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Articolo tratto dalla Newsletter del
Febbraio 2002
ANCORA SUGLI INTEGRATORI
Questo mese vorrei
proseguire il discorso sul grande capitolo degli
integratori erboristici, soffermandomi a parlare in modo
più approfondito dei composti naturali più adatti per
il trattamento delle dislipidemie, cioè l'alterato
metabolismo dei grassi del sangue, che porta ad un loro
anomalo equilibrio. I grassi presenti nel sangue infatti,
come colesterolo e trigliceridi, sono indispensabili per
la vita, ma se superano certi valori possono creare dei
problemi, anche molto seri, soprattutto a carico
dell'apparato cardiovascolare (cuore e arterie).
Le piante utilizzate nella medicina popolare nel
trattamento delle dislipidemie sono molte, tuttavia
alcune emergono fra le altre per la loro validità, anche
alla luce della più recente letteratura che riporta
studi più moderni e sperimentazioni cliniche.
In particolare l'Aglio, il Guggul, il Crisantello, la
Curcuma, il Lino sono le piante che hanno dimostrato
maggiore attività; esse vengono normalmente utilizzate
in associazione ad altre sostanze naturali, come l'olio
di pesce.
I benefici effetti dell'Aglio (Allium sativum), nel
trattamento delle dislipidemie e nella prevenzione delle
malattie cardiovascolari, sono noti da tempo; un
supplemento dietetico di Aglio riduce l'eccesso di grassi
del sangue e rallenta lo sviluppo delle placche
aterosclerotiche.
L'efficacia dell'Aglio può essere potenziata dalla
contemporanea somministrazione di sostanze in grado di
sequestrare i sali biliari nell'intestino, come il
Guggul, la resina che si ottiene incidendo il tronco
della Commiphora mukul, pianta medicinale indiana dalle
interessanti potenzialità di impiego nel trattamento
delle dislipidemie.
Il Crisantello (Chrysanthellum americanum) è un agente
protettivo epatico capace di stimolare i meccanismi di
detossificazione del fegato e la rigenerazione degli
epatociti danneggiati, oltre ad avere un' attività
drenante biliare che, con la sua azione coleretica
favorisce l'eliminazione biliare di colesterolo e
trigliceridi. Inoltre, a differenza di altri
fitocomplessi che agiscono come epatoprotettori solo in
senso preventivo, il Crisantello risulta attivo anche su
tessuti parzialmente compromessi; all' azione protettiva
si affianca quindi anche quella detossinante e di
rigenerazione.
La Curcuma (Curcuma longa) è una nota pianta indiana,
utilizzata dalla medicina tradizionale per la sua
attività colagoga e coleretica, quindi può risultare
utile nel trattamento delle dislipidemie in quanto,
aumentando l'eliminazione dei sali biliari determina una
sensibile riduzione delle concentrazioni di colesterolo,
facilitando così l'attività ipolipemizzante (cioè che
riduce i livelli dei grassi del sangue) di altri
fitocomplessi somministrati contemporaneamente.
Dal Lino (Linum usitatissimum) si estrae a freddo un olio
ricchissimo di acido alfa-linolenico, precursore degli
acidi grassi omega-3, che sono capaci di ridurre i
livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, così
come fa d'altronde l'olio di pesce, che è un'altra
sostanza naturale molto efficace per trattare le
dislipidemie, poiché anch'esso è assai ricco di acidi
grassi omega-3.
C'è da dire che l'approccio più corretto per combattere
gli alti livelli di grassi nel sangue deve partire dalla
correzione dello stile di vita, diminuendo l'apporto di
grassi saturi nell'alimentazione, siano essi di origine
animale o vegetale, aumentando l'esercizio fisico e
conducendo in generale una vita sana. Tuttavia, quando
questo non basta ad ottenere risultati apprezzabili, vale
la pena di integrare la propria alimentazione con queste
sostanze naturali, che possiamo trovare negli integratori
erboristici, senza dubbio un valido aiuto per riportare
nella norma i valori alterati dei grassi del sangue;
questo ci consente di diminuire i rischi a carico delle
nostre arterie, con un miglioramento della qualità della
vita anche in età avanzata.
