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Dalla Newsletter del Luglio/Agosto 2003 |
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LA RITENZIONE IDRICA
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La ritenzione idrica è una delle cause più diffuse
del gonfiore dei tessuti, soprattutto nella donna,
poiché questo disturbo è legato anche all'equilibrio
ormonale, oltre che ad una cattiva circolazione e
un'abnorme permeabilità dei capillari.
Le cause
La ritenzione idrica può essere definita come una patologia endocrina
legata al metabolismo ed è caratterizzata dalla tumefazione dei tessuti
molli, dovuta all'accumulo di liquidi negli spazi interstiziali, cioè
quelle porzioni di tessuto che stanno fra una cellula e l'altra; questi
liquidi sono originati da una stasi nella circolazione, determinata
da un'alterazione delle vie di trasporto dei liquidi circolanti nel
nostro sistema venoso e in quello linfatico.
Il sistema venoso (insieme all'arterioso) serve per il trasporto del
sangue, mentre quello linfatico trasporta la linfa, che è un liquido
incolore o biancastro, derivazione acquosa del sangue, che contiene
proteine, grassi, linfociti (i globuli bianchi del sangue, che si
formano nelle linfoghiandole e nella milza); la linfa circola nei
vasi linfatici e negli spazi interstiziali dei tessuti.
Il sistema linfatico è costituito quindi dal tessuto linfatico, dai
linfonodi, dai vasi linfatici e dagli spazi linfatici interstiziali.
I due sistemi sono strettamente collegati, infatti ogni giorno nell'organismo
vengono filtrati circa 20 litri di acqua e soluti: di questi circa
16 litri vengono riassorbiti dal sistema venoso, mentre i restanti
4 vanno a costituire la linfa. Vi è poi un passaggio di liquidi e
soluti attraverso la membrana capillare dei vasi venosi, mediante
un processo di diffusione negli spazi interstiziali dove, se il sistema
presenta qualche anomalia, i liquidi possono ristagnare provocando
gonfiori e edemi, cioè ritenzione idrica.
L'efficienza del sistema venoso gioca un ruolo importante nella ritenzione
idrica e nella stasi degli arti inferiori, poiché, se le vene sono
poco toniche a causa della ridotta elasticità delle pareti, le "valvole
a nido di rondine", così chiamate per la loro forma e che servono
a favorire il ritorno venoso, non hanno più una buona tenuta; a causa
di ciò parte del sangue ristagna nelle vene, favorendo il trasudare
di liquidi dall'interno delle vene verso gli spazi interstiziali,
attraverso la porosità dei capillari; si instaura così una stasi venosa
spesso localizzata agli arti inferiori e in particolare alle caviglie,
con conseguente senso di peso, edemi,
gambe pesanti, crampi muscolari, discromie cutanee (alterazioni della
pigmentazione della pelle), talvolta dolore.
In quelle zone caratterizzate dalla presenza di tessuto adiposo ormonodipendente,
come cosce e glutei, la ritenzione idrica provoca una patologia del
pannicolo sottocutaneo, definita pannicolopatia-edemato-fibro-sclerotica,
o anche dermo-ipodermosi se il problema è ancora al primo stadio,
ma generalmente viene indicata più semplicemente col nome di cellulite;
questo disturbo, se non viene curato con costanza, si aggrava con
evidenti danni estetici, come la pelle a "buccia d'arancia",
detta anche a "materasso" quando è particolarmente grave
ed evidente il danno estetico; ma oltre che non gradevole alla vista
la cellulite può essere anche fastidiosa al tocco e alla pressione.
La ritenzione idrica può anche essere legata a momenti particolari
della vita di ogni donna, come ad esempio il periodo premestruale,
quando si faccia uso di contraccettivi orali, durante la menopausa,
specie se si effettua la terapia ormonale sostitutiva.
I rimedi naturali
Esistono in natura molte piante che possono essere utili per combattere
la ritenzione idrica, la cattiva circolazione e la cellulite, da sole
o in associazione fra loro: fra esse ricordiamo senz'altro la Betulla,
l'Orthosiphon
(detto anche The di Giava), la Pilosella,
l'Ananas,
l'Ortica,
l'Equiseto,
il Tarassaco,
il The
verde, il Mirtillo,
la Vite rossa, l'Ippocastano,
l'Amamelide, la Centella
asiatica, il Rusco,
il Ginkgo.
Tutte queste piante possono essere utili per combattere in modo naturale
e dolcemente la ritenzione idrica, stimolando l'eliminazione dei liquidi
in eccesso e migliorando l'elasticità delle vene e la loro tonicità.
(Per uteriori dettagli su queste piante e sulla loro azione vi rimando,
oltre che al nostro erbario, anche agli articoli su Sovrappeso
e Cellulite e sui Problemi Circolatori).
Anche i bioflavonoidi,
attualmente oggetto di approfonditi studi e ricerche, rivestono grande
importanza nella ritenzione idrica, soprattutto quella legata a cattiva
circolazione, per il loro importante effetto antiossidante, fotoprotettivo
e per la capacità di difendere la funzionalità del microcircolo. Particolare
interesse rivestono i bioflavonoidi degli agrumi e la Rutina, un bioflavonoide
presente nella frutta e nella verdura la cui prima estrazione venne
fatta dalla Ruta graveolens, da cui il suo nome.
Queste piante vengono utilizzate sotto forma di integratori per uso
interno, associati a creme o gel per uso esterno, da applicare quotidianamente
subito appena alzati, possibilmente avendo conservato l'astuccio in
frigorifero, perché l'applicazione del prodotto fresco dà un immediato
sollievo, provocando subito una leggera vasocostrizione. L'applicazione
locale può essere effettuata anche due o tre volte nella giornata,
se lo si ritiene necessario.
Queste piante vengono usate per ottenere una sinergia di azione sulla
ritenzione idrica come sintomo ma anche sul difetto di circolazione
che, attraverso l'eccessiva porosità delle pareti venose, è causa
del disturbo, per cui si ottiene un doppio vantaggio: avere un beneficio
a breve termine, con le piante diuretiche
che mirano a sgonfiare i tessuti e ad eliminare i fastidiosi disturbi
legati a questo problema, sia a migliorare la circolazione venosa,
agendo sull'elasticità e sul tono delle pareti venose, riducendone
la porosità con le piante specifiche; si effettua così una vera e
propria prevenzione che porta benefici a lungo termine.
Naturalmente i trattamenti, sia quelli interni che si effettuano con
integratori, sia quelli esterni con gel e creme, vanno ripetuti nel
tempo, per evitare che il problema si ripresenti e diventi sempre
più grave e quindi di difficile gestione.
In genere si effettua un trattamento preventivo con dei cicli di un
mese alternati a pause sempre di un mese, durante la stagione fredda,
mentre durante i periodi più caldi, soprattutto durante l'estate,
si può protrarre il trattamento in modo continuato, in modo da avere
i massimi benefici proprio quando se ne sente maggiore esigenza, poiché
il calore provoca una vasodilatazione che tende a peggiorare il disturbo.
E' doveroso ricordare che le piante officinali dotate di attività
diuretica possono avere un effetto di potenziamento di farmaci diuretici
di sintesi e antiipertensivi; inoltre sono controindicate in caso
di insufficienza cardiaca o renale.
Dott.ssa Marina Multineddu
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