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Articolo tratto dalla Newsletter del Settembre 2003
I PROFUMI IN ERBORISTERIA
I profumi nell'antichità
L'arte
dei profumi è molto antica e già nel 79 d.C. l'eruzione
del Vesuvio seppellisce, con la città di Pompei, uno dei centri
più rinomati di quell' "ars profumandi" che aveva
raggiunto nella Roma imperiale livelli altissimi.
Non era ancora diffuso in quei tempi in Europa il processo di distillazione,
forse già conosciuto 5000 anni fa nella valle dell'Indo, ma
riscoperto e introdotto dagli arabi solo successivamente, intorno
al IX secolo d.C., per cui il profumo antico è caratterizzato
da una base costituita da grasso animale e olio vegetale, dal quale
deriva il nome latino di "unguentum".
Gli ingredienti base dei
profumi di 2000 anni fa, fabbricati nelle botteghe rinvenute nell'antica
Pompei e che la lava ha conservato e fermato nel tempo, erano Rose,
Gigli, foglie di Basilico e di Mirto, resine, radici, semi aromatici
e succhi oleosi ottenuti dalla spremitura di Olive verdi e dai frutti
acerbi della Vite. Dalla conoscenza della botanica antica si deduce
che anche l'attività cosmetica degli erboristi olearii e unguentarii,
cioè i "nasi" degli antichi profumieri, attingeva
dal mondo vegetale.
Nella Naturalis Historia di Plinio
si descrivono gli ingredienti di alcuni profumi dell'epoca, come il
muschio, l'olio di balano, la resina, la mirra.
In particolare Plinio descrive il Metopio, che era formato da olio
di mandorle addizionato con agresto, cardamomo, giunco profumato,
calamo aromatico, miele, vino, mirra, galbano e resina di terebinto.
Quindi gli ingredienti erano molto vari e testimoniano del fatto che
i Romani di allora, ormai padroni del mondo Mediterraneo e aperti
al commercio con i popoli africani ed asiatici, avevano ampliato ed
affinato l'arte profumiera fino a raggiungere altissimi livelli.
Gli aromi utilizzati per i profumi
in origine svolgevano una funzione igienizzante, per le proprietà
battericide e disinfettanti di alcuni componenti, come certe resine
fra le quali lo stesso incenso, usato per fumigazioni nell'ambiente,
col duplice risultato di disinfettarlo e di profumarlo; inoltre nei
tempi più antichi le piante aromatiche erano legate a riti
mitologici e religiosi, come ad esempio Il Mirto, che era collegato
al culto di Venere, l'edera a quello di Bacco-Dioniso, l'Alloro a
quello di Febo-Apollo, eccetera.
Con la conquista della Grecia e dell'Egitto (II-I sec. a.C.) i Romani
importarono spezie fin dal lontano Oriente e apprezzarono sempre più
i profumi, inserendoli nel loro stile di vita: unguenti, polveri profumate,
cosmetici, incenso, droghe.
I
profumi, una volta prodotti, venivano conservati in appositi contenitori,
le "ampullae vitrae" di cui furono ritrovati diversi esemplari
anche a Pompei (v. figure). Queste erano portaprofumi di piccole dimensioni,
di fattura particolarmente elegante, in cui venivano travasati profumi
o unguenti al momento della vendita, da altri contenitori più
grandi e semplici.
Le manifatture italiche dei profumi scompaiono quasi totalmente verso
la fine del II sec. D.C., a vantaggio delle manifatture alessandrine
delle coste della Palestina, della Fenicia e dell'Egitto.
Agli influssi ispano-musulmani dobbiamo un rinnovamento della botanica,
dell'arte dei giardini e dell'orticoltura, per cui insieme all'importazione,
lo studio e la coltivazione di specie orientali, si diffusero gli
aromi importati dall'Oriente: così al gelsomino, alla rosa,
alla lavanda, al mirto, al timo, al garofano, alla violetta, al rosmarino,
si aggiunsero l'ambra, il muschio, l'incenso, la cannella, il benzoino
e i legni odorosi come l'aloe (Aquilasia agalloca) e il sandalo che
profumavano le moschee.
L'importazione, lo studio e la
coltivazione di specie orientali nella Spagna islamica, rappresenta
la connessione con le coltivazioni e le estrazioni di piante aromatiche
che poi si svilupperanno nel sud della Francia, determinando la nascita
della profumeria europea.