Un'altro problema che si può affrontare con l'uso di
integratori erboristici è il periodo della menopausa
nella donna.
Questo è un fenomeno naturale, ma molto delicato, nella
vita di ogni donna, che in molti casi non dà particolari
disturbi; ma in una certa percentuale di donne si
accompagna a fastidiose manifestazioni che talvolta
possono diventare anche molto sgradevoli, come le vampate
di calore, le sudorazioni notturne, gli sbalzi di umore e
l'irritabilità, l'instabilità emotiva, l'insonnia, le
cefalee, eccetera. Talvolta insorgono anche problemi a
carico dell' apparato urinario, con cistiti frequenti;
inoltre anche il seno risente del calo di estrogeni,
perdendo volume e turgore, mentre la pelle può mostrare
segni di invecchiamento, poiché perde elasticità e
freschezza, diventando più secca e rugosa.
Se un tempo le donne non avevano altra scelta che
affrontare questi problemi con rassegnazione, oggi
possono continuare a vivere serenamente questo periodo
della vita, grazie anche all'uso dei fitoestrogeni.
Queste sostanze, così chiamate perché sono
strutturalmente simili agli estrogeni, vengono ricavati
da alcune piante e proprio per via della loro struttura
interagiscono con i recettori degli estrogeni, agendo da
vero e proprio trattamento ormonale sostitutivo, quando
se ne presenti la necessità. Gli effetti dei
fitoestrogeni sull'organismo femminile sono leggermente
più blandi, rispetto agli estrogeni di sintesi, ma
contribuiscono a ridurre in maniera significativa tutti
quei disturbi che sono legati alla menopausa e, cosa
assai importante, non hanno le controindicazioni e gli
effetti collaterali della terapia farmacologica.
Le piante tradizionalmente usate per ottenere i
fitoestrogeni sono diverse, ma le più utilizzate sono
sicuramente la Soia (Glycine soja), la Cimicifuga
(Cimicifuga racemosa), la Dioscorea o Igname (Dioscorea
villosa), che vengono spesso associate ad altre per
completare l'azione dei fitoestrogeni.
Da recenti studi si è visto che gli isoflavoni della
Soia riducono il colesterolo nel sangue e favoriscono la
dilatazione delle arterie coronariche, riducendo quindi
il rischio a carico dell'apparato cardiovascolare,
indotto dalla mancanza di ormoni tipica della menopausa.
Essi riducono inoltre l'incidenza del tumore mammario, se
il loro uso è costante e protratto a lungo nel tempo,
come è stato evidenziato da ricerche effettuate sulla
popolazione femminile del continente asiatico, dove la
Soia è usata quotidianamente come alimento: se anche le
donne occidentali inserissero nella loro alimentazione
circa 50 grammi di Soia al giorno, otterrebbero gli
stessi benefici che hanno le donne asiatiche. Se questa
abitudine alimentare è difficile da seguire, possiamo
comunque ottenere gli stessi benefici con gli integratori
erboristici a base di Soia.
Possiamo inoltre completare l' alimentazione del periodo
menopausale con integratori di calcio e altri minerali, e
di vitamine, poiché è facile andare incontro a carenze,
che si ripercuotono sul benessere della donna in
menopausa. Tipica di questo periodo ad esempio è
l'osteoporosi che, se non combattuta, può portare a
gravi rischi per le ossa che diventano fragili, e quindi
sottoposte a maggiore rischi di fratture.
Per concludere possiamo senz'altro affermare che il
rigore scientifico che ormai accompagna la fitoterapia da
molti anni, ha portato questa branca della medicina ad
essere non più considerata come una terapia alternativa,
ma una vera e propria forma di medicina naturale, che ha
dimostrato con ricerche scientifiche e cliniche la sua
efficacia, ma con effetti collaterali praticamente nulli.
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