
potrebbe presentare una imperfetta chiusura del canale midollare,
dove è alloggiato e protetto il midollo spinale, con gravi conseguenze
neurologiche (spina bifida).
Nell'adulto la carenza di questa vitamina può portare ad una forma
di anemia, con spossatezza, astenia, alterazioni della bocca e della
lingua.
Infine, tra le vitamine idrosolubili vi è anche la vitamina H, detta
anche Biotina o vitamina B8. Essa è diffusa sia nel regno animale
che in quello vegetale. E’ infatti presente nel latte e nei latticini,
nel tuorlo d'uovo, nei frutti di mare; nei vegetali la vitamina H
è fortemente legata alle proteine, quindi ha una minore biodisponibilità
in quanto più difficilmente assimilabile. Essa è abbastanza stabile
al calore, specie in soluzione acquosa, ma è rapidamente distrutta
dai raggi ultravioletti. La carenza di vitamina H è abbastanza rara,
ma si può riscontrare nelle persone che si alimentano con molte uova
crude o alla coque: il bianco dell'uovo crudo o poco cotto contiene
una sostanza, l’avidina, che cattura e lega questa vitamina rendendone
impossibile l’assorbimento, in quanto è resistente alle secrezioni
gastrointestinali che non riescono a scindere questo legame. Tale
fenomeno non avviene con l'albume ben cotto, perché il calore denatura
l'avidina. Anche trattamenti con sulfamidici o con antibiotici possono
portare ad una carenza di vitamina H, per l'alterazione della flora
batterica intestinale che ne consegue: una grande percentuale di questa
vitamina è infatti prodotta dai batteri intestinali, ma questo può
avvenire solo se la flora è efficiente. La carenza di vitamina H può
dare origine nell'adulto a fenomeni di desquamazione cutanea.
Con la vitamina H abbiamo concluso la nostra rassegna delle vitamine
idrosolubili. Nel prossimo articolo esamineremo le vitamine liposolubili.
Dott.ssa Marina Multineddu
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