La tradizione antica del giardino, in cui si coltivavano le piante
necessarie alla fabbricazione dei profumi, trasmessa dagli Arabi,
si diffuse infatti progressivamente anche nell'Europa medievale che
riscopre così le conoscenze botaniche e il piacere derivante
dall'uso dei profumi. Rinasce quindi l'amore per le fragranze del
giardino, insieme all'uso arabo di seminare specie di semi diversi
su un tappeto erboso, tecnica che verrà ripresa in seguito
dalla "prateria fiorita" del Romanticismo.
I profumi oggi
Il
mondo moderno continua la produzione dei profumi, il cui uso si è
diffuso in tutti gli strati della popolazione e non è più
quella pratica costosa e facente parte del superfluo, appannaggio
solo dei ceti più abbienti, che era nel mondo antico; infatti
la fabbricazione dei profumi è oggi molto diffusa e ha raggiunto
un'eccellente qualità, grazie anche al diffondersi della tecnologia
che ne ha abbattuto i costi.
L'uso del profumo è comunque anche oggi un rituale che si abbina
al nostro stato d'animo, al momento della giornata, all'umore, e infatti
a seconda di come ci sentiamo sceglieremo la fragranza che più
ci ispira nei vari momenti della giornata: per risvegliare la memoria,
o per meglio percepire la realtà, per calmare le passioni o
eccitare i sensi, per svelare il nostro io più segreto.
La moderna Erboristeria, seguendo
le antiche tradizioni profumiere e avendo a disposizione la tecnologia
di oggi, ha prodotto una gamma di profumi veramente ampia e ricca
di fragranze, che vanno dalle acque di profumo fresche e agrumate
a quelle fiorite, ai sentori verdi ed erbali, alle raffinate note
speziate, calde e sensuali.
Quando usiamo un profumo dobbiamo
imparare a utilizzarlo con cura: dal momento in cui viene aperto,
il profumo comincia a modificarsi lentamente; possiamo conservarlo
per circa un anno, prendendo qualche precauzione. Dobbiamo ricordarci
di chiudere sempre il flacone ogni volta che lo usiamo e di tenerlo
lontano da fonti di calore e dalla luce; il modo migliore per preservarlo
fino all'ultima goccia e di mantenere inalterata la sua fragranza
è senz'altro quello di utilizzare un vaporizzatore senza gas,
che lo proteggerà dalle aggressioni esterne.
Di ogni profumo possiamo scoprire
le molteplici sfumature: i sentori iniziali che si percepiscono appena
apriamo il flacone, costituiscono le "note di testa", schiette,
volatili, in genere poco durature. Quasi sempre sono costituite da
agrumi (Limone, Bergamotto, Mandarino) o da labiate (Salvia sclarea,
Rosmarino, Issopo, Menta).
Vengono poi le note dominanti o "note di cuore". Appaiono
qualche minuto dopo il diffondersi delle note di testa e sono loro
a definire la personalità del vostro profumo e sono spesso
sentori di Rosa, di Caprifoglio, di Gelsomino, di Mughetto.
Infine le "note di fondo", dall'aroma intenso, che sostengono
le note di cuore: Patchouli, Labdano, Muschio di Quercia, Benzoino,
Incenso.
Per esaltarne l'intensità nell'arco della giornata mettiamone
una goccia sulla nuca, nell'incavo del gomito e del ginocchio, alle
caviglie; profumiamo gli indumenti sul collo e sui polsi. Il profumo
evaporando creerà un'armoniosa scia di fragranze.
E' consigliabile inoltre abbinare
alla fragranza del profumo che abbiamo scelto il bagnoschiuma e la
crema idratante per il corpo o l'olio nutriente da massaggio: esalteremo
così gli aromi e le note profumate, evitando contrasti che
potrebbero stridere. Infatti l'Erboristeria è ricchissima di
prodotti profumati per il corpo abbinati fra loro: esiste una vasta
gamma di fragranze, sotto forma di acque di profumo, bagnischiuma,
creme idratanti e nutrienti, olii da bagno e da massaggio, lozioni
deodoranti profumate, ma anche talchi, saponi, sacchetti per profumare
i cassetti e gli armadi e quindi gli indumenti e la biancheria di
casa..
Abbiamo quindi una grande scelta di prodotti cosmetici profumati,
ideali per rendere più piacevole ogni momento della nostra
giornata.
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