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Articolo tratto dalla Newsletter del Marzo 2006
ALLA SCOPERTA DELLE VITAMINE
Prima parte: un po' di storia
Con
questo articolo diamo il via ad un ciclo dedicato a Vitamine e Sali
Minerali. Poiché si tratta di un argomento alquanto vasto, abbiamo
deciso di suddividerlo, cominciando con la storia delle Vitamine.
Le funzioni vitali dell'organismo sono assicurate dalle sostanze contenute
negli alimenti. Gli studi effettuati durante il secolo scorso hanno
accertato che proteine, carboidrati, grassi, minerali, e naturalmente
acqua, non sono sufficienti a mantenerci in buona salute, ma sono
altresì necessarie altre sostanze, che, pur agendo in piccolissime
quantità, hanno una funzione assolutamente indispensabile per il nostro
organismo. Oltre ai principali gruppi di sostanze che abbiamo citato,
infatti, sono necessari alla vita quei composti, rimasti per moltissimo
tempo sconosciuti, che oggi sappiamo essere le Vitamine.
La scoperta delle vitamine affonda le radici nell'antica osservazione
della loro carenza. Nei secoli passati si erano rilevate alcune gravi
malattie dalle cause sconosciute, e già allora si era osservato che
esse si manifestavano in particolari aree in cui la popolazione aveva
abitudini alimentari monotone e poco variate, a causa dell'estrema
povertà.
In Cina ad esempio era frequente il Beri-Beri, malattia che colpiva
i nervi e dava complicanze cardiache. Si manifestava laddove l'alimento
principale, se non unico, era il riso raffinato, o brillato, cioè
privato della cuticola esterna. Inizialmente le ipotesi furono a favore
di una sorta di infezione batterica dei nervi, che poteva essere curata
ingerendo anche la cuticola del riso, la quale sembrava agire da potente
antibatterico. Fu il medico olandese Christian Eijkman a isolare la
sostanza contenuta nella cuticola del riso. Egli pensò che, poiché
dava risposte positive alle reazioni con le ammine, fosse un genere
di proteina, e perciò chiamò questa sostanza "Vitamina": ammina della
vita. Eijkman ricevette per questi studi nel 1929 il Premio Nobel
per la fisiologia. Ma colui che accertò la natura della sostanza contenuta,
in piccolissime ma importantissime tracce, nella cuticola del riso
fu nel 1911 il biochimico polacco Kazmier Funk, che chiamò Vitamina
B1 il fattore nutrizionale fondamentale la cui carenza provoca appunto
gravi polinevriti, spesso associate a insufficienza cardiaca. Possiamo
così facilmente comprendere perché sia consigliabile consumare anche
il riso integrale, non solo quello raffinato!
Successivamente la Vitamina B1 fu denominata Tiamina, e questo termine
ancora oggi è di uso corrente. Nel 1936 la Tiamina fu prodotta anche
per sintesi chimica, ed è oggi largamente usata nelle terapie antinevritiche.
Un'altra sindrome, il Rachitismo, era consueta soprattutto nei paesi
del Nord Europa, dove si manifestava nei bambini più poveri e malnutriti,
specialmente durante i lunghi inverni del nord, quando era difficile
ricevere i benefici dei raggi solari. Solo le ricerche dell'ultimo
secolo chiarirono che si trattava di una sindrome carenziale, collegata
ad alcuni fattori naturali presenti in taluni alimenti, che sotto
l'irraggiamento solare si trasformano in sostanze le quali partecipano
attivamente ai processi metabolici della costruzione ossea. Emerse
quindi il concetto di "Provitamine", che fu chiaro solo nel 1936,
quando fu isolata nell'Olio di Fegato di Merluzzo una sostanza ad
attività antirachitica, che fu denominata Vitamina D. Essa, sotto
l'azione dei raggi solari, stimola nell'organismo l'assorbimento fisiologico
del calcio a livello intestinale, svolgendo un ruolo fondamentale
nella costruzione delle ossa.
Chi ha una certa età ricorderà che anche in Italia, negli anni '50
dopo la seconda guerra mondiale, quando la popolazione era stremata
dalla miseria e dalla fame portate dalla guerra, i bambini manifestavano
spesso fenomeni di rachitismo. Si decise allora di somministrare agli
scolari delle scuole elementari l'Olio di Fegato di Merluzzo liquido
(dal sapore abominevole): ogni giorno un cucchiaio ad ogni bambino...
e solo i più benestanti potevano portarsi una fettina di limone o
d'arancio, o una caramella, per cancellare quel sapore orribile che
lasciava in bocca!
In questo modo il Rachitismo fu però combattuto efficacemente fra
larghi strati della popolazione infantile, soprattutto la più svantaggiata.
Possiamo dire che oggi nei paesi occidentali questa malattia sia definitivamente
scomparsa, per effetto della migliore alimentazione e dell'abituale
esposizione al sole dei bambini e degli adulti: la tintarella è diventata
ormai quasi un obbligo sociale!
La
Pellagra era una malattia che provocava gravi alterazioni della pelle
esposta al sole, disturbi neurologici che portavano alla demenza e
alla pazzia, e gastroenterici con diarrea cronica; se non curata poteva
portare alla morte in pochi anni.
Si diffuse ovunque si introduceva il mais, dopo la sua importazione
dalle Americhe, tanto che si suppose che esso contenesse una sostanza
tossica causa della malattia, o che questa fosse trasmessa da un agente
contagioso; ad un certo punto si ipotizzò anche una causa ereditaria.
Il nome Pellagra si deve ad un medico italiano che definì "pelle agra"
l'aspetto dei malati di questa strana malattia, quando essa si diffuse
nel nord dell'Italia, dove l'alimentazione era costituita, a causa
della grande povertà degli abitanti, quasi esclusivamente di mais.
Il mais si diffuse rapidamente per la sua grande resa colturale rispetto
all'orzo, al grano e alla segale, e sotto certi punti di vista salvò
le popolazioni dalle grandi carestie. Il suo uso quasi esclusivo aveva
però come conseguenza il manifestarsi della Pellagra (senza contare
che esso è mancante di alcuni aminoacidi essenziali, come tutti i
cereali. Infatti, è necessario utilizzarli insieme ai legumi: pasta
e fagioli, o pasta e ceci, per esempio, ci forniscono tutti gli amminoacidi
essenziali).
Perché però nei paesi di origine del mais non vi era questo problema?
Le popolazioni messicane, che pure facevano grande uso di mais, non
manifestavano questa malattia. Il mistero fu svelato quando si osservò
che i messicani, prima di utilizzare il mais, lo ponevano a bagno
in una soluzione alcalina, l'acqua di calce, per ammorbidirlo prima
della cottura (come già facevano gli antichi Aztechi e Maya), processo
che rendeva disponibile un fattore nutrizionale contenuto nell'alimento
stesso, la Niacina o Fattore PP (Pellagra Preventing), o Vitamina
PP, che evitava la comparsa della malattia. Il mais era giunto in
Europa senza essere accompagnato da questa usanza, e questo aveva
favorito il diffondersi della Pellagra, riconosciuta finalmente come
malattia da carenza di Vitamina PP.
Altra malattia carenziale, che si manifestava anticamente fra i marinai
delle navi che affrontavano lunghi viaggi, è lo Scorbuto.
Il nome Scorbuto pare derivi dalla parola olandese "schurft", che
significa scabbia, poiché esso inibisce la formazione del collagene,
il tessuto che costituisce le fibre elastiche di sostegno di pelle,
cartilagini, ossa, tendini, e vasi sanguigni. Da qui derivavano in
particolare le lesioni emorragiche caratterizzanti la malattia, dovute
al fatto che i vasi sanguigni, non più elastici, si rompono facilmente
dando origine alle emorragie prima delle mucose (le più fragili),
e poi via via degli altri tessuti ed organi.
Quando i viaggi duravano a lungo e le scorte di cibi freschi si esaurivano,
iniziava a evidenziarsi la malattia, con manifestazioni emorragiche
e ulcerose delle mucose della bocca. In seguito, dopo la scoperta
dell'America, quando iniziarono i lunghi viaggi transoceanici, le
manifestazioni di questa malattia diventarono ancora più gravi e tragiche
per le emorragie degli organi interni e l'estrema prostrazione degli
equipaggi; infatti, a un certo momento del viaggio si esaurivano la
frutta e la verdura, e l'alimentazione a bordo delle navi era costituita
solo da alimenti secchi, come carne e pesce essiccati o salati.
Fin da allora si intuì che lo Scorbuto poteva essere curato con la
somministrazione di cibi freschi, poiché si era osservato che i marinai
guarivano una volta tornati in porto, quando riprendevano un'alimentazione
più varia. Un giovane medico inglese, James Lind ebbe l'idea già nel
1700 di curare lo Scorbuto dei marinai inglesi con succo di limone,
avendo intuito, pur non comprendendone il motivo, che la malattia
era di natura carenziale e che si poteva curare con frutta e vegetali
freschi. Trascorsero alcuni secoli prima che fosse isolata la Vitamina
C, acido organico che manifesta azione antiscorbutica, ciò che le
valse anche il nome di Acido Ascorbico, tuttora in uso.
Oggi sappiamo che la Vitamina C è diffusa largamente nel mondo vegetale
e animale: tutti i vertebrati conosciuti sono capaci di sintetizzarla
nel loro organismo, in modo da coprire il proprio fabbisogno, eccetto
i Primati, cioè l'uomo e le scimmie, oltre alle cavie, e qualche raro
uccello o mammifero. Questi organismi, che costituiscono quindi delle
eccezioni nel mondo animale, privi dei geni che producono gli enzimi
necessari proprio alla biosintesi della Vitamina C, sono costretti
ad introdurre questo indispensabile elemento con gli alimenti vegetali.
Un tempo, quando il codice genetico era ancora vera fantascienza,
si ignorava questa importante informazione, e da ciò derivarono tante
sofferenze per l'umanità.
I moderni studi stanno mettendo in evidenza anche un altro ruolo della
Vitamina C oltre all'azione antiscorbutica, ovvero le notevoli capacità
antiossidanti di questa e di altre Vitamine, che aiutano il nostro
organismo a combattere la formazione di Radicali Liberi, causa di
invecchiamento cellulare e, come sembra, anche di malattie degenerative
molto gravi.
Le notevoli capacità antiossidanti delle Vitamine sono tuttora oggetto
di studio e costituiscono un argomento di notevole interesse per la
nostra salute. Nel prossimo articolo parleremo di tutte le Vitamine
e del loro ruolo biologico per l'organismo.
Dott.ssa Marina Multineddu
